lunedì 31 dicembre 2012

Felice 2013 a tutti!!!



Ultimo post del 2012 e di un periodo davvero con pochissimo tempo libero da dedicare al blog…  quindi passo velocemente di qua solo per fare a tutti tantissimi auguri di un felice 2013, che sia pieno di gioia, serenità e tante cose belle per voi e per tutti coloro a cui volete bene!!!! E voglio accogliere questo nuovo anno affidandomi alle bellissime parole di una “grande anima”….

Mantieni i tuoi pensieri positivi
Perchè i tuoi pensieri diventano parole
Mantieni le tue parole positive
Perchè le tue parole diventano i tuoi comportamenti
Mantieni i tuoi comportamenti positivi
Perchè i tuoi comportamenti diventano le tue abitudini
Mantieni le tue abitudini positive
Perchè le tue abitudini diventano i tuoi valori
Mantieni i tuoi valori positivi
Perchè i tuoi valori diventano il tuo destino.

- Mahatma Gandhi -
domenica 23 dicembre 2012

Maionese vegan facilissima in 3 minuti!!!




Sabato scorso è stata un'altra giornata trascorsa all'insegna dell’arte….Stavolta la meta è stata la vicina Alba per la mostra dedicata a Carlo Carrà realizzata a cura della Fondazione Ferrero..... devo dire che sapevo poco di Carrà, lo collegavo al Futurismo e ne conoscevo giusto qualche opera, ma nulla di più... così, quale occasione migliore di questo omaggio che la Fondazione Ferrero ha fatto ad uno degli artisti piemontesi più famosi per approfondirne la conoscenza (oltretutto, cosa sempre rara, pure gratis)?? 76 opere provenienti sia da collezioni di privati che da prestigiose istituzioni pubbliche nazionali ed internazionali..... 


Forse una delle opere che mi ha colpito di più è stata "Stazione a Milano", l'ho trovata di forte impatto visivo... Davvero di grande effetto!!!!

 Stazione a Milano

... splendide diverse altre opere della mostra che abbiamo potuto ammirare ... 

 Ritmi di oggetti

 Piazza del Duomo a Milano

 
Meriggio

... insieme al suo capolavoro più noto.....
 
 Pino sul mare

... e al suggestivo quadro "Sera sul lago" che trovo trasmetta una quiete unica....

Sera sul lago

Non potevamo poi non approfittare del fatto che in esposizione fino a fine anno ad Alba c’è pure il “Martirio di San Lorenzo" di Tiziano, restaurato di recente dalla Banca d’Alba....
 Il martirio di San Lorenzo

Lo splendido dipinto sarà esposto al pubblico fino a fine anno e poi verrà riportato nella Chiesa dei Gesuiti a Venezia che lo custodisce dalla metà del Cinquecento... Rappresenta San Lorenzo, il santo patrono di Alba, sulla graticola dove sarà bruciato vivo... La scena, avvenuta nella realtà a Roma il 10 agosto del 258, è ambientata in un paesaggio notturno sullo sfondo di un tempio.... il martire Lorenzo sulla graticola solleva in alto il braccio sinistro quasi ad invocare un aiuto dal cielo...  l'oscurità della notte è squarciata dai bagliori del fuoco che già arde e arroventa il giaciglio e che si riverbera sui carnefici e sulle armature dei soldati... Un quadro di una potenza e di un'imponenza davvero spettacolari!!!! 

E dopo un assaggio d'arte, la ricetta di oggi.... quella per fare una maionese in un modo un po' particolare... credo che ormai un po' tutti l'abbiano già vista da qualche parte considerando che è apparsa diverse volte in tv e in svariati siti di cucina... la posto per chi non dovesse ancora conoscerla in vista delle feste, può essere un'idea per fare una maionese velocissima e impossibile da sbagliare per arricchire magari i grandi pranzi e cene di questo periodo... nonostante non ci siano uova (l'effetto cremoso è dato dalla lecitina presente nel latte di soia che sostituisce quella delle uova), trovo non se ne senta per nulla la mancanza, considerando anche il mio scarsissimo amore per le uova crude... è praticamente identica come gusto e consistenza alla classica maionese... io l'ho fatta solo perchè mi incuriosiva la ricetta visto che nè io nè il mio fidanzato mangiamo mai maionese trovandola nauseante.... ma, pur non amando per nulla questa salsa, questa versione, forse un po' più delicata, alla fine invece non ci è dispiaciuta per niente...

