lunedì 31 dicembre 2012

Felice 2013 a tutti!!!



Ultimo post del 2012 e di un periodo davvero con pochissimo tempo libero da dedicare al blog…  quindi passo velocemente di qua solo per fare a tutti tantissimi auguri di un felice 2013, che sia pieno di gioia, serenità e tante cose belle per voi e per tutti coloro a cui volete bene!!!! E voglio accogliere questo nuovo anno affidandomi alle bellissime parole di una “grande anima”….

Mantieni i tuoi pensieri positivi
Perchè i tuoi pensieri diventano parole
Mantieni le tue parole positive
Perchè le tue parole diventano i tuoi comportamenti
Mantieni i tuoi comportamenti positivi
Perchè i tuoi comportamenti diventano le tue abitudini
Mantieni le tue abitudini positive
Perchè le tue abitudini diventano i tuoi valori
Mantieni i tuoi valori positivi
Perchè i tuoi valori diventano il tuo destino.

- Mahatma Gandhi -
domenica 23 dicembre 2012

Maionese vegan facilissima in 3 minuti!!!




Sabato scorso è stata un'altra giornata trascorsa all'insegna dell’arte….Stavolta la meta è stata la vicina Alba per la mostra dedicata a Carlo Carrà realizzata a cura della Fondazione Ferrero..... devo dire che sapevo poco di Carrà, lo collegavo al Futurismo e ne conoscevo giusto qualche opera, ma nulla di più... così, quale occasione migliore di questo omaggio che la Fondazione Ferrero ha fatto ad uno degli artisti piemontesi più famosi per approfondirne la conoscenza (oltretutto, cosa sempre rara, pure gratis)?? 76 opere provenienti sia da collezioni di privati che da prestigiose istituzioni pubbliche nazionali ed internazionali..... 


Forse una delle opere che mi ha colpito di più è stata "Stazione a Milano", l'ho trovata di forte impatto visivo... Davvero di grande effetto!!!!

 Stazione a Milano

... splendide diverse altre opere della mostra che abbiamo potuto ammirare ... 

 Ritmi di oggetti

 Piazza del Duomo a Milano

 
Meriggio

... insieme al suo capolavoro più noto.....
 
 Pino sul mare

... e al suggestivo quadro "Sera sul lago" che trovo trasmetta una quiete unica....

Sera sul lago

Non potevamo poi non approfittare del fatto che in esposizione fino a fine anno ad Alba c’è pure il “Martirio di San Lorenzo" di Tiziano, restaurato di recente dalla Banca d’Alba....
 Il martirio di San Lorenzo

Lo splendido dipinto sarà esposto al pubblico fino a fine anno e poi verrà riportato nella Chiesa dei Gesuiti a Venezia che lo custodisce dalla metà del Cinquecento... Rappresenta San Lorenzo, il santo patrono di Alba, sulla graticola dove sarà bruciato vivo... La scena, avvenuta nella realtà a Roma il 10 agosto del 258, è ambientata in un paesaggio notturno sullo sfondo di un tempio.... il martire Lorenzo sulla graticola solleva in alto il braccio sinistro quasi ad invocare un aiuto dal cielo...  l'oscurità della notte è squarciata dai bagliori del fuoco che già arde e arroventa il giaciglio e che si riverbera sui carnefici e sulle armature dei soldati... Un quadro di una potenza e di un'imponenza davvero spettacolari!!!! 

E dopo un assaggio d'arte, la ricetta di oggi.... quella per fare una maionese in un modo un po' particolare... credo che ormai un po' tutti l'abbiano già vista da qualche parte considerando che è apparsa diverse volte in tv e in svariati siti di cucina... la posto per chi non dovesse ancora conoscerla in vista delle feste, può essere un'idea per fare una maionese velocissima e impossibile da sbagliare per arricchire magari i grandi pranzi e cene di questo periodo... nonostante non ci siano uova (l'effetto cremoso è dato dalla lecitina presente nel latte di soia che sostituisce quella delle uova), trovo non se ne senta per nulla la mancanza, considerando anche il mio scarsissimo amore per le uova crude... è praticamente identica come gusto e consistenza alla classica maionese... io l'ho fatta solo perchè mi incuriosiva la ricetta visto che nè io nè il mio fidanzato mangiamo mai maionese trovandola nauseante.... ma, pur non amando per nulla questa salsa, questa versione, forse un po' più delicata, alla fine invece non ci è dispiaciuta per niente...

