venerdì 28 marzo 2014

Gnocchetti integrali ai broccoli, patate e pomodori secchi


Dopo la ricetta della scorsa settimana, come potevo oggi non postare qualcosa di 100% veg? Quindi, vi lascio al volo la ricetta di un primo leggero ma gustoso, molto profumato e buono e completamente veg!!!

Gnocchetti integrali ai broccoli, patate e pomodori secchi


Ingredienti per 2 persone:
  • 140 g di gnocchetti interali di kamut
  • 130 g di broccoli
  • 50 g di pomodori essiccati al sole
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 bella patata
  • Origano q.b.
  • Sale q.b.
  • Olio evo q.b.
Mettere in ammollo i pomodori secchi per almeno una ventina di minuti. In una padella rosolare l'aglio con un filo d’olio evo. Aggiungere poi la patata a tocchetti e far cuocere per un quarto d'ora circa aggiungendo poca acqua quando necessario. Dopodichè aggiugere anche i broccoli e  i pomodori secchi tagliati a pezzetti e regolare di sale e terminare la cottura delle patate. Nel frattempo far cuocere la pasta in abbondante acqua salata. Una volta cotti, far saltare gli gnocchetti nella padella col sugo e completare cospargendo di origano. 

Lo sapevate che l'origano...
... è un genere di piante aromatiche, erbacee o sub-arbustive comprendente circa 45-50 specie originarie soprattutto del bacino del Mar Mediterraneo? Le due specie più conosciute ed utilizzate sono l'origano e la maggiorana. E' molto utilizzato soprattutto nelle cucine dell'Italia meridionale ed è anche un buon repellente per le formiche: basta cospargerlo nei luoghi frequentati e ricordarsi di sostituirlo spesso per tenerle lontane. Nel linguaggio dei fiori l'Origano da sempre è stata considerata una pianta che dà sollievo, conforto e salute. L'origano non è importante solo per il suo utilizzo in cucina ma anche per le sue numerose proprietà terapeutiche. Le sue proprietà terapeutiche sono: antalgico, antisettico, analgesico, antispasmodico, espettorante, stomachico e tonico. Il suo olio essenziale è molto utilizzato nell'aromaterapia. I suoi infusi sono consigliati contro la tosse, le emicranie, i disturbi digestivi e i dolori di natura reumatica svolgendo una funzione antinfiammatoria. Il suo nome deriva dal greco oros (monte) e ganaos (mi piace), perché cresce bene in montagna o nei piani alti delle zone assolate. L'origano, su indicazione della Regione siciliana, è stato riconosciuto ufficialmente come prodotto tipico siciliano e inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf).
fonte: Wikipedia
venerdì 21 marzo 2014

Il risotto alla salsiccia della nonna


E' da un bel po' che non pubblico una ricetta a base di carne o pesce, anche perchè non li cucino quasi mai. Oggi, invece, una ricetta per i soli carnivori che passano di qui: quella del risotto alla salsiccia che cucina la mia nonna. L'avevo preparato ormai parecchi mesi fa, ma mi sono resa conto solo oggi che non l'avevo ancora pubblicato. La ricetta è semplice, ma il risotto è gustoso e profumato e fa apprezzare la salsiccia anche a me, che non faccio follie per questo insaccato.

Risotto alla salsiccia


Ingredienti per due persone:
  • 150-160 g di salsiccia
  • 150 g di riso
  • Una piccola carota
  • Un pezzo di gambo di sedano
  • Un pezzo di cipolla
  • 250-300 g di passata di pomodoro
  • Un rametto di rosmarino
  • Brodo vegetale q.b.
  • Una manciata di Parmigiano grattugiato
  • Sale q.b.
  • Olio evo q.b.
In una padella rosolare la cipolla, il sedano e la carota tritati con un filo d’olio evo. Aggiungere poi la salsiccia sbriciolata e il rametto di rosmarino. Dopo qualche minuto unire il riso e poi la passata e portare a cottura aggiungendo, quando necessario, un po’ di brodo vegetale. A fine cottura salare e mantecare con il Parmigiano.