e, visto che quest'anno non ho avuto tempo per postare nessuna ricetta natalizia lascio il link a qualche dolce che ho fatto l'anno scorso... un po' tardi forse, ma se qualcuno cercasse qualche idea dell'ultimo minuto per un dolcetto di Natale eccola:


 

 Maionese vegan facilissima e super rapida


Ingredienti:
  • 100 g di latte di soia (controllate che non sia quello zuccherato)
  • 200 g di olio oliva dal sapore delicato
  • Un pizzico di sale 
  • Un pizzico di curcuma (darà un tocco di colore alla maionese)
  • Qualche goccia di limone o aceto
Mettere gli ingredienti in un boccale e frullare con il frullatore ad immersione finchè non si ottiene una salsa omogenea e cremosa.  

Lo sapevate che la maionese…

... è una salsa cremosa ed omogenea, generalmente di colore bianco o giallo pallido, che viene consumata fredda? È un'emulsione stabile di olio vegetale frazionato in acqua, con tuorlo d'uovo come emulsionante, e aromatizzato con aceto o succo di limone (che aiuta l'emulsionamento); è tollerato anche l'uso della senape. Una maionese fatta in casa contiene fino all'85% di grassi, limite oltre il quale l'emulsione non è più stabile; le maionesi in commercio hanno un contenuto di grassi generalmente compreso tra il 70 e l'80%. Sull'origine del nome vi sono diverse teorie al riguardo: Jaume Fàbrega e altri teorizzano l'origine del suo nome (maonesa, in catalano) dalla città spagnola di Mahón (Maó) nell'isola di Minorca. Il nome che i cartaginesi diedero all'isola di Minorca, loro presidio militare formato da un porto fortificato che s'affacciava sulle regioni controllate dai romani, era qualcosa di molto simile a Mahòn, così scritto per traslitterazione dall'arabo. Sull'isola, nota non solo per i suoi agguerriti nativi (i frombolieri delle Baleari), si preparava una salsa del tutto simile alla nostra maionese. Da qui la salsa mahonese, già conosciuta dai latini, che nel tempo, per facilità di pronuncia, sarebbe diventata maionese. Un'altra teoria sostiene che il nome sauce Mayonnaise derivi dal nome di Carlo di Lorena, Duca di Mayenne. Sarebbe stata battezzata "Mayennaise" in ricordo del fatto che il duca di Mayenne si concesse il tempo di finire il suo pasto di pollo e salsa fredda prima di affrontare Enrico IV nella Battaglia di Arques (1589), nella quale il duca risultò sconfitto. Un'altra teoria fa riferimento alla città francese di Bayonne; mayonnaise sarebbe una modificazione di bayonnaise. È invece da escludersi che l'origine del nome o della salsa mayonnaise sia collegata alla città di Mayonne in Francia, in quanto le notizie dell'uso di tale preparazione sono precedenti alla fondazione di tale insediamento urbano. Oltre al più noto impiego alimentare, la maionese senza sale è talvolta utilizzata come impacco per i capelli secchi grazie alle qualità ammorbidenti dell'olio e del tuorlo - ricco di lecitine e fosfolipidi - e per le proprietà lucidanti degli acidi (aceto o limone). Prima di lavare i capelli, lasciare agire almeno mezz'ora mezza tazza di maionese, coprendo la chioma con un sacchetto di plastica.
mercoledì 12 dicembre 2012

Ravioli ripieni di Castagne e Amaretti


.: Through the barricades - Spandau Ballet :.

Deliziosi ravioli dal profumatissimo ripieno....morbide castagne, qualche amaretto, il tocco amaro del cacao e la punta dolce del miele dentro a un guscio morbido di frolla!!!! Provateli e fatemi sapere!!!!