e, visto che quest'anno non ho avuto tempo per postare nessuna ricetta natalizia lascio il link a qualche dolce che ho fatto l'anno scorso... un po' tardi forse, ma se qualcuno cercasse qualche idea dell'ultimo minuto per un dolcetto di Natale eccola:


 

 Maionese vegan facilissima e super rapida


Ingredienti:
  • 100 g di latte di soia (controllate che non sia quello zuccherato)
  • 200 g di olio oliva dal sapore delicato
  • Un pizzico di sale 
  • Un pizzico di curcuma (darà un tocco di colore alla maionese)
  • Qualche goccia di limone o aceto
Mettere gli ingredienti in un boccale e frullare con il frullatore ad immersione finchè non si ottiene una salsa omogenea e cremosa.  

Lo sapevate che la maionese…

... è una salsa cremosa ed omogenea, generalmente di colore bianco o giallo pallido, che viene consumata fredda? È un'emulsione stabile di olio vegetale frazionato in acqua, con tuorlo d'uovo come emulsionante, e aromatizzato con aceto o succo di limone (che aiuta l'emulsionamento); è tollerato anche l'uso della senape. Una maionese fatta in casa contiene fino all'85% di grassi, limite oltre il quale l'emulsione non è più stabile; le maionesi in commercio hanno un contenuto di grassi generalmente compreso tra il 70 e l'80%. Sull'origine del nome vi sono diverse teorie al riguardo: Jaume Fàbrega e altri teorizzano l'origine del suo nome (maonesa, in catalano) dalla città spagnola di Mahón (Maó) nell'isola di Minorca. Il nome che i cartaginesi diedero all'isola di Minorca, loro presidio militare formato da un porto fortificato che s'affacciava sulle regioni controllate dai romani, era qualcosa di molto simile a Mahòn, così scritto per traslitterazione dall'arabo. Sull'isola, nota non solo per i suoi agguerriti nativi (i frombolieri delle Baleari), si preparava una salsa del tutto simile alla nostra maionese. Da qui la salsa mahonese, già conosciuta dai latini, che nel tempo, per facilità di pronuncia, sarebbe diventata maionese. Un'altra teoria sostiene che il nome sauce Mayonnaise derivi dal nome di Carlo di Lorena, Duca di Mayenne. Sarebbe stata battezzata "Mayennaise" in ricordo del fatto che il duca di Mayenne si concesse il tempo di finire il suo pasto di pollo e salsa fredda prima di affrontare Enrico IV nella Battaglia di Arques (1589), nella quale il duca risultò sconfitto. Un'altra teoria fa riferimento alla città francese di Bayonne; mayonnaise sarebbe una modificazione di bayonnaise. È invece da escludersi che l'origine del nome o della salsa mayonnaise sia collegata alla città di Mayonne in Francia, in quanto le notizie dell'uso di tale preparazione sono precedenti alla fondazione di tale insediamento urbano. Oltre al più noto impiego alimentare, la maionese senza sale è talvolta utilizzata come impacco per i capelli secchi grazie alle qualità ammorbidenti dell'olio e del tuorlo - ricco di lecitine e fosfolipidi - e per le proprietà lucidanti degli acidi (aceto o limone). Prima di lavare i capelli, lasciare agire almeno mezz'ora mezza tazza di maionese, coprendo la chioma con un sacchetto di plastica.
mercoledì 12 dicembre 2012

Ravioli ripieni di Castagne e Amaretti


.: Through the barricades - Spandau Ballet :.

Deliziosi ravioli dal profumatissimo ripieno....morbide castagne, qualche amaretto, il tocco amaro del cacao e la punta dolce del miele dentro a un guscio morbido di frolla!!!! Provateli e fatemi sapere!!!!

Ravioli ripieni di Castagne e Amaretti


Ingredienti per 2 teglie di ravioli:
  • 500 g di farina
  • 200 g di zucchero
  • 2 uova
  • 150 g di burro morbido
  • 70 g di latte
  • 20 g di lievito per dolci
  • Scorza di un limone grattugiata 
  • Vaniglia
  • Un pizzico di sale

Impastare gli ingredienti fino ad ottenere un composto omogeneo.

