mercoledì 30 novembre 2011

Come si fa a non amare la pasta??

Leggevo l'altro ieri del contest organizzato da monnyb 'Pasta, Amore Italiano?'  che ha come tema la passione per la pasta, da esprimere in una ricetta che farebbe innamorare uno straniero. Perchè si dovrebbe amare la pasta?? Io mi chiedo... come si potrebbe non amare??! Un piatto di pasta è sinonimo di gusto, semplicità, tradizione e salute. E poi, pur partendo sempre da 2 semplici ingredienti come semola di grano duro e acqua, grazie all’incredibile varietà di forme e agli innumerevoli codimenti che la possono accompagnare ci si può lasciare conquistare ogni giorno da un piatto completamente nuovo. Per di più, oltre al gusto, ci sono altri 10 buoni motivi per mangiarla:  l'IPO (International Pasta Organisation) ha proposto un decalogo nel quale riassume i principali effetti benefici della pasta per la salute, riconosciuti dalla letteratura scientifica internazionale. Eccoli in breve:
1. Il suo apporto calorico è contenuto. Cento grammi di pasta di semola di grano duro forniscono un apporto energetico pari a circa 360 kcal, di cui circa il 72% sotto forma di carboidrati complessi, il 12% come proteine ed un contenuto in grassi quasi trascurabile.
2. La pasta ha un ottimo potere saziante ed è perciò preziosa alleata nei regimi "ipocalorici".
3. E' facilmente digeribile e, grazie ai carboidrati, fornisce energia pronta per l'uso.
4. Il basso indice glicemico favorisce il lento assorbimento del glucosio.
5. Aiuta a mantenere più basso il livello di trigliceridi nel sangue.
 
6. Il buon contenuto in amido aiuta, attraverso la serotonina, a migliorare l'umore.
7. Mangiata regolarmente, nel contesto di una dieta "mediterranea", aiuta a prevenire l'Alzheimer. Recenti studi presso prestigiose università italiane e americane hanno dimostrato che chi si alimenta regolarmente seguendo i principi della dieta mediterranea (in cui la pasta ha un ruolo fondamentale) corre un minor rischio - quantificato in circa il 40% - di contrarre l'Alzheimer rispetto a chi mangia pochi carboidrati. Un'alimentazione povera di grassi animali, infatti, previene in maniera eccellente l'arteriosclerosi e la demenza senile, fenomeni associati all'Alzheimer.
8. La pasta nella varie preparazioni gastronomiche è fonte di nutrimento completo.
9. Alimento simbolo della dieta mediterranea, è sinonimo di salute e prevenzione. Nella dieta mediterranea viene consigliato che, nell'ambito dell'apporto energetico totale giornaliero, il 55-60 % provenga dai carboidrati, energia pulita che non sottopone i reni ed il fegato ad un superlavoro.
10. E' fonte di fibre, che aiutano a prevenire alcune forme tumorali e disturbi cardiaci.
Detto questo, chi potrebbe ancora resistere dal mangiarne un bel piatto?? E se poi fosse avvolta dalla cremosità di un sugo in cui il gusto amarognolo del radicchio si accompagna al sapore forte e deciso delle acciughe, a quello intenso e stuzzicante del Parmigiano e, infine, a quello dolce e delicato delle noci che offrono anche quella nota croccante nell’avvolgente morbidezza di ogni morso di pasta?? A me viene già l’acquolina in bocca... Ecco la mia ricetta per il contest...


Mafalde corte alla crema di radicchio, acciughe e noci



Ingredienti per 2 persone:

o       170 g di Mafalde corte della Garofalo
o       Mezza cipolla
o      Radicchio rosso di Chioggia (io ne avevo 350 g)
o       35 g di acciughe sott’olio
o       3 cucchiai di panna da cucina
o       Una manciata di Parmigiano Reggiano grattugiato
o       Una manciata di noci tritate
o       Olio extravergine d’oliva
o       Sale q. b.

In una padella rosolare la cipolla tritata con un filo d’olio evo. Aggiungere il radicchio a pezzetti, salare e fare cuocere aggiungendo un po’ d’acqua ogni tanto se necessario. Quando il radicchio sarà cotto riducetelo a crema con il frullatore a immersione  aggiungendo la panna. Spezzettare le acciughe nella crema di radicchio e, quando la pasta sarà cotta, far saltare la pasta nel sugo aggiungendo un po’ di acqua di cottura della pasta. Completare ogni piatto con una manciata di noci tritate e abbondante Parmigiano grattugiato.