Ravioli ripieni di Castagne e Amaretti


Ingredienti per 2 teglie di ravioli:
  • 500 g di farina
  • 200 g di zucchero
  • 2 uova
  • 150 g di burro morbido
  • 70 g di latte
  • 20 g di lievito per dolci
  • Scorza di un limone grattugiata 
  • Vaniglia
  • Un pizzico di sale

Impastare gli ingredienti fino ad ottenere un composto omogeneo.

Ingredienti per il ripieno:
  • Una ventina di castagne sbucciate
  • 3 bicchieri di latte (io ho usato il latte di soia)
  • 2 tazzine di liquore Amaretto
  • 4-5 amaretti morbidi sbriciolati
  • 2 cucchiai di cacao amaro 
  • 2 cucchiai di miele d'acacia
  • 2 cucchiai di zucchero di canna

Far cuocere le castagne con il latte e l'Amaretto. Una volta cotte e consumato il liquido, aggiungere gli amaretti sbriciolati, il cacao, il miele e lo zucchero e mescolare bene, schiacciando bene le castagne.  Stendere l’impasto dei ravioli ricavando una sfoglia di uno spessore di 3-4 mm circa. Con un coppapasta quadrato formare dei quadrati e mettere al centro di ognuno un po' di ripieno (senza esagerare, se no in cottura uscirà dai ravioli). Piegare i quadrati in due, formando dei triangoli, schiacciare i bordi dei ravioli in modo da sigillarli bene e poi passare sui bordi i rebbi di una forchetta (io ho usato orizzontalmente la rotella tagliapasta). Disporli nella teglia e infornare in forno caldo a 180° per circa 15-20 minuti.

Lo sapevate che la Castagna…

... è il frutto commestibile del castagno? E' un achenio (frutto secco), protetto da un involucro spinoso (o cupola) denominato riccio, che contiene in media 3 frutti. La forma dei frutti dipende, oltre che dalla varietà delle castagne, anche dal numero e dalla posizione che essi occupano all'interno del riccio: emisferica per i frutti laterali e schiacciata per quello centrale; i frutti vuoti, abortiti, di forma appiattita sono detti guscioni. La castagna è un alimento sano e molto nutriente. A differenza dei frutti a polpa (mele, pesche, …), la castagna fresca ha un contenuto d'acqua del 50% circa (secca del 10%), un contenuto calorico di 200 kcal ogni 100 g (secca 350Kcal/100 g), un buon contenuto di fibra (7-8%), un eccellente apporto di glucidi zuccherini e amilacei (35% circa), un discreto contenuto di proteine di qualità, una bassa percentuale di grassi (3 g/1 hg), un'alta percentuale di potassio, altri sali minerali come magnesio, calcio, zolfo e fosforo; infine, possiede vitamine idrosolubili (B1, B2, PP, C). La castagna è stata nel tempo un importante ingrediente di rimedi terapeutici di ampia diffusione popolare. Nel Medioevo, per combattere emicrania e gotta, era consigliata acqua di lessatura di foglie e bucce di castagna; a chi soffriva di dolori cardiaci si raccomandavano le castagne crude e a chi soffriva di problemi alla milza si suggerivano le caldarroste. Le castagne lesse, pestate e unite a miele aiutavano i malati di fegato, mentre con l'aggiunta di pane grattugiato, liquirizia e felce dolce erano rimedio per i disturbi di stomaco. Nei tempi antichi castagne secche macinate, unite a sale e miele, venivano utilizzate contro i morsi di cani o in caso di avvelenamento. Inoltre, per i presunti effetti antipiretici, le castagne rientravano nelle diete dei malati di febbre terzana e in quelle per la prevenzione dalla peste, soprattutto se cotte con prugne. In passato si attribuivano alle castagne effetti afrodisiaci, mentre la farina era impiegata nel caso di mestrui abbondanti, per i dolori renali in gravidanza, per prevenire i rischi di aborto e, mescolata con aceto e farina d'orzo, per guarire la mastite. In caso di tosse la castagna era usata per la sua azione espettorante ed antispasmodica. Infine questi frutti erano impiegati anche per favorire la crescita dei capelli, combattere la calvizie e curare la tigna. La medicina odierna non riconosce alla castagna tutte le virtù terapeutiche che le erano attribuite nel passato; tuttavia ne conferma il valore energetico, la proprietà remineralizzante e tonicizzante; non a caso la castagna è considerata un alimento ottimale per gli sportivi, in quanto il potassio contribuisce a ridurre l'affaticamento muscolare. Medicina popolare e cosmesi continuano a valorizzare i benefici di questo frutto: lo testimoniano alcuni prodotti originali ed innovativi come, ad esempio, un profumo dopobarba fabbricato in Svizzera.
sabato 8 dicembre 2012

Un paradiso di torta!!!


