martedì 31 dicembre 2013

Ripercorrendo il 2013, l'augurio di un felice 2014!

~ ♪ Firework – Katy Perry ♪ ~

Come consuetudine, alla fine di ogni anno ci si ritrova a ripensare a come sono stati i 12 mesi precedenti, io posso dire che questo è stato un anno senza infamia e senza lode, niente da segnalare rispetto al 2012; è stato un anno tranquillo insomma. E negli ultimi giorni ho anche ripercorso queste pagine virtuali per dare un'occhiata a quello che è uscito dalla mia cucina negli ultimi mesi. E, come va tanto di moda in questi giorni, ho fatto un piccolo riassunto di quest'anno ormai volto al termine riportandovi per ogni mese quella che, secondo me, è stata la ricetta migliore. 
Un saluto al 2013 e un augurio a tutti voi che passate di qui di un felice 2014, che sia un anno pronto a regalarvi tutto ciò che desiderate!!! 

Non aspettare di finire l’università,
di innamorarti,
di trovare lavoro,
di sposarti,
di avere figli,
di vederli sistemati,
di perdere quei dieci chili,
che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina,
la primavera,
l’estate,
l’autunno o l’inverno.

Non c’è momento migliore di questo per essere felice.
La felicità è un percorso, non una destinazione.
Lavora come se non avessi bisogno di denaro,
ama come se non ti avessero mai ferito
e balla, come se non ti vedesse nessuno.
Ricordati che la pelle avvizzisce,
i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
Ma l’importante non cambia:
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela.
Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza.
Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida.
Finché sei vivo, sentiti vivo.

Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.

- Madre Teresa di Calcutta -

Gennaio

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Febbraio

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Marzo

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Aprile

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Maggio

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Giugno

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Agosto

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Settembre

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Ottobre

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Novembre

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Dicembre

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E, oltre alle ricette, come non ripensare con un po' di nostalgia anche alle meravigliose vacanze e alle gite fatte?! Eccole....

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sabato 21 dicembre 2013

Tartufini vegani al cocco: un dolce facilissimo e super veloce per Natale


Cercate un dolce delizioso e goloso da offrire ai vostri ospiti per il pranzo o la cena di Natale per fare un'ottima figura senza dover passare ore ed ore in cucina? Allora quello che fa per voi è la ricetta per preparare questi tartufi: sono facilissimi da fare e richiedono davvero poco tempo, ma sono così buoni, scioglievoli, con tutta la golosità del cioccolato e il tocco esotico del cocco e, in più, sono pure vegan per accontentare anche amici e parenti che non mangiano prodotti animali. E, se non dovesse piacervi il cocco, potete ricoprirli con la granella della frutta secca che preferite, con del cacao o con le codette colorate. 
Non so se riuscirò più a passare di qui causa impegni natalizi, quindi, ne approfitto ora per fare a tutti tantissimi auguri di un Felice Natale!!

Tartufini vegani al cocco


 Ingredienti:
  • 400 g di cioccolato fondente di buona qualità (min. 70% cacao)
  • 35 g di olio di cocco
  • 270 ml di latte di cocco o latte vegetale di frutta secca a piacere
  • 1-2 cucchiai di sciroppo concentrato di mele, malto d'orzo, succo d'agave o altro dolcificante a piacere (o, per i non vegan, miele)
  • Cocco rapè q.b.
Portare il latte di cocco a ebollizione, unire il cioccolato spezzettato, l’olio di cocco e il miele e mescolare fino a quando il cioccolato si sarà sciolto e la crema risulterà liscia ed omogenea.
Versare in una ciotola e far raffreddare (deve stare qualche ora in frigo a rassodare). Quando il composto sarà abbbastanza solido da poterlo lavorare con le mani, fare tante palline che andranno poi rotolate nel cocco rapè disposto in un piatto.