Lo sapevate che la salsiccia...

... è un insaccato di carne, tipico di molte regioni italiane e diffuso in tutto il mondo? In Italia, secondo gli ingredienti e le zone dove viene prodotta, assume varie denominazioni come Luganega, salamella, salamina, salamino o salametto. Viene prodotta solitamente riempiendo un budello naturale di suino (budellozza) o di montone (lucanica o, nel linguaggio volgare, luganega) con un misto di parti magre (es. spalla) e grasse (es. pancetta) tagliate a dadini (o tritate) e mescolate con sale. All'impasto così ottenuto viene aggiunto solitamente vino (prevalentemente rosso) e altre spezie, quali possono essere pepe, peperoncino, coriandolo, finocchio, noce moscata, anche zucchero (destrosio, saccarosio). Nelle produzioni industriali viene aggiunto di norma acido ascorbico (E300) come antiossidante e latte in polvere affinché il salume conservi una certa morbidezza nel tempo. L'insieme del sale e degli aromi viene denominato concia. Può essere consumata fresca (previa cottura) o secca (quindi stagionata) .La prima testimonianza storica sull'uso di insaccare nel budello di maiale la sua carne insieme a spezie e sale è dello storico romano Marco Terenzio Varrone, che ne attribuisce l'invenzione e l'uso ai Lucani: «Chiamano lucanica una carne tritata insaccata in un budello, perché i nostri soldati hanno appreso il modo di prepararla dai Lucani». Secondo una tradizione lombarda, spuria e molto recente, la sua invenzione sarebbe invece opera della regina longobarda Teodolinda, che inventò la salsiccia e che ne avrebbe poi regalato la ricetta agli abitanti di Monza. Anche i Veneti rivendicano la paternità di questo prodotto, affermando che la salamella sarebbe nata sul loro suolo, e sono tante altre regioni italiane che ne reclamano i natali. Tuttavia, le fonti antiche che si occupano di questa ricetta sono concordi nel ritenere che essa sia un'invenzione del popolo dei Lucani, conquistato da Roma nel III secolo a.C. (l'antica Lucania corrisponde all'odierna Basilicata, comprese limitate zone della Campania meridionale). In particolare, scrittori come Cicerone, Marziale, oltre al già nominato Marco Terenzio Varrone, parlano più volte nelle loro opere della "lucanica", specialità introdotta nell'antica Roma dalle schiave lucane, e apprezzata per la facilità di trasporto e di conservazione che conferiva alla carne di maiale, oltre che per lo squisito sapore. D'altronde, a riprova della genuinità di questa ricostruzione, si osservi che dal nome "lucanica" è derivato "luganega", termine che gli stessi lombardi, i trentini e i veneti tutt'oggi danno a un tipo di salsiccia di piccolo diametro, destinata al consumo immediato.
fonte:Wikipedia

venerdì 14 marzo 2014

Gnocchi “alla romana” vegan


La prima volta che ho assaggiato gli gnocchi alla romana mi sono piaciuti così tanto che da allora li ho preparati un'infinità di volte. Più o meno sempre allo stesso modo, cioè con burro e parmigiano.  Qualche tempo fa, però, visto che non li avevo mai provati in versione vegan, mi è venuta la curiosità  di provare a trasformare questo piatto in un piatto senza derivati animali. E il risultato mi ha proprio soddisfatta, ne è uscita fuori una variante profumata, con un tocco di croccante che spezza la morbidezza degli gnocchi!!! Il piatto risulta molto gustoso nonostante non ci siano latticini, nè uova!! E poi, per quest'ultimo motivo, è anche perfetto per chi ha problemi di intolleranze!!!