.: November rain - Guns N’ Roses :.

Un piovoso pomeriggio di autunno inoltrato… una domenica di novembre trascorsa a Pavia per visitare la mostra di Renoir "La vie en peinture" al Castello Visconteo e, con la mente, un ritorno al passato, al periodo in cui studiavo proprio in questa città… 


Molto bella la cornice della mostra....




... e piacevole il tempo trascorso immersi nell'arte di Renoir e nella sua "joie de vivre".....




Per me, un dipinto deve essere una cosa gradevole, allegra e bella, sì, bella. Ci sono già troppe cose spiacevoli nella vita senza che ci si metta a crearne altre.  (Pierre-Auguste Renoir)


Ogni tanto, bisogna tentare cose superiori alle proprie forze. (Pierre-Auguste Renoir, in una lettera all'amico Paul Bérard)

e poi una tappa immancabile alla pasticceria Vigoni per una fetta della vera torta paradiso… la prima volta che l'ho assaggiata, ormai qualche anno fa, ricordo di aver pensato "sembra di mordere una nuvola".... semplice, leggera leggera (se non si parla in termini di grassi, vista la quantità non proprio trascurabile di burro presente), con una consistenza mai trovata in nessun’altra torta, non la classica torta da colazione soffice soffice che tanti chiamano impropriamente torta paradiso, ma più friabile, scioglievole…. e con un delizioso sentore di limone.... Buonissima nella sua semplicità....  è da provare, le parole non rendono l'idea!!! E allora, se volete farla, ecco la ricetta:

Torta Paradiso


Ingredienti:
  • 135 g di farina
  • 135 g di fecola di patate
  • 250 g di burro
  • 250 g di zucchero
  • 4 uova
  • Scorza grattugiata di un limone
  • Un pizzico di sale

Preriscaldare il forno a 180°. Montare gli albumi a neve. Lavorare bene il burro con lo zucchero, il pizzico di sale e la scorza di limone, unire poi i tuorli e continuare a lavorare con le fruste fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungere poi la farina e la fecola setacciate e, infine, incorporare delicatamente gli albumi montati a neve (prelevando prima un paio di cucchiaiate con cui si andrà ad ammorbidire il composto e poi aggiungere il resto degli albumi facendo attenzione e a non farli smontare). Versare il composto in uno stampo avente diametro almeno di 28-30 cm (non deve venire altissima) e cuocere per circa 50 minuti (controllare sempre alla fine facendo la prova con lo stuzzicadenti). 
 
Lo sapevate che la Torta paradiso …

... è un semplice dolce lievitato di origini lombarde, simile alla torta margherita, ma più ricco per la presenza di una quantità importante di burro? La Torta Paradiso nasce a Pavia nel laboratorio di pasticceria di Enrico Vigoni sul finire dell’Ottocento. La storia vuole che Enrico Vigoni arrivasse alla ricetta finale dopo svariati esperimenti e che il nome deriverebbe dal fatto che, dopo aver fatto assaggiare il risultato finale a una nobildonna, quest’ultima avesse esclamato: “Questa torta è un paradiso!”. La lunga durata - eccezionale in un’epoca in cui non esistevano conservanti e mezzi di conservazione – permise un’affermazione straordinaria della Torta Paradiso, che poteva anche essere spedita senza problemi. Fu così che divenne un simbolo di Pavia e un classico della pasticceria italiana. Esistono anche diverse leggende legate alla nascita di questa torta: secondo la leggenda più pittoresca, un frate erborista della vicina Certosa di Pavia, eludendo le severe regole monastiche, uscì dal monastero per andare alla ricerca delle sue erbe curative. Sembra che arrivò fino a Parona dove incontrò una giovane sposa che gli fece assaggiare una torta. Trovatala eccellente, il frate tornò ad incontrare la sposa per avere la ricetta; il Priore, però, insospettito dalle sue frequenti assenze, lo rinchiuse entro le mura del monastero e qui, per consolarsi, non gli restò che dedicarsi alla preparazione della torta che gli ricordava la cara signora. Il suo impasto piacque immediatamente anche agli altri monaci che la battezzarono "Torta Paradiso". Dal 1878 è il simbolo più dolce della città di Pavia. In quella data Enrico Vigoni, su consiglio del marchese Cusani Visconti, regolamentò la produzione della Torta Paradiso, come ancora oggi avviene secondo la ricetta originale nelle pasticcerie artigianali. La Torta Paradiso fu premiata con la medaglia d’oro all’esposizione internazionale del 1906. E molti altri sono i premi che la Torta Vigoni ha ottenuto, l’ultimo in ordine di tempo all’Expo dei Sapori del 2003. La torta Vigoni è anche iscritta nell’elenco dei prodotti tipici agroalimentari della regione Lombardia con la denominazione Torta del Paradiso, sinonimo “Tùrta Vigon”.
sabato 1 dicembre 2012