Lo sapevate che l’olio di cocco...
è un olio vegetale ottenuto a partire dalla polpa essiccata, detta anche copra, della noce di cocco? Si presenta solido al di sotto dei 24°, mentre assume un aspetto liquido a temperature superiori; inoltre, si ossida lentamente e perciò irrancidisce con difficoltà.
Tra gli oli vegetali è tra quelli che hanno la minore quantità di acidi grassi insaturi  e contiene circa il 90% di acidi grassi saturi, ma la maggior parte di essi sono a media catena e quindi non sono pericolosi per la salute poiché non innalzano i livelli di colesterolo cattivo. Secondo alcuni studi questo olio ha proprietà antitumorali e antivirali, antibatteriche e antifungine e nel 2008 è stato pubblicato uno studio rigardante l’utilizzo di olio di cocco nel trattamento di alcune malattie degenerative del cervello. L'olio di Cocco si presta poi ad un’infinità di usi. L'olio viene ampiamente utilizzato in medicina e nell'industria cosmetica grazie ai suoi effetti benefici su cute e capelli. Tradizionalmente è usato per curare e rendere lisci i capelli sfibrati o ispidi in paesi dal clima arido e molto soleggiato, dove i capelli sono fortemente aggrediti dagli elementi naturali, come in India. In campo industriale viene impiegato  per la produzione di saponi, schiume da barba, dentifrici, shampoo, bagnoschiuma, e detersivi meno aggressivi rispetto a quelli realizzati con i prodotti chimici tradizionali. In ambito alimentare l’olio di cocco viene utilizzato per la preparazione di margarine e burri vegetali e produrre prodotti da forno. Inoltre, in diverse tradizioni culinarie è usato comunemente per cucinare, soprattutto per la frittura nonostante il punto di fumo relativamente basso (177° C), ed è uno degli ingredienti per fare i curry del sud-est asiatico. E' stato anche testato come possibile biodiesel. 
fonte: il Web
sabato 14 dicembre 2013

Arancini con ragù vegan, buonissimi!

~ ♪ Like a rolling stone - Bob Dylan ♪ ~

Ho un fidanzato siciliano ormai da tempo immemore e così, con il passare del tempo, ho imparato a conoscere le tradizioni e le ricette della sua terra. E ho imparato che ieri, giorno di Santa Lucia, a casa sua, come in diverse zone della Sicilia (dove persiste ancora la tradizione) non si mangiano farinacei, ma è usanza consumare solo i famosi arancini di riso e la cuccìa. A casa dei miei suoceri la cuccìa si fa semplicemente bollendo il grano con i ceci e aggiungendo poi lo zucchero, mentre in altre parti della Sicilia la cuccìa diventa un dolce a base di grano bollito e ricotta di pecora o crema di latte bianca o al cioccolato. Viene guarnito con zuccata, cannella e pezzetti di cioccolato. La variante del trapanese poi consiste nel consumare il frumento bollito semplicemente con il cosiddetto "vino cotto", cioè il mosto di vino cotto fino alla sua riduzione e caramellizzazione. L'origine di questa tradizione la si fa risalire al 1646 quando fu attribuito a Santa Lucia il miracolo della fine della carestia a Siracusa. Si narra che una domenica di maggio di quell'anno una colomba fu vista volteggiare dentro la Cattedrale durante la Messa. Quando la colomba si posò sul soglio episcopale, una voce annunciò l'arrivo al porto di una nave carica di grano. La popolazione vide in quella nave la risposta della santa alle tante preghiere che le erano state rivolte. Per poter consumare il grano immediatamente questo non venne macinato, ma bollito e mangiato. Ed è proprio per ricordare quel giorno, che i siciliani tradizionalmente mangiano la cuccìa. Io ieri la cuccìa non l'ho preparata (anchè perchè non mi piace particolarmente, anche se vorrei provarla in una versione un po' arricchita), ma ho fatto gli arancini di riso proponendoli, però, in una versione totally veg con un meraviglioso “ragù” vegan che oltretutto è perfetto per ogni altra ricetta che preveda l'impiego di quello classico. Il mio fidanzato ha detto addirittura di preferirli a quelli fatti con il ragù di carne; e se sono piaciuti a lui, siciliano DOC e che oltretutto non impazzisce per le lenticchie, come posso non consigliarveli vivamente?