Gnocchi “alla romana” vegan


Ingredienti per gli gnocchi vegan:
  • 125 g di semolino
  • 375 g d’acqua
  • Un cucchiaino di curcuma
  • Un pizzico di noce moscata
  • 25 g di olio evo
  • Sale q.b.
Ingredienti per il condimento :
  • Olio evo q.b.
  • Qualche foglia di salvia
  • Un rametto di rosmarino
  • Gomasio q.b.
  • Un paio di cucchiai di pinoli q.b.
Versare a pioggia il semolino nell'acqua bollente mescolando molto bene per evitare la formazione di grumi. Aggiungere la curcuma, la noce moscata, l'olio e una presa di sale e far cuocere per un quarto d'ora circa. Versare il composto in una teglia e livellare a uno spessore di circa 2 cm. Far raffreddare bene. Intanto preparare il condimento facendo leggermente rosolare a fuoco basso in una padella la salvia e il rosmarino con un cucchaio d'olio, aggiungere anche i pinoli e far andare per qualche minuto mantenendo il fuoco al minimo. Quando il composto degli gnocchi si sarà raffreddato, con un tagliabiscotti tondo o con un bicchiere infarianato ottenere dei dischi, disporli in una pirofila e versarvi sopra il condimento. Far cuocere per 10-15 minuti a 180°. A fine cottura aggiungere il gomasio (o, se non avete il gomasio, potete aggiungere dei semi di sesamo prima di infornare). 

Lo sapevate che il gomasio...
... è un prodotto utilizzato nella cucina asiatica e composto da sale marino e semi di sesamo tostati e tritati, a volte arricchito con alghe. Nella cucina giapponese è utilizzato talvolta sul riso lessato o sugli onigiri. Nella cucina orientale il gomasio viene utilizzato come condimento per insalate o salse; a causa dell'elevato contenuto di sesamo, il gomasio è abbastanza calorico. La preparazione è decisamente semplice, il sesamo va tostato a fuoco lento in una padella per non bruciarlo. Quando i chicchi di sesamo si sfarinano tra le dita è pronto e può essere messo da parte. Successivamente si tosta anche il sale, fino a che i grani non si scuriscono un poco. Una volta tostato anche il sale si può procedere a pestare il tutto assieme in un pestello. Le proporzioni tra sesamo e sale possono variare, solitamente si utilizza una proporzione di sesamo/sale di 7:1 fino a 10:1.
fonte : Wikipedia
venerdì 7 marzo 2014

Una torta per tutte le donne vegan (e non)!


Una torta fresca, che profuma di ananas e limone da preparare per la festa della donna, dedicata a tutte le donne vegan, ma che sarà sicuramente apprezzata anche da chi vegan non lo è! 
La donna uscì dalla costola dell'uomo, non dai piedi per essere calpestata, non dalla testa per essere superiore ma dal lato, per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, accanto al cuore per essere amata. 
- William Shakespeare-

Torta vegan all'ananas e limone


Ingredienti per una tortina:
  • 150 g di farina 00
  • 50 g di fecola di patate
  • ½ bustina di lievito per dolci
  • Vaniglia
  • 70 g di zucchero
  • 50 g di olio di riso
  • 95 g di acqua
  • Una tazzina di limoncello
  • Scorza grattugiata di due limoni piccoli (o 1 grande)

Con una frusta sbattere lo zucchero con l'olio e il limoncello, la vaniglia e la scorza grattugiata, aggiungere poco per volta la farina, il lievito e la fecola setacciati insieme alternandoli all'acqua. Continuare a mescolare e, quando il composto sarà omogeneo riempire uno stampo piccolo rotondo e infornare nel forno caldo a 180° per 40 minuti circa (fate la prova stecchino!).

Ingredienti per la crema all'acqua e limoncello:
  • 400 ml di acqua
  • 85 g di zucchero
  • 28 g di farina
  • 25 g di fecola di patate
  • Scorza grattugiata di un limone
  • Una tazzina di limoncello 
  • Vaniglia
Mettere in un pentolino la farina e la fecola setacciate insieme, la vaniglia, lo zucchero e la scorza di limone. Aggiungere a filo l'acqua e il limoncello, sempre mescolando. Far cuocere a fiamma bassa, mescolando finchè la crema si addenserà. Non far cuocere troppo per evitare che la crema diventi troppo dura raffreddandosi.