Con questa ricetta partecipo al contest di monnyb 'Pasta, Amore Italiano?'




Lo sapevate che la Pasta…

…  ha origini che si possono fare risalire all'età neolitica (circa 8000 a.C.) quando l'uomo ha iniziato la coltivazione dei cereali che ben presto imparò a macinare, impastare con acqua e cuocere o seccare al sole per poterli conservare a lungo? La pasta è, infatti, un cibo universale di cui si trovano tracce storiche in tutto il continente euroasiatico. Acquisisce una posizione particolarmente importante in Italia e in Cina dove si sviluppano due prestigiosi filoni di tradizione gastronomica. Possiamo trovare tracce di paste alimentari già tra gli Etruschi, gli Arabi, i Greci e i Romani. Per il mondo greco e quello latino numerose sono le citazioni fra gli autori classici, fra cui Aristofane e Orazio, che usano i termini làganon (greco) e laganum (latino) per indicare un impasto di acqua e farina, tirato e tagliato a strisce. La più importante novità del Medioevo fu l'introduzione di un nuovo metodo di cottura e di nuove forme. Il sistema della bollitura sostituì il passaggio al forno dove invece le antiche lagane erano poste direttamente con il condimento come liquido di cottura. Apparvero le paste forate e quelle ripiene; l'invenzione della pasta secca a lunga conservazione, attribuita generalmente agli arabi bisognosi di provviste per i loro spostamenti nel deserto, fu invece la novità che più influì nelle abitudini alimentari e nei commerci. Alla fine del XVI secolo comparvero i primi pastifici a conduzione familiare nella città di Gragnano, favorita da particolari condizioni climatiche, come una leggera aria umida che permetteva la lenta essiccazione dei "maccaroni". La produzione della pasta, in particolare dei "maccaroni", rese famosa nel mondo Gragnano che nell'Ottocento conobbe la sua epoca d'oro. Nel Settecento i primi rudimentali macchinari per la produzione industriale resero il costo della pasta accessibile anche ai meno abbienti che fino ad allora ne erano rimasti privati. Successivamente i pastifici si ammodernarono: arrivò l'energia elettrica e con questa i moderni macchinari che sostituirono gli antichi torchi azionati a mano.
Oggi la produzione di pasta nel mondo ha superato gli 11 milioni e mezzo di tonnellate, mentre solo in Europa se ne producono quasi 4 milioni di tonnellate. L’industria italiana della pastificazione mantiene il primato per produzione, consumo nazionale, consumo pro-capite ed esportazione.
Fonte: Wikipedia

martedì 29 novembre 2011

Orzotto ai funghi porcini

Ho provato a mangiare l’orzo nella maniera forse più classica e comunque l'unica che conoscessi fino a poco tempo fa, cioè sotto forma di minestra, ma non riesco proprio a farmelo piacere in nessun modo. Sarà quella consistenza particolare, del resto, neanche il riso, nonostante lo ami tantissimo preparato in tutti gli altri modi, in brodo non va proprio giù. Allora ho pensato, visto il mio grande amore per i risotti, perché non provare a usare l’orzo al posto del riso e fare un bell’‘orzotto’? Approvato in pieno. La prossima volta proverò anche con il farro, ne ho giusto un sacchetto quasi pieno in dispensa.

Ingredienti per 2 persone:

o       110 g di orzo perlato
o       Mezza cipolla
o       15 g di funghi porcini secchi
o       Brodo vegetale
o       Una manciata di parmigiano grattugiato
o       Prezzemolo tritato
o       Olio extravergine d’oliva
o       Sale q. b.


Mettere in ammollo in acqua tiepida per almeno mezz’ora i funghi. In una padella rosolare la cipolla tritata con un filo d’olio evo. Aggiungere i funghi sciacquati e l’orzo dopo aver passato anch'esso sotto l’acqua corrente. Far tostare l’orzo per qualche minuto e continuare la cottura aggiungendo ogni tanto del brodo vegetale. A fine cottura (ci andranno circa 40-45 minuti) salare, mantecare con il parmigiano grattugiato e completare col prezzemolo tritato.