Ingredienti per il ripieno:
  • Una ventina di castagne sbucciate
  • 3 bicchieri di latte (io ho usato il latte di soia)
  • 2 tazzine di liquore Amaretto
  • 4-5 amaretti morbidi sbriciolati
  • 2 cucchiai di cacao amaro 
  • 2 cucchiai di miele d'acacia
  • 2 cucchiai di zucchero di canna

Far cuocere le castagne con il latte e l'Amaretto. Una volta cotte e consumato il liquido, aggiungere gli amaretti sbriciolati, il cacao, il miele e lo zucchero e mescolare bene, schiacciando bene le castagne.  Stendere l’impasto dei ravioli ricavando una sfoglia di uno spessore di 3-4 mm circa. Con un coppapasta quadrato formare dei quadrati e mettere al centro di ognuno un po' di ripieno (senza esagerare, se no in cottura uscirà dai ravioli). Piegare i quadrati in due, formando dei triangoli, schiacciare i bordi dei ravioli in modo da sigillarli bene e poi passare sui bordi i rebbi di una forchetta (io ho usato orizzontalmente la rotella tagliapasta). Disporli nella teglia e infornare in forno caldo a 180° per circa 15-20 minuti.

Lo sapevate che la Castagna…

... è il frutto commestibile del castagno? E' un achenio (frutto secco), protetto da un involucro spinoso (o cupola) denominato riccio, che contiene in media 3 frutti. La forma dei frutti dipende, oltre che dalla varietà delle castagne, anche dal numero e dalla posizione che essi occupano all'interno del riccio: emisferica per i frutti laterali e schiacciata per quello centrale; i frutti vuoti, abortiti, di forma appiattita sono detti guscioni. La castagna è un alimento sano e molto nutriente. A differenza dei frutti a polpa (mele, pesche, …), la castagna fresca ha un contenuto d'acqua del 50% circa (secca del 10%), un contenuto calorico di 200 kcal ogni 100 g (secca 350Kcal/100 g), un buon contenuto di fibra (7-8%), un eccellente apporto di glucidi zuccherini e amilacei (35% circa), un discreto contenuto di proteine di qualità, una bassa percentuale di grassi (3 g/1 hg), un'alta percentuale di potassio, altri sali minerali come magnesio, calcio, zolfo e fosforo; infine, possiede vitamine idrosolubili (B1, B2, PP, C). La castagna è stata nel tempo un importante ingrediente di rimedi terapeutici di ampia diffusione popolare. Nel Medioevo, per combattere emicrania e gotta, era consigliata acqua di lessatura di foglie e bucce di castagna; a chi soffriva di dolori cardiaci si raccomandavano le castagne crude e a chi soffriva di problemi alla milza si suggerivano le caldarroste. Le castagne lesse, pestate e unite a miele aiutavano i malati di fegato, mentre con l'aggiunta di pane grattugiato, liquirizia e felce dolce erano rimedio per i disturbi di stomaco. Nei tempi antichi castagne secche macinate, unite a sale e miele, venivano utilizzate contro i morsi di cani o in caso di avvelenamento. Inoltre, per i presunti effetti antipiretici, le castagne rientravano nelle diete dei malati di febbre terzana e in quelle per la prevenzione dalla peste, soprattutto se cotte con prugne. In passato si attribuivano alle castagne effetti afrodisiaci, mentre la farina era impiegata nel caso di mestrui abbondanti, per i dolori renali in gravidanza, per prevenire i rischi di aborto e, mescolata con aceto e farina d'orzo, per guarire la mastite. In caso di tosse la castagna era usata per la sua azione espettorante ed antispasmodica. Infine questi frutti erano impiegati anche per favorire la crescita dei capelli, combattere la calvizie e curare la tigna. La medicina odierna non riconosce alla castagna tutte le virtù terapeutiche che le erano attribuite nel passato; tuttavia ne conferma il valore energetico, la proprietà remineralizzante e tonicizzante; non a caso la castagna è considerata un alimento ottimale per gli sportivi, in quanto il potassio contribuisce a ridurre l'affaticamento muscolare. Medicina popolare e cosmesi continuano a valorizzare i benefici di questo frutto: lo testimoniano alcuni prodotti originali ed innovativi come, ad esempio, un profumo dopobarba fabbricato in Svizzera.
sabato 8 dicembre 2012

Un paradiso di torta!!!