Per la bagna:
  •  Due tazzine di limoncello 
  • Due bicchieri d'acqua
  • Un cucchiaio di zucchero
In un pentolino far andare a fuoco vivo l'acqua, lo zucchero e il limoncello per qualche minuto. Far raffreddare.


Per completare:
  • Un ananas e mezzo
  • Zucchero a velo q.b.
Con uno scavino piccolo ricavare tante palline dall'ananas. Tagliare a metà la torta, bagnare la parte inferiore con la bagna e spalmare uno strato di crema, bagnare anche l'altra metà di torta, sovrapporla all'altra e coprire i bordi verticali e la parte superiore della torta con la restante crema e disporre le palline sull'intera superficie della torta. Spolverizare con zucchero a velo.
  
Lo sapevate che la giornata internazionale della donna...
... (comunemente definita festa della donna) ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo? Negli Stati Uniti la prima e ufficiale giornata della donna fu celebrata il 23 febbraio 1909. In alcuni paesi europei - Germania, Austria, Svizzera e Danimarca - la giornata della donna si tenne per la prima volta il 19 marzo 1911 su scelta del Segretariato internazionale delle donne socialiste. Secondo la testimonianza di Aleksandra Kollontaj, quella data fu scelta perché, in Germania, « il 19 marzo 1848, durante la rivoluzione, il re di Prussia dovette per la prima volta riconoscere la potenza di un popolo armato e cedere davanti alla minaccia di una rivolta proletaria. Tra le molte promesse che fece allora e che in seguito dimenticò, figurava il riconoscimento del diritto di voto alle donne ». In Francia la manifestazione si tenne il 18 marzo 1911, data in cui cadeva il quarantennale della Comune di Parigi, così come a Vienna, dove alcune manifestanti portarono con sé delle bandiere rosse (simbolo della Comune) per commemorare i caduti di quell'insurrezione. La manifestazione non fu però ripetuta tutti gli anni, né celebrata in tutti i paesi: in Russia si tenne per la prima volta a San Pietroburgo solo nel 1913, il 3 marzo, su iniziativa del Partito bolscevico, con una manifestazione nella Borsa Kalašaikovskij, e fu interrotta dalla polizia zarista che operò numerosi arresti. In Germania, dopo la celebrazione del 1911, fu ripetuta per la prima volta l'8 marzo 1914, giorno d'inizio di una « settimana rossa » di agitazioni proclamata dai socialisti tedeschi, mentre in Francia si tenne con una manifestazione organizzata dal Partito socialista a Parigi il 9 marzo 1914. Le celebrazioni furono interrotte dalla prima guerra mondiale in tutti i paesi belligeranti, finché a San Pietroburgo, l'8 marzo 1917 (il 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia) le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra: la fiacca reazione dei cosacchi inviati a reprimere la protesta incoraggiò successive manifestazioni di protesta che portarono al crollo dello zarismo, ormai completamente screditato e privo anche dell'appoggio delle forze armate, così che l'8 marzo 1917 è rimasto nella storia a indicare l'inizio della Rivoluzione russa di febbraio. Per questo motivo, e in modo da fissare un giorno comune a tutti i Paesi, il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca una settimana prima dell'apertura del III congresso dell’Internazionale comunista, fissò all'8 marzo la « Giornata internazionale dell'operaia ». In Italia la Giornata internazionale della donna fu tenuta per la prima volta soltanto nel 1922, per iniziativa del Partito comunista d'Italia, che la celebrò il 12 marzo, prima domenica successiva all'ormai fatidico 8 marzo. In quei giorni fu fondato il periodico quindicinale Compagna, che il 1º marzo 1925 riportò un articolo di Lenin, scomparso l'anno precedente, che ricordava l'8 marzo come Giornata internazionale della donna, la quale aveva avuto una parte attiva nelle lotte sociali e nel rovesciamento dello zarismo. La connotazione fortemente politica della Giornata della donna, l'isolamento politico della Russia e del movimento comunista e, infine, le vicende della seconda guerra