Arancini di riso veg


 Ingredienti per il ragù di lenticchie:
  • Un pezzo di carota
  • Un pezzo di gambo di sedano
  • Un pezzo di cipolla
  • 25 g di concentrato di pomodoro
  • 60 g di lenticchie secche, cotte con 2 foglie d’alloro
  • Un rametto di rosmarino
  • Un paio di foglie di salvia
  • Sale q.b.
  • Olio evo q.b.

 Ingredienti per una decina di arancini:
  • 30 g di piselli già cotti 
  • 310 g di riso a chicco tondo
  • 2 bustine di zafferano
  • 2 tazzine di farina 
  • Pangrattato q.b. (il mio era integrale, infatti la panatura è venuta un po' scura) 
  • Sale q.b.
  • Olio evo q.b.
Far cuocere il riso in poca acqua salata o brodo (coprire di acqua fino a un dito sopra il riso, così che, a cottura ultimata, l’amido rilasciato dal riso sarà stato assorbito da quest’ultimo che diventerà più appiccicoso). Sciogliere lo zafferano in 1/2 tazzina d'acqua o brodo e unire al riso. Mescolare aggiugendo anche 1-2 cucchiai d'olio e mettere a raffreddare. Intanto in una padella rosolare la cipolla, il sedano e la carota tritati con un filo d’olio evo. Aggiungere poi gli aromi tritati e le lenticchie e, dopo qualche minuto, il concentrato di pomodoro diluito in un bicchiere di brodo o acqua salata e far consumare il liquido (il ragù non dovrà risultare troppo liquido). Unire i piselli al sugo e, una volta che il riso si sarà raffreddato, dare la forma agli arancini mettendo un po’ di riso sul palmo della mano tenuta a conca, mettere un po’ di sugo e coprire con altro riso dandogli forma conica o tonda. Fare una pastella con la farina sbattuta con 2 tazzine d'acqua e passarvi gli arancini che poi andranno impanati con il pangrattato. La ricetta originale prevede che vengano fritti ma, poichè io non amo per niente friggere, li spruzzo con un goccino d’olio e li cuocio in forno per 15 minuti circa a 180°. Vengono buonissimi lo stesso!

Lo sapevate che l’arancino...

… o arancina è una specialità della cucina siciliana? Si tratta di una palla o di un cono di riso impanato e fritto, del diametro di 8-10 cm, farcito generalmente con ragù, mozzarella e piselli o prosciutto cotto e formaggio. Il nome deriva dalla forma originale e dal colore dorato tipico, che ricordano un'arancia, ma va detto che nella parte orientale dell'isola gli arancini hanno più spesso una forma conica. Essendo un prodotto popolare risulta difficile trovare un riferimento di qualche tipo su fonti storiche che possano chiarire con esattezza quali siano le origini e quali i processi che hanno portato al prodotto odierno con tutte le sue varianti. Tendenzialmente, poiché nelle ricette tradizionali è presente come costante l'uso dello zafferano, diversi autori ne hanno supposta una origine alto-medioevale, in particolare legato al periodo della dominazione musulmana, epoca in cui sarebbe stato introdotta nell'isola l'usanza di consumare riso e zafferano condito con erbe e carne. L'invenzione della panatura nella tradizione a sua volta viene spesso fatta risalire alla corte di Federico II, quando si cercava un modo per recare con sé la pietanza in viaggi e battute di caccia. La panatura croccante, infatti, assicurava un'ottima conservazione del riso e del condimento, oltre ad una migliore trasportabilità. Può darsi quindi che, inizialmente, l'arancino si sia caratterizzato come cibo da asporto, possibilmente anche per il lavoro in campagna. Ma la prima documentazione scritta che parli esplicitamente dell'arancina è il Dizionario siciliano-italiano di Giuseppe Biundi, il quale testimonia la presenza di "una vivanda dolce di riso fatta alla forma della melarancia". Questo dato può indurre a credere che l'arancina nascesse come dolce, presumibilmente durante le festività luciane, e solo in seguito divenisse una pietanza salata. In effetti pare che i primi acquisti di uno degli elementi tipici costituenti l'arancina salato, il pomodoro, siano datati al 1852, cinque anni prima l'edizione del Biundi: la diffusione di tale ortaggio e il suo uso massiccio nella gastronomia siciliana si deve ipotizzare sia successiva a tale data e - verosimilmente - nel 1857 non era ancora divenuto parte dell'arancino.
fonte: Wikpedia
venerdì 6 dicembre 2013