.: November rain - Guns N’ Roses :.

Un piovoso pomeriggio di autunno inoltrato… una domenica di novembre trascorsa a Pavia per visitare la mostra di Renoir "La vie en peinture" al Castello Visconteo e, con la mente, un ritorno al passato, al periodo in cui studiavo proprio in questa città… 


Molto bella la cornice della mostra....




... e piacevole il tempo trascorso immersi nell'arte di Renoir e nella sua "joie de vivre".....




Per me, un dipinto deve essere una cosa gradevole, allegra e bella, sì, bella. Ci sono già troppe cose spiacevoli nella vita senza che ci si metta a crearne altre.  (Pierre-Auguste Renoir)


Ogni tanto, bisogna tentare cose superiori alle proprie forze. (Pierre-Auguste Renoir, in una lettera all'amico Paul Bérard)

e poi una tappa immancabile alla pasticceria Vigoni per una fetta della vera torta paradiso… la prima volta che l'ho assaggiata, ormai qualche anno fa, ricordo di aver pensato "sembra di mordere una nuvola".... semplice, leggera leggera (se non si parla in termini di grassi, vista la quantità non proprio trascurabile di burro presente), con una consistenza mai trovata in nessun’altra torta, non la classica torta da colazione soffice soffice che tanti chiamano impropriamente torta paradiso, ma più friabile, scioglievole…. e con un delizioso sentore di limone.... Buonissima nella sua semplicità....  è da provare, le parole non rendono l'idea!!! E allora, se volete farla, ecco la ricetta:

Torta Paradiso


Ingredienti:
  • 135 g di farina
  • 135 g di fecola di patate
  • 250 g di burro
  • 250 g di zucchero
  • 4 uova
  • Scorza grattugiata di un limone
  • Un pizzico di sale

Preriscaldare il forno a 180°. Montare gli albumi a neve. Lavorare bene il burro con lo zucchero, il pizzico di sale e la scorza di limone, unire poi i tuorli e continuare a lavorare con le fruste fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungere poi la farina e la fecola setacciate e, infine, incorporare delicatamente gli albumi montati a neve (prelevando prima un paio di cucchiaiate con cui si andrà ad ammorbidire il composto e poi aggiungere il resto degli albumi facendo attenzione e a non farli smontare). Versare il composto in uno stampo avente diametro almeno di 28-30 cm (non deve venire altissima) e cuocere per circa 50 minuti (controllare sempre alla fine facendo la prova con lo stuzzicadenti). 
 
Lo sapevate che la Torta paradiso …

... è un semplice dolce lievitato di origini lombarde, simile alla torta margherita, ma più ricco per la presenza di una quantità importante di burro? La Torta Paradiso nasce a Pavia nel laboratorio di pasticceria di Enrico Vigoni sul finire dell’Ottocento. La storia vuole che Enrico Vigoni arrivasse alla ricetta finale dopo svariati esperimenti e che il nome deriverebbe dal fatto che, dopo aver fatto assaggiare il risultato finale a una nobildonna, quest’ultima avesse esclamato: “Questa torta è un paradiso!”. La lunga durata - eccezionale in un’epoca in cui non esistevano conservanti e mezzi di conservazione – permise un’affermazione straordinaria della Torta Paradiso, che poteva anche essere spedita senza problemi. Fu così che divenne un simbolo di Pavia e un classico della pasticceria italiana. Esistono anche diverse leggende legate alla nascita di questa torta: secondo la leggenda più pittoresca, un frate erborista della vicina Certosa di Pavia, eludendo le severe regole monastiche, uscì dal monastero per andare alla ricerca delle sue erbe curative. Sembra che arrivò fino a Parona dove incontrò una giovane sposa che gli fece assaggiare una torta. Trovatala eccellente, il frate tornò ad incontrare la sposa per avere la ricetta; il Priore, però, insospettito dalle sue frequenti assenze, lo rinchiuse entro le mura del monastero e qui, per consolarsi, non gli restò che dedicarsi alla preparazione della torta che gli ricordava la cara signora. Il suo impasto piacque immediatamente anche agli altri monaci che la battezzarono "Torta Paradiso". Dal 1878 è il simbolo più dolce della città di Pavia. In quella data Enrico Vigoni, su consiglio del marchese Cusani Visconti, regolamentò la produzione della Torta Paradiso, come ancora oggi avviene secondo la ricetta originale nelle pasticcerie artigianali. La Torta Paradiso fu premiata con la medaglia d’oro all’esposizione internazionale del 1906. E molti altri sono i premi che la Torta Vigoni ha ottenuto, l’ultimo in ordine di tempo all’Expo dei Sapori del 2003. La torta Vigoni è anche iscritta nell’elenco dei prodotti tipici agroalimentari della regione Lombardia con la denominazione Torta del Paradiso, sinonimo “Tùrta Vigon”.
sabato 1 dicembre 2012