Gnocchetti Risottati ai fagioli, castagne e salame di cinghiale


Un primo piatto bello sostanzioso che fa tanto autunno… Ho provato per la prima volta a fare la pasta risottata, una pasta portata a cottura in padella insieme al sugo con l’aggiunta poco per volta di acqua calda o brodo, un po' come si fa per fare il risotto…. La pasta in questo modo rilascia nel sugo l'amido che aiuta a legare i sapori… Un primo indubbiamente gustoso che fa decisamente da piatto unico!!!!

Gnocchetti Risottati ai fagioli, castagne e salame di cinghiale


Ingredienti per 2 persone:
  • 120 g di gnocchetti sardi 
  • 30 g di salame di cinghiale
  • Uno spicchio d’aglio
  • Un pezzetto di cipolla
  • Qualche fogliolina di salvia
  • Qualche foglia d’alloro
  • Un po’ di rosmarino
  • Una decina di castagne incise e fatte bollire in acqua con alloro e rosmarino
  • 150 g circa di fagioli borlotti surgelati o lessati (o indicativamente 60-65 g circa di fagioli secchi)
  • 2 manciate di Pecorino grattugiato
  • Sale q.b.
  • Olio evo q.b.
Se usate i fagioli secchi la sera precedente metteteli a bagno in acqua fredda. Il giorno dopo lessate i fagioli con un pezzetto di cipolla e qualche foglia di alloro lasciandoli un po’ al dente. Intanto incidete le castagne e lessatele in acqua salata, con l'aggiunta di qualche foglia d’alloro e un po’ di rosmarino. Quando sono quasi cotte, scolatele e sbucciatele. In una padella fate rosolare in un filino d’olio evo l’aglio schiacciato, poi aggiungete anche la salvia e il rosmarino e fate insaporire. Aggiungete poi il salame spezzettato e fate rosolare. Unite la pasta e insieme anche un po’ di acqua bollente. Portate a cottura come se fosse un risotto aggiungendo quando necessario acqua calda e tenendo presente che ci vorrà un po’ più del tempo di cottura previsto. A metà cottura aggiungete anche i fagioli e le castagne e una manciata di Pecorino. A fine cottura regolate di sale, impiattate e completate ancora con un po’ di Pecorino grattugiato.