La perfezione fatta a biscotto!!!


Dicembre è arrivato e il Natale si avvicina, così oggi ho deciso di postare la ricetta dei miei biscotti al burro preferiti. Infatti, sono perfetti per riempire tanti sacchettini da infiocchettare e regalare in vista delle feste. Sono eccezionali in ogni variante: con gocce di cioccolato, frutta secca, glassati, ma anche semplici semplici senza aggiunta di altro. Io li trovo favolosi, si sciolgono in bocca, uno tira l'altro, e, proprio per questo motivo, non li faccio spesso visto che a casa nostra non durano mai più di due giorni e, considerando la quantità di burro (ingrediente che oltretutto compro molto di rado), non mi sembra il caso di esagerare. Quelli della ricetta sotto sono preparati con l'aggiunta di canditi, una variante che è stata più che apprezzata; fortunatamente erano da regalare e in casa ne sono rimasti pochi, ma li rifarò di sicuro prima di Natale. Del resto ogni tanto ci vuole qualche strappo alla regola, la dieta poi si rimanda a dopo le feste!!!

Biscottini ai canditi


 Ingredienti:
  • 100 g di farina 00
  • 100 g di fecola di patate
  • 125 g di burro freddo
  • 60 g di zucchero a velo
  • 70 g di scorza d’arancia candita (50 g tritata nell’impasto, 20 g per la decorazione)
  • Vaniglia
  • Scorza grattugiata di un'arancia
  • Un pizzico di sale
Mettere in una ciotola la farina, la fecola e lo zucchero setacciati a fontana. Aggiungere la vaniglia, il sale e la scorza e poi il burro freddo di frigorifero tagliato a pezzetti piccoli e iniziare a sfregarlo velocemente con le dita insieme alle polveri. Continuare ad impastare fino ad ottenere un impasto compatto ed omogeneo. A questo punto aggiungere anche i canditi tritati e formare una palla che andrà messa in frigo per almeno mezz'oretta. Stendere la frolla e formare i biscotti. Completare ogni biscotto con qualche pezzo di candito e infornare in forno caldo a 180° gradi per circa 15  minuti.

Lo sapevate che i canditi...

 ... si ottengono tramite canditura, un metodo di conservazione di parti di piante commestibili (solitamente frutta) mediante immersione in uno sciroppo di zucchero? La parola "candire" viene dall'arabo qandat, transcrizione della parola in sanscrito khandakah (cioè "zucchero"). Già le antiche culture della Cina e della Mesopotamia conoscevano la conservazione mediante zuccheri (sciroppo di palma e miele). Spesso era l'unico metodo di conservazione conosciuto: gli antichi Romani mantenevano addirittura il pesce immergendolo nel miele. I veri precursori della canditura moderna sono gli arabi, che servivano agrumi e rose candite durante i loro banchetti. Con la dominazione araba di parti del Sud Europa, la canditura si fece strada in Occidente. I primi documenti che testimoniano l'uso di frutta candita in Europa risalgono al Cinquecento. All'epoca, i canditi venivano assimilati alle spezie. In Italia, diventano un ingrediente cardine di alcuni dei dolci più famosi della tradizione culinaria: tra questi, il panettone milanese e la cassata siciliana.

fonte: Wikipedia

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