mondiale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione. Così, nel secondo dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni, secondo le quali l'8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York, facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l'incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori, in gran parte giovani donne immigrate dall'Europa. Altre versioni citavano la violenta repressione poliziesca di una presunta manifestazione sindacale di operaie tessili tenutasi a New York nel 1857, mentre altre ancora riferivano di scioperi o incidenti avvenuti a Chicago, a Boston o a New York. Nonostante le ricerche effettuate da diverse femministe tra la fine degli anni settanta e gli ottanta abbiano dimostrato l'erroneità di queste ricostruzioni, le stesse sono ancora diffuse sia tra i mass media che nella propaganda delle organizzazioni sindacali. Nel settembre del 1944, si creò a Roma l'UDI, Unione Donne in Italia, per iniziativa di donne appartenenti al PCI, al PSI, al Partito d'Azione, alla Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoro e fu l'UDI a prendere l’iniziativa di celebrare, l’8 marzo 1945, la prima giornata della donna nelle zone dell’Italia libera, mentre a Londra veniva approvata e inviata all'ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. Con la fine della guerra, l'8 marzo 1946 fu celebrato in tutta l'Italia e vide la prima comparsa del suo simbolo, la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo, secondo un'idea di Teresa Noce, di Rita Montagnana e di Teresa Mattei. Nei primi anni cinquanta, anni di guerra fredda e del ministero Scelba, distribuire in quel giorno la mimosa o diffondere Noi donne, il mensile dell'Unione Donne Italiane (UDI), divenne un gesto «atto a turbare l'ordine pubblico», mentre tenere un banchetto per strada diveniva « occupazione abusiva di suolo pubblico ». Nel 1959 le senatrici Luisa Balboni, comunista, Giuseppina Palumbo e Giuliana Nenni, socialiste, presentarono una proposta di legge per rendere la giornata della donna una festa nazionale, ma l'iniziativa cadde nel vuoto. Con gli anni settanta, in Italia apparve un fenomeno nuovo: il movimento femminista. L'8 marzo 1972 la manifestazione della giornata della donna si tenne a Roma in piazza Campo de' Fiori: vi partecipò anche l'attrice statunitense Jane Fonda, che pronunciò un breve discorso di adesione, mentre un folto reparto di polizia era schierato intorno alla piazza nella quale poche decine di donne manifestanti inalberavano cartelli con scritte inconsuete e «scandalose»: «Legalizzazione dell'aborto», «Liberazione omosessuale», «Matrimonio = prostituzione legalizzata», e veniva fatto circolare un volantino che chiedeva che non fossero «lo Stato e la Chiesa ma la donna ad avere il diritto di amministrare l'intero processo della maternità». Quelle scritte sembrarono intollerabili, così che la polizia caricò, manganellò e disperse le manifestanti. Il 1975 fu designato come "Anno Internazionale delle Donne" dalle Nazioni Unite e l'8 marzo le organizzazioni femminili celebrarono in tutto il mondo proprio la giornata internazionale della donna, con manifestazioni che onoravano gli avanzamenti della donna e ricordavano la necessità di una continua vigilanza per assicurare che la loro uguaglianza fosse ottenuta e mantenuta in tutti gli aspetti della vita civile. A partire da quell'anno anche le Nazioni Unite riconobbero nell'8 marzo la giornata dedicata alla donna. Due anni dopo, nel dicembre 1977, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione proclamando una « giornata delle Nazioni Unite per i diritti della donna e la pace internazionale » da osservare dagli stati membri in un qualsiasi giorno dell'anno, in accordo con le tradizioni storiche e nazionali di ogni stato. Adottando questa risoluzione, l'Assemblea riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe l'urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese.
fonte: Wikipedia
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