Lo sapevate che gli Gnocchetti sardi …

...  sono la più classica delle paste sarde? Vengono chiamati in sardo malloreddus, hanno la forma di conchiglie rigate lunghe circa 2 cm e son fatti di farina di semola e acqua. Nel Sassarese sono chiamati cigiones o ciciones, nel Logudoro macarones caidos o macarones de punzu, nel Nuorese cravaos.
Da sempre i malloreddus sono stati il piatto tradizionale più preparato in Sardegna in tutte le occasioni più importanti, sia nelle feste e nelle sagre paesane, sia durante i matrimoni. Le massaie hanno preparato questo tipo di pasta fin dall'antichità. Il termine malloreddu è un diminutivo di malloru, che in sardo campidanese (Sardegna meridionale e centro-meridionale) significa toro. Di conseguenza, malloreddus vuol dire vitellini. La lavorazione manuale dei malloreddus in ambito domestico avviene impastando la semola di grano duro con l'acqua, poi si creano delle listarelle arrotolate di pasta della lunghezza di circa 15 cm, le quali vengono tagliate a cubetti. Dopodiché si ottiene la forma schiacciando i cubetti di pasta contro l'estremità di un cesto in paglia, detto su ciuliri (il setaccio) per ottenerli rigati, oppure per averli lisci basta schiacciarli semplicemente contro una base in legno. Se ne ricava un prodotto panciuto che nell'immaginario del mondo agropastorale assume la forma di piccoli vitelli (si pensi a espressioni quali bello grasso come un vitellino).

sabato 24 novembre 2012

E' già passato un anno...



Eh già, è già passato un anno e non me ne sono praticamente accorta… spesso il tempo vola così in fretta che non te ne rendi quasi conto… Un anno fa nasceva questo blog e, nonostante non credessi che sarebbe durato tanto a lungo, sono ancora qua a dedicargli del tempo... alcune volte mi chiedo il perchè... forse il motivo è da ricercare nel fatto che mi dà soddisfazione creare qualcosa o perchè il blog mi ha dato la possibilità di conosere persone nuove, anche se solo virtualmente, condividere e imparare qualcosa da ognuna di esse e mi dà la spinta a migliorarmi giorno dopo giorno in cucina... e poi per il grande vantaggio di avere uno spazio in cui organizzare una volta per tutte le mie ricette che altrimenti non avrei avuto la costanza di scrivere per bene e avrei salvato magari un po’ alla rinfusa…. e poi perchè trovo sia molto bello rileggere e rivedere dopo un po' quello che ho scritto e fatto tempo prima.... Ma se esiste questo mio angolino è anche merito del mio fidanzato che mi ha dato quella spinta a inizare che forse non avrei avuto altrimenti.... Quindi lo ringrazio e vorrei anche ringraziare chi passa di qui e chi lascia un pensiero... sono sempre graditissimi!!!
Ora la ricetta.... l'anno scorso come primo post ho pubblicato la ricetta di una bella torta piena di panna che avevo preparato per il compleanno di mia suocera e quest'anno altra torta ricca di panna, fatta sempre per mia suocera... Questa volta crema, panna e frutti di bosco.... un abbinamento davvero delizioso!!!!!

Torta ai Frutti di Bosco


Ingredienti per la torta:
  • 120 g di farina 
  • 120 g di fecola
  • 150 g di burro
  • 200 g di zucchero
  • 4 uova
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • Vaniglia
  • Un pizzico di sale
  • Scorza grattugiata di un limone
Far fondere il burro e farlo raffreddare. Preriscaldare il forno a 170°. Montare gli albumi a neve. Sbattere i tuorli con lo zucchero fino a quando saranno diventati spumosi. Aggiungere poi il burro fuso freddo, la scorza grattugiata del limone, la vaniglia e il sale. Unire poi la farina, la fecola e il lievito setacciati insieme. Aggiungere, infine, delicatamente gli albumi montati a neve. Versare il composto in uno stampo avente diametro 26 cm e cuocere per circa 40 minuti (controllare sempre alla fine facendo la prova con lo stuzzicadenti). Fare raffreddare la torta.  

Ingredienti per la crema pasticcera:
  • 250 ml di latte
  • 60 g di zucchero
  • 15 g di fecola di patate
  • 10 g di farina
  • 1 tuorlo
  • Vaniglia
Preparare la crema come indicato qui e farla raffreddare.   

Per completare:
  • 600 ml di panna montata e zuccherata con 150 g di zucchero a velo
  • 650 g di frutti di bosco misti (di cui 250 g da tenere da parte per la decorazione)
  • 7 cucchiai di zucchero 
  • 6 tazzine di acqua
  • 2 tazzine di liquore Acqua di cedro (o Limoncello o altro liquore a piacere)
Mettere 400 g di frutti di bosco in un pentolino con lo zucchero e l'Acqua di cedro e fare macerare per almeno una mezz'oretta. Poi aggiungere l'acqua e mettere sul fuoco in modo da far sciogliere lo zucchero e ottenere uno sciroppo. Filtrare lo sciroppo e tenere da parte i frutti di bosco.
Una volta che torta, crema e sciroppo si sono raffreddati, incorporare delicatamente 100 g circa di panna montata alla crema. Dividere la torta in due dischi e bagnarne uno con lo sciroppo ai frutti di bosco. Disporre sopra la torta la crema e poi i frutti di bosco sciroppati. Coprire con l'altra metà della torta, inzupparla di sciroppo e decorare con la panna montata e i frutti di bosco messi da parte.
   