Gnocchetti Risottati ai fagioli, castagne e salame di cinghiale


Un primo piatto bello sostanzioso che fa tanto autunno… Ho provato per la prima volta a fare la pasta risottata, una pasta portata a cottura in padella insieme al sugo con l’aggiunta poco per volta di acqua calda o brodo, un po' come si fa per fare il risotto…. La pasta in questo modo rilascia nel sugo l'amido che aiuta a legare i sapori… Un primo indubbiamente gustoso che fa decisamente da piatto unico!!!!

Gnocchetti Risottati ai fagioli, castagne e salame di cinghiale


Ingredienti per 2 persone:
  • 120 g di gnocchetti sardi 
  • 30 g di salame di cinghiale
  • Uno spicchio d’aglio
  • Un pezzetto di cipolla
  • Qualche fogliolina di salvia
  • Qualche foglia d’alloro
  • Un po’ di rosmarino
  • Una decina di castagne incise e fatte bollire in acqua con alloro e rosmarino
  • 150 g circa di fagioli borlotti surgelati o lessati (o indicativamente 60-65 g circa di fagioli secchi)
  • 2 manciate di Pecorino grattugiato
  • Sale q.b.
  • Olio evo q.b.
Se usate i fagioli secchi la sera precedente metteteli a bagno in acqua fredda. Il giorno dopo lessate i fagioli con un pezzetto di cipolla e qualche foglia di alloro lasciandoli un po’ al dente. Intanto incidete le castagne e lessatele in acqua salata, con l'aggiunta di qualche foglia d’alloro e un po’ di rosmarino. Quando sono quasi cotte, scolatele e sbucciatele. In una padella fate rosolare in un filino d’olio evo l’aglio schiacciato, poi aggiungete anche la salvia e il rosmarino e fate insaporire. Aggiungete poi il salame spezzettato e fate rosolare. Unite la pasta e insieme anche un po’ di acqua bollente. Portate a cottura come se fosse un risotto aggiungendo quando necessario acqua calda e tenendo presente che ci vorrà un po’ più del tempo di cottura previsto. A metà cottura aggiungete anche i fagioli e le castagne e una manciata di Pecorino. A fine cottura regolate di sale, impiattate e completate ancora con un po’ di Pecorino grattugiato.


Lo sapevate che gli Gnocchetti sardi …

...  sono la più classica delle paste sarde? Vengono chiamati in sardo malloreddus, hanno la forma di conchiglie rigate lunghe circa 2 cm e son fatti di farina di semola e acqua. Nel Sassarese sono chiamati cigiones o ciciones, nel Logudoro macarones caidos o macarones de punzu, nel Nuorese cravaos.
Da sempre i malloreddus sono stati il piatto tradizionale più preparato in Sardegna in tutte le occasioni più importanti, sia nelle feste e nelle sagre paesane, sia durante i matrimoni. Le massaie hanno preparato questo tipo di pasta fin dall'antichità. Il termine malloreddu è un diminutivo di malloru, che in sardo campidanese (Sardegna meridionale e centro-meridionale) significa toro. Di conseguenza, malloreddus vuol dire vitellini. La lavorazione manuale dei malloreddus in ambito domestico avviene impastando la semola di grano duro con l'acqua, poi si creano delle listarelle arrotolate di pasta della lunghezza di circa 15 cm, le quali vengono tagliate a cubetti. Dopodiché si ottiene la forma schiacciando i cubetti di pasta contro l'estremità di un cesto in paglia, detto su ciuliri (il setaccio) per ottenerli rigati, oppure per averli lisci basta schiacciarli semplicemente contro una base in legno. Se ne ricava un prodotto panciuto che nell'immaginario del mondo agropastorale assume la forma di piccoli vitelli (si pensi a espressioni quali bello grasso come un vitellino).

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