Lo sapevate che l’orzo…

… è conosciuto da più di dodici millenni ed è originario dell'Asia occidentale e dell'Africa occidentale? Plinio il Vecchio raccontava che i gladiatori venivano chiamati "hordeani" (dal nome latino dell'orzo che era appunto "hordeum") proprio perchè erano soliti cibarsi di zuppa d'orzo in quanto particolarmente energetica. Fu uno dei rimedi più utilizzati da Ippocrate che si esprimeva con grande entusiasmo nei confronti di questo cereale nella sua opera 'Sul regime delle malattie acute'.
L'orzo è facilmente digeribile e altamente energetico, tanto che in passato veniva utilizzato negli ospedali. E’ nutriente e tonico, antinfiammatorio (agisce sul sistema immunitario grazie alla sua abilità nel contrastare le infiammazioni), emolliente (nei casi di infiammazioni dell'apparato digerente e di quello urinario e nei processi infettivi a carico della mucosa intestinale) e regolatore intestinale. Insieme all'avena, è il cereale con l'indice glicemico più basso e, essendo ricco di fibre, è un alimento molto saziante. Inoltre, facilita la concentrazione e l'attività cerebrale in quanto contiene magnesio, fosforo, potassio, calcio e ferro e, per quanto riguarda le vitamine, possiede la vitamina A e molte vitamine del gruppo B. Alcuni studi condotti da un gruppo di biologi per il ministero americano dell'Agricoltura hanno scoperto che questo cereale è capace di inibire la produzione di colesterolo cattivo da parte del fegato. 

Baci di scioglievolezza alla Nutella

E’ la prima volta che provo a fare una ricetta di Donna Hay. Cuoca e food-stylist australiana, è una delle figure di maggiore successo nello scenario dell’editoria gastronomica internazionale. E’ autrice di numerosi best-seller di cucina, pubblica ‘Donna Hay magazine’, una rivista bimestrale il cui motto è “turn simple into special” e cura diverse rubriche su testate giornalistiche australiane e neozelandesi. Vista la fama non mi stupisco del risultato ottenuto con la ricetta di questi biscotti tratta dal suo libro ‘Classici Moderni Volume 2’: sono così friabili che ho fatto fatica a farcirli perchè mi si sbriciolavano tra le mani. Davvero deliziosi.

Ingredienti per una teglia di biscotti:

o       135 g di farina
o       25 g di amido di mais
o       175 g di burro morbido
o       30 g di zucchero a velo
o       Vaniglia
o       Un pizzico di sale
o       Nutella q.b. per farcire


Preriscaldare il forno a 180°. Montare con la frusta il burro morbido con lo zucchero a velo, la vaniglia e il sale finché il composto sarà morbido e spumoso. Aggiungere la farina e l’amido di  mais setacciati e amalgamare bene. Mettere l’impasto in una sac à poche e formare dei dischetti sulla teglia foderata di carta forno. Infornare e far cuocere per circa 10-14 minuti e poi lasciarli raffreddare. Infine, spalmare un po’ di Nutella sulla metà di un biscotto e ricoprire con un’altra metà facendo attenzione a non romperli data la loro estrema friabilità. Io li ho farciti tenendoli appoggiati al piatto.


Lo sapevate che la Nutella…

…fu creata nel 1964 dall'industria dolciaria piemontese Ferrero, sulla base di una precedente crema denominata 'Pasta Giandujot' e poi 'SuperCrema'? Nel 1946 Mastro Pietro Ferrero, pasticcere di Alba, visto che erano tempi in cui il cioccolato era un bene costoso a causa delle eccessive tasse sull'importazione dei semi di cacao, pensò di renderne il sapore accessibile non solo ai più ricchi amalgamando la pasta di gianduia al burro di cocco, ottenendo così la 'Pasta Giandujot': una pasta di cioccolato e nocciole che aveva una consistenza semisolida e che Mastro Pietro Ferrero iniziò a vendere in blocchi da taglio. Ebbe un immediato successo. Si narra poi che nell’estate del 1949, lasciando alcuni panetti di 'Pasta Giandujot' al caldo, questi si sciolsero, furono travasati in barattoli e rivenduti come crema da spalmare. Ci sono diverse versioni di questa storia: alcuni sostengono che la crema si sciolse nell’azienda Ferrero, altri che il fatto successe ad alcuni negozianti, che decisero di rivendere il prodotto come crema da spalmare. Nel 1951 venne ufficialmente messa in commercio la “'SuperCrema', la crema più vicina all’attuale Nutella. Il primo vasetto di Nutella, però, venne prodotto nel 1964, anno in cui il figlio di Mastro Pietro Ferrero, Michele, che voleva esportare il successo del prodotto di famiglia anche al di fuori dei confini dell'Italia, ne modificò la composizione, rendendola ancora più facile da spalmare e le diede il nome 'Nutella', una parola da lui inventata composta dall’inglese nut (nocciola) e dal suffisso -ella per rendere il nome più orecchiabile. 


venerdì 25 novembre 2011

Filetti di sgombro su crema di ceci all’arancia


Avevo in dispensa una scatola di ceci comprata con l'idea di improvvisare un piatto un giorno in cui non avessi messo in ammollo i ceci la sera prima e non avessi avuto il tempo di cuocerli per ore. E l'altra sera allora ho pensto di farci un secondo abbinandoli all'arancia (che in questo periodo metterei ovunque) e a 2 filetti di sgombro appena comprati. Ne è uscito un piatto che ci è piaciuto molto. Era da tanto che non mangiavo ceci, credo anche fosse la prima volta che mi mettevo a cucinarli. In ogni caso era la prima volta che li provavo abbinati al pesce. Di solito a casa mia si mangiavano solo fatti con la minestra, la minestra delle nonne, quella fatta con il rosmarino, il lardo...insomma quella della tradizione di casa...Probabilmente le mie nonne inorridirebbero nel vedere come ho cucinato i ceci in questa ricetta, ma chissà... magari poi assaggiando il piatto sarebbero conquistate anche loro dall'inusuale accostamento di sapori...
 

Ingredienti per 2 persone:

o       Due filetti di Sgombro 
o       Un barattolo di ceci da 400 gr  
o       Mezza cipolla 
o       Un’arancia 
o       Un pizzico di Timo 
o       Olio extravergine d’oliva
o       Sale q.b.

Spremere il succo dell’arancia e grattugiarne la scorza. Porre in una padella antiaderente un filo d’olio extravergine, il succo e la scorza di mezza arancia, il timo e i filetti di sgombro. A fine cottura, salare i filetti. Per la crema di ceci mettere in un pentolino i ceci, il succo e la scorza di mezza arancia, la cipolla tagliata a pezzettini e il sale. Far cuocere e poi frullare il composto fino ad ottenere una crema su cui andare ad adagiare i filetti di sgombro. Completare con un filo di olio extravergine.

Lo sapevate che lo Sgombro…

…è un pesce azzurro ricchissimo di vitamine e di proteine nobili che costituiscono un’ottima fonte di energia e hanno un elevato valore nutritivo? Lo sgombro è molto ricco di acidi grassi della serie omega 3 (2,5 g per ogni 100 g di sgombro) che proteggono dalle malattie neurovegetative, salvaguardano il cuore e i vasi sanguigni, riducendo il rischio di patologie cardiovascolari. E, in più, uno studioso dell'Università della British Columbia che ha realizzato uno studio sugli choc ittici negli oceani del mondo sostiene che, poiché il numero di merluzzi, tonni e salmoni  è diminuito di due terzi negli ultimi 100 anni  e, quindi,  i cosiddetti pesci foraggio (cioè acciughe, sgombri, aringhe e sardine) aumentano sempre più perché ci sono molti meno predatori pronti a mangiarli, dovremmo magiare di più quest’ultima categoria di pesci per contribuire a salvare il mondo del mare. Infatti, l'equilibrio dei mari non è più lo stesso di anni addietro e ogni ecosistema se viene modificato porta a conseguenze dannose per tutti. Scegliere il pesce azzurro, quindi, fa bene a noi, fa bene al mondo marino e fa bene al portafogli, che di questi tempi non è poco.


giovedì 24 novembre 2011

Sunrise


Anch’io alle prese con un blog di cucina. Mai l’avrei immaginato fino a qualche tempo fa ma spesso cambiano così tante cose in così poco tempo e in qualche modo la vita riesce sempre a stupirti per la sua imprevedibilità. Nel bene e nel male.
Un amico appassionato di astrologia una volta per gioco mi fece l’oroscopo, io ascoltai tutto con grande scetticismo ma tempo dopo mi accorsi che qualcosa di totalmente imprevisto e che mi aveva ‘annunciato’ era poi realmente successo. E ricordo ancora che disse anche che nel 2011 avrei creato qualcosa legato al mondo della scrittura e della creatività; quando me lo disse gli chiesi se stesse scherzando. Proprio io?! Che non mi ritengo per niente creativa, che per scrivere una frase che mi sembra appena appena decente ci metto un secolo, che non ho mai tenuto un diario, che a scuola ogni volta che c’era il tema da fare in classe era sempre una tragedia??! Quando ho iniziato a pensare di creare un blog (con molti dubbi e insicurezze per la verità) non mi sono venute in mente subito le sue parole ma ora resto nuovamente stupita per come ci abbia preso anche in questo caso. Mah…Che strani i casi della vita!! Ad ogni modo, ormai mi sono buttata a capofitto in questa nuova avventura e spero almeno mi serva come ulteriore spinta per migliorare sempre di più in cucina. 
E per iniziare cosa c’è di meglio di una torta per un’occasione speciale piena di panna e crema? Come la torta che ho preparato per il compleanno di mia suocera, un semplice Pan di Spagna con pesche sciroppate e sopra tanta panna ma che, su richiesta della festeggiata, ha all’interno una crema pasticcera un po’ particolare…



Pan di Spagna

Ingredienti:

o       5 uova a temperatura ambiente
o       70 g di farina
o       70 g di fecola di patate
o       150 g di zucchero
o       Vaniglia
o       Un  pizzico di sale

Preriscaldare il forno a 170°. Sbattere per almeno 15 minuti le uova con lo zucchero e il sale (in modo che l’impasto incorpori aria e il dolce possa diventare bello soffice) finchè il composto diventi gonfio e spumoso e inizi a “scrivere”, cioè, alzando le fruste e lasciando cadere un po’ di impasto, quest'ultimo non affonda subito ma resta in superficie. Aggiungere a più riprese la farina, la fecola e la vaniglia setacciate insieme e mescolare delicatamente con un cucchiaio di legno dal basso verso l’alto facendo attenzione a non smontare il composto. Versare l'impasto in una tortiera di 26 cm di diametro imburrata e infarinata, livellarlo bene e infornare per circa 35-40 minuti senza mai aprire il forno. Il Pan di Spagna sarà cotto quando, infilando al centro della torta uno stuzzicadenti, quest'ultimo ne uscirà asciutto.
A cottura ultimata lasciare il Pan di Spagna nel forno spento una decina di minuti.

Crema pasticcera senza uova profumata all'arancia

Ingredienti:

o       500 ml di latte
o       125 g di zucchero
o       35 g di farina
o       40 g di fecola di patate
o       Scorza grattugiata di un’arancia
o       Vaniglia

Mettere in un pentolino la farina, l’amido di mais setacciati insieme, la vaniglia, lo zucchero e la scorza d’arancia. Aggiungere a filo il latte, sempre mescolando. Far cuocere a fiamma bassa, mescolando finchè la crema si addenserà. Non far cuocere troppo per evitare che la crema diventi troppo dura raffreddandosi.

Composizione del dolce

Ingredienti:

o       Succo di un’arancia
o       Pesche sciroppate
o       400 ml di panna da montare
o       Zucchero per zuccherare la panna e il succo d’arancia

Una volta che il Pan di Spagna si sarà raffreddato, tagliarlo a metà e bagnarlo con il succo dell’arancia zuccherato o, se preferite, con lo sciroppo delle pesche sciroppate. Disporre fettine di pesche sciroppate sulla base e ricoprire con la crema pasticcera fredda e poi con l’altra metà del Pan di Spagna, bagnarlo e decorare con la panna montata zuccherata a piacere e con fettine di pesche sciroppate.

Lo sapevate che il Pan di Spagna…

…si suppone sia stato creato da Giobatta Cabona, un cuoco genovese che, in occasione di un banchetto in Spagna (dove era stato inviato al seguito dell’ambasciatore genovese Domenico Pallavicini a metà del 1700), realizzò un dolce dall’incredibile sofficità e che fu poi chiamato in suo onore ‘Pâte Génoise’ (pasta genovese). Con lo scopo di onorare la corte spagnola che aveva apprezzato il dolce, si attribuì il nome di Pan di Spagna a una versione lievemente modificata che, invece di essere preparata a caldo mescolando gli ingredienti in una ciotola con il fondo immerso in una pentola d'acqua in leggera ebollizione, veniva realizzata sbattendo e mescolando gli ingredienti a freddo.

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