Lo sapevate che il mirtillo nero…
 
... è un piccolo arbusto spontaneo, comunissimo nel sottobosco montano dell'emisfero settentrionale, dove cresce tra i 900 ed i 1500-1800 metri? Allo stato selvatico è presente sia sulle Alpi che sugli Appennini, mentre piantagioni coltivate di mirtillo si ritrovano anche in ambienti collinari e pianeggianti, purché caratterizzati da un clima ventilato e da terreni ricchi di humus. Il mirtillo si caratterizza per avere un apporto calorico decisamente limitato (contiene solamente 57 calorie per etto), ma presenta al suo interno una buona quantità di zuccheri, vitamine e sali minerali. I frutti del mirtillo sono particolarmente ricchi di antociani dalle spiccate virtù antiossidanti, tannini (sostanze dotate di attività vasocostrittrice e blandamente antinfiammatoria), vitamina C e pectine (fibre alimentari solubili). Per la presenza di tannini ed antocianine, i frutti freschi interi vengono consigliati nel trattamento della diarrea (20-60 grammi al giorno) e, come decotto, nei casi di infiammazione di bocca e gola. In campo oculistico, gli antocianosidi sono utili nella terapia del danno retinico e della fragilità e permeabilità capillare dell'occhio. Inoltre, il consumo di mirtillo favorisce la produzione della rodopsina, una proteina che migliora la capacità di vedere in condizioni di luce bassa e ne migliora l'adattamento all'oscurità. Secondo un racconto popolare risalente alla seconda guerra mondiale, i piloti della RAF (forza militare aerea della Gran Bretagna) erano soliti consumare marmellata di mirtilli per affinare la visione notturna durante le missioni. L'effetto positivo degli antocianosidi di mirtillo sull'aumento della resistenza e sulla diminuzione della permeabilità vascolare, associata alla loro azione blandamente diuretica, rendono il mirtillo un alimento particolarmente utile nel trattamento della cellulite, della ritenzione idrica, delle emorroidi e delle vene varicose e per combattere l’insufficienza venosa, un rallentamento del flusso sanguigno che causa un ristagno di sangue nella parte inferiore delle gambe. Secondo la scala ORAC, messa a punto dal dipartimento dell'agricoltura statunitense per quantificare il potere antiossidante degli alimenti, i mirtilli sono tra le migliori fonti naturali di queste sostanze, secondi soli al succo d'uva nera. L'enorme interesse verso gli antiossidanti deriva dalla loro capacità di contrastare efficacemente i fenomeni degenerativi associati all'invecchiamento, al danno cardiovascolare e persino a numerose forme tumorali. Tra le altre sostanze importanti presenti nei mirtilli, l'acido idrocinnamico è in grado di bloccare delle nitrosammine cancerogene che si vengono a formare all'interno dell'apparato digerente. Ai glicosidi antocianici vengono attribuite proprietà antinfiammatorie ed antiaggreganti piastriniche che, unitamente all'azione vasodilatatoria ed antiossidante, costituiscono un vero toccasana per l'intero sistema cardiovascolare.  Tra i principali effetti benefici del mirtillo, troviamo anche il fatto di svolgere un'opera di prevenzione nei confronti dell'ipertensione grazie agli antociani. Inoltre, secondo uno studio condotto all' Università Laval di Quebec, bere 250 ml di succo di mirtillo al giorno aumenta del 7,6 % la produzione di HDL, meglio conosciuto come "colesterolo buono", che contrasta l'azione del "colesterolo cattivo" o LDL. Tutto questo grazie ai flavonoidi contenuti nel mirtillo che hanno un importante ruolo nella riduzione delle placche aterosclerotiche.

mercoledì 21 novembre 2012

Polpette Vegane alla Verza e Seitan in panatura di Cous Cous


.: But the world goes 'round – Liza Minnelli :.

Oggi polpettine davvero particolari, totalmente vegan e ricoperte da un'insolita panatura.... Morbide morbide, buone ed estremamente salutari!!!

Polpette Vegane alla Verza e Seitan in panatura di Cous Cous


Ingredienti:
  • 700 g di verza
  • 200 g di seitan al naturale
  • Un porro
  • 2 spicchi d’aglio
  • Un cucchiaino di curcuma
  • Qualche fogliolina di salvia
  • 100 g di cous cous
  • 100 g di brodo vegetale
  • Sale q.b.
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • Aceto balsamico q.b.

In una padella rosolare l'aglio schiacciato, il porro tritato e la curcuma in un filino d'olio evo. Aggiungere la verza tagliata a pezzetti, fare insaporire qualche istante, unire anche il seitan a tocchetti e la salvia e continuare la cottura aggiungendo un pochino di brodo. Nel frattempo, mettere il cous cous in un recipiente e versarvi sopra il brodo bollente, aggiungere un cucchiaio di olio evo e lasciarlo riposare per 5 minuti, poi sgranarlo con una forchetta. Frullare il composto di verza e seitan in modo da ottenere un impasto da cui si riescano a ricavare delle polpette (se dovesse essere troppo asciutto aggiungere un po' di brodo, se dovesse essere troppo molle aggiungere un po' di pangrattato). Formare le polpettine e passarle nel cous cous. Una volta pronte metterle in forno per una decina di minuti circa a 180°. Essenziale qualche goccia di aceto balsamico sulle polpette prima di servirle; mi raccomando, non tralasciatelo!!!! Il giorno dopo sono ancora più buone!!!!

Con questa ricetta partecipo al contest "Il Couscous"


Lo sapevate che il Seitan …

... è un alimento altamente proteico ricavato dal glutine del grano tenero o di altri cereali come farro o Kamut? È ideale per un'alimentazione vegetariana o di semplice riduzione dei cibi di origine animale, di colesterolo e grassi. Le calorie del seitan si aggirano intorno alle 120 per 100 gr di prodotto, quindi sono simili a quelle della carne, senza però i grassi saturi e il colesterolo di quest'ultima. Il seitan ha un apporto proteico elevato (18%); non a caso, infatti, è soprannominato anche "carne di grano" e il nome seitan - coniato da George Oshawa - tradotto dal giapponese significa "è proteina". Contiene pochi grassi (1.5%) e carboidrati ed è molto saziante e facilmente digeribile ed assorbibile; tuttavia è carente di lisina, che non a caso rapresenta l'amminoacido limitante del frumento. Le carenze di lisina possono essere facilmente colmate dalle altre fonti proteiche consumate nello stesso pasto o in quelli precedenti o successivi. Quindi, ad esempio, l'aggiunta di legumi, salsa di soia (però in questo caso in quantità ovviamente importanti) o, meglio ancora, di tofu, può colmare le carenze aminoacidiche ed impreziosire la componente lipidica, fondamentale per la buona salute dell'organismo. Di aspetto simile alla carne, il suo sapore è invece più delicato e neutro e la sua consistenza più morbida, anche se spesso quest'ultima varia da un tipo di seitan all'altro. In commercio è possibile trovare seitan al naturale oppure alla piastra, a cubetti, affettato come antipasto, affumicato, aromatizzato. Viene anche usato per produrre prodotti simili a würstel con affinità di sapore a quello animale.

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Un ringraziamento ad Elisa, Inco, Enrica, Sabrina e Debora per aver pensato a me per questo premio:



e un ringraziamento a Magda per avermi assegnato questo premio:


e un ringraziamento anche a Doris per questo premio:



e a Claudia per questo premio:



e ringrazio Rita per questo premio:



e Rachele e Rita per questo premio:



e sempre Rita per questo portafortuna:



e Barbara per questo premio:



e Valentina per questo premio:



e Sabry ed Erica per questo:



e Cinzia per questo:

e Debora per questi:



e Ale per questo: