martedì 31 dicembre 2013

Ripercorrendo il 2013, l'augurio di un felice 2014!

~ ♪ Firework – Katy Perry ♪ ~

Come consuetudine, alla fine di ogni anno ci si ritrova a ripensare a come sono stati i 12 mesi precedenti, io posso dire che questo è stato un anno senza infamia e senza lode, niente da segnalare rispetto al 2012; è stato un anno tranquillo insomma. E negli ultimi giorni ho anche ripercorso queste pagine virtuali per dare un'occhiata a quello che è uscito dalla mia cucina negli ultimi mesi. E, come va tanto di moda in questi giorni, ho fatto un piccolo riassunto di quest'anno ormai volto al termine riportandovi per ogni mese quella che, secondo me, è stata la ricetta migliore. 
Un saluto al 2013 e un augurio a tutti voi che passate di qui di un felice 2014, che sia un anno pronto a regalarvi tutto ciò che desiderate!!! 

Non aspettare di finire l’università,
di innamorarti,
di trovare lavoro,
di sposarti,
di avere figli,
di vederli sistemati,
di perdere quei dieci chili,
che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina,
la primavera,
l’estate,
l’autunno o l’inverno.

Non c’è momento migliore di questo per essere felice.
La felicità è un percorso, non una destinazione.
Lavora come se non avessi bisogno di denaro,
ama come se non ti avessero mai ferito
e balla, come se non ti vedesse nessuno.
Ricordati che la pelle avvizzisce,
i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
Ma l’importante non cambia:
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela.
Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza.
Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida.
Finché sei vivo, sentiti vivo.

Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.

- Madre Teresa di Calcutta -

Gennaio

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Febbraio

http://pane-e-marmellata.blogspot.it/2013/02/finti-bastoncini-su-crema-di-fagioli.html

Marzo

http://pane-e-marmellata.blogspot.it/2013/03/poco-tempo-per-fare-gli-gnocchi.html

Aprile

http://pane-e-marmellata.blogspot.it/2013/04/nei-prati-caccia-di-pisacan.html

Maggio

http://pane-e-marmellata.blogspot.it/2013/05/la-primavera-e-solo-nel-piatto.html


Giugno

http://pane-e-marmellata.blogspot.it/2013/06/di-ritorno.html

Agosto

http://pane-e-marmellata.blogspot.it/2013/08/di-mare-di-contrasti-e-di-rientri.html

Settembre

http://pane-e-marmellata.blogspot.it/2013/09/zucchine-al-pomodoro-fresco-e-feta.html

Ottobre

http://pane-e-marmellata.blogspot.it/2013/10/la-frolla-vegan-perfetta-e-settimana.html


Novembre

http://pane-e-marmellata.blogspot.it/2013/11/un-nuovo-look-e-la-ricetta-cui-sono-piu.html

Dicembre

http://pane-e-marmellata.blogspot.it/2013/12/la-perfezione-fatta-biscotto.html


E, oltre alle ricette, come non ripensare con un po' di nostalgia anche alle meravigliose vacanze e alle gite fatte?! Eccole....

http://pane-e-marmellata.blogspot.it/2013/07/puglia-e-italia-delle-meraviglie.htmlhttp://pane-e-marmellata.blogspot.it/2013/01/un-inizio-anno-allinsegna-dellarte.html
  
http://pane-e-marmellata.blogspot.it/2013/10/barcellona-finalmente.html


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sabato 21 dicembre 2013

Tartufini vegani al cocco: un dolce facilissimo e super veloce per Natale


Cercate un dolce delizioso e goloso da offrire ai vostri ospiti per il pranzo o la cena di Natale per fare un'ottima figura senza dover passare ore ed ore in cucina? Allora quello che fa per voi è la ricetta per preparare questi tartufi: sono facilissimi da fare e richiedono davvero poco tempo, ma sono così buoni, scioglievoli, con tutta la golosità del cioccolato e il tocco esotico del cocco e, in più, sono pure vegan per accontentare anche amici e parenti che non mangiano prodotti animali. E, se non dovesse piacervi il cocco, potete ricoprirli con la granella della frutta secca che preferite, con del cacao o con le codette colorate. 
Non so se riuscirò più a passare di qui causa impegni natalizi, quindi, ne approfitto ora per fare a tutti tantissimi auguri di un Felice Natale!!

Tartufini vegani al cocco


 Ingredienti:
  • 400 g di cioccolato fondente di buona qualità (min. 70% cacao)
  • 35 g di olio di cocco
  • 270 ml di latte di cocco o latte vegetale di frutta secca a piacere
  • 1-2 cucchiai di sciroppo concentrato di mele, malto d'orzo, succo d'agave o altro dolcificante a piacere (o, per i non vegan, miele)
  • Cocco rapè q.b.
Portare il latte di cocco a ebollizione, unire il cioccolato spezzettato, l’olio di cocco e il miele e mescolare fino a quando il cioccolato si sarà sciolto e la crema risulterà liscia ed omogenea.
Versare in una ciotola e far raffreddare (deve stare qualche ora in frigo a rassodare). Quando il composto sarà abbbastanza solido da poterlo lavorare con le mani, fare tante palline che andranno poi rotolate nel cocco rapè disposto in un piatto.

Lo sapevate che l’olio di cocco...
è un olio vegetale ottenuto a partire dalla polpa essiccata, detta anche copra, della noce di cocco? Si presenta solido al di sotto dei 24°, mentre assume un aspetto liquido a temperature superiori; inoltre, si ossida lentamente e perciò irrancidisce con difficoltà.
Tra gli oli vegetali è tra quelli che hanno la minore quantità di acidi grassi insaturi  e contiene circa il 90% di acidi grassi saturi, ma la maggior parte di essi sono a media catena e quindi non sono pericolosi per la salute poiché non innalzano i livelli di colesterolo cattivo. Secondo alcuni studi questo olio ha proprietà antitumorali e antivirali, antibatteriche e antifungine e nel 2008 è stato pubblicato uno studio rigardante l’utilizzo di olio di cocco nel trattamento di alcune malattie degenerative del cervello. L'olio di Cocco si presta poi ad un’infinità di usi. L'olio viene ampiamente utilizzato in medicina e nell'industria cosmetica grazie ai suoi effetti benefici su cute e capelli. Tradizionalmente è usato per curare e rendere lisci i capelli sfibrati o ispidi in paesi dal clima arido e molto soleggiato, dove i capelli sono fortemente aggrediti dagli elementi naturali, come in India. In campo industriale viene impiegato  per la produzione di saponi, schiume da barba, dentifrici, shampoo, bagnoschiuma, e detersivi meno aggressivi rispetto a quelli realizzati con i prodotti chimici tradizionali. In ambito alimentare l’olio di cocco viene utilizzato per la preparazione di margarine e burri vegetali e produrre prodotti da forno. Inoltre, in diverse tradizioni culinarie è usato comunemente per cucinare, soprattutto per la frittura nonostante il punto di fumo relativamente basso (177° C), ed è uno degli ingredienti per fare i curry del sud-est asiatico. E' stato anche testato come possibile biodiesel. 
fonte: il Web
sabato 14 dicembre 2013

Arancini con ragù vegan, buonissimi!

~ ♪ Like a rolling stone - Bob Dylan ♪ ~

Ho un fidanzato siciliano ormai da tempo immemore e così, con il passare del tempo, ho imparato a conoscere le tradizioni e le ricette della sua terra. E ho imparato che ieri, giorno di Santa Lucia, a casa sua, come in diverse zone della Sicilia (dove persiste ancora la tradizione) non si mangiano farinacei, ma è usanza consumare solo i famosi arancini di riso e la cuccìa. A casa dei miei suoceri la cuccìa si fa semplicemente bollendo il grano con i ceci e aggiungendo poi lo zucchero, mentre in altre parti della Sicilia la cuccìa diventa un dolce a base di grano bollito e ricotta di pecora o crema di latte bianca o al cioccolato. Viene guarnito con zuccata, cannella e pezzetti di cioccolato. La variante del trapanese poi consiste nel consumare il frumento bollito semplicemente con il cosiddetto "vino cotto", cioè il mosto di vino cotto fino alla sua riduzione e caramellizzazione. L'origine di questa tradizione la si fa risalire al 1646 quando fu attribuito a Santa Lucia il miracolo della fine della carestia a Siracusa. Si narra che una domenica di maggio di quell'anno una colomba fu vista volteggiare dentro la Cattedrale durante la Messa. Quando la colomba si posò sul soglio episcopale, una voce annunciò l'arrivo al porto di una nave carica di grano. La popolazione vide in quella nave la risposta della santa alle tante preghiere che le erano state rivolte. Per poter consumare il grano immediatamente questo non venne macinato, ma bollito e mangiato. Ed è proprio per ricordare quel giorno, che i siciliani tradizionalmente mangiano la cuccìa. Io ieri la cuccìa non l'ho preparata (anchè perchè non mi piace particolarmente, anche se vorrei provarla in una versione un po' arricchita), ma ho fatto gli arancini di riso proponendoli, però, in una versione totally veg con un meraviglioso “ragù” vegan che oltretutto è perfetto per ogni altra ricetta che preveda l'impiego di quello classico. Il mio fidanzato ha detto addirittura di preferirli a quelli fatti con il ragù di carne; e se sono piaciuti a lui, siciliano DOC e che oltretutto non impazzisce per le lenticchie, come posso non consigliarveli vivamente?

Arancini di riso veg


 Ingredienti per il ragù di lenticchie:
  • Un pezzo di carota
  • Un pezzo di gambo di sedano
  • Un pezzo di cipolla
  • 25 g di concentrato di pomodoro
  • 60 g di lenticchie secche, cotte con 2 foglie d’alloro
  • Un rametto di rosmarino
  • Un paio di foglie di salvia
  • Sale q.b.
  • Olio evo q.b.

 Ingredienti per una decina di arancini:
  • 30 g di piselli già cotti 
  • 310 g di riso a chicco tondo
  • 2 bustine di zafferano
  • 2 tazzine di farina 
  • Pangrattato q.b. (il mio era integrale, infatti la panatura è venuta un po' scura) 
  • Sale q.b.
  • Olio evo q.b.
Far cuocere il riso in poca acqua salata o brodo (coprire di acqua fino a un dito sopra il riso, così che, a cottura ultimata, l’amido rilasciato dal riso sarà stato assorbito da quest’ultimo che diventerà più appiccicoso). Sciogliere lo zafferano in 1/2 tazzina d'acqua o brodo e unire al riso. Mescolare aggiugendo anche 1-2 cucchiai d'olio e mettere a raffreddare. Intanto in una padella rosolare la cipolla, il sedano e la carota tritati con un filo d’olio evo. Aggiungere poi gli aromi tritati e le lenticchie e, dopo qualche minuto, il concentrato di pomodoro diluito in un bicchiere di brodo o acqua salata e far consumare il liquido (il ragù non dovrà risultare troppo liquido). Unire i piselli al sugo e, una volta che il riso si sarà raffreddato, dare la forma agli arancini mettendo un po’ di riso sul palmo della mano tenuta a conca, mettere un po’ di sugo e coprire con altro riso dandogli forma conica o tonda. Fare una pastella con la farina sbattuta con 2 tazzine d'acqua e passarvi gli arancini che poi andranno impanati con il pangrattato. La ricetta originale prevede che vengano fritti ma, poichè io non amo per niente friggere, li spruzzo con un goccino d’olio e li cuocio in forno per 15 minuti circa a 180°. Vengono buonissimi lo stesso!

Lo sapevate che l’arancino...

… o arancina è una specialità della cucina siciliana? Si tratta di una palla o di un cono di riso impanato e fritto, del diametro di 8-10 cm, farcito generalmente con ragù, mozzarella e piselli o prosciutto cotto e formaggio. Il nome deriva dalla forma originale e dal colore dorato tipico, che ricordano un'arancia, ma va detto che nella parte orientale dell'isola gli arancini hanno più spesso una forma conica. Essendo un prodotto popolare risulta difficile trovare un riferimento di qualche tipo su fonti storiche che possano chiarire con esattezza quali siano le origini e quali i processi che hanno portato al prodotto odierno con tutte le sue varianti. Tendenzialmente, poiché nelle ricette tradizionali è presente come costante l'uso dello zafferano, diversi autori ne hanno supposta una origine alto-medioevale, in particolare legato al periodo della dominazione musulmana, epoca in cui sarebbe stato introdotta nell'isola l'usanza di consumare riso e zafferano condito con erbe e carne. L'invenzione della panatura nella tradizione a sua volta viene spesso fatta risalire alla corte di Federico II, quando si cercava un modo per recare con sé la pietanza in viaggi e battute di caccia. La panatura croccante, infatti, assicurava un'ottima conservazione del riso e del condimento, oltre ad una migliore trasportabilità. Può darsi quindi che, inizialmente, l'arancino si sia caratterizzato come cibo da asporto, possibilmente anche per il lavoro in campagna. Ma la prima documentazione scritta che parli esplicitamente dell'arancina è il Dizionario siciliano-italiano di Giuseppe Biundi, il quale testimonia la presenza di "una vivanda dolce di riso fatta alla forma della melarancia". Questo dato può indurre a credere che l'arancina nascesse come dolce, presumibilmente durante le festività luciane, e solo in seguito divenisse una pietanza salata. In effetti pare che i primi acquisti di uno degli elementi tipici costituenti l'arancina salato, il pomodoro, siano datati al 1852, cinque anni prima l'edizione del Biundi: la diffusione di tale ortaggio e il suo uso massiccio nella gastronomia siciliana si deve ipotizzare sia successiva a tale data e - verosimilmente - nel 1857 non era ancora divenuto parte dell'arancino.
fonte: Wikpedia
venerdì 6 dicembre 2013

La perfezione fatta a biscotto!!!


Dicembre è arrivato e il Natale si avvicina, così oggi ho deciso di postare la ricetta dei miei biscotti al burro preferiti. Infatti, sono perfetti per riempire tanti sacchettini da infiocchettare e regalare in vista delle feste. Sono eccezionali in ogni variante: con gocce di cioccolato, frutta secca, glassati, ma anche semplici semplici senza aggiunta di altro. Io li trovo favolosi, si sciolgono in bocca, uno tira l'altro, e, proprio per questo motivo, non li faccio spesso visto che a casa nostra non durano mai più di due giorni e, considerando la quantità di burro (ingrediente che oltretutto compro molto di rado), non mi sembra il caso di esagerare. Quelli della ricetta sotto sono preparati con l'aggiunta di canditi, una variante che è stata più che apprezzata; fortunatamente erano da regalare e in casa ne sono rimasti pochi, ma li rifarò di sicuro prima di Natale. Del resto ogni tanto ci vuole qualche strappo alla regola, la dieta poi si rimanda a dopo le feste!!!

Biscottini ai canditi


 Ingredienti:
  • 100 g di farina 00
  • 100 g di fecola di patate
  • 125 g di burro freddo
  • 60 g di zucchero a velo
  • 70 g di scorza d’arancia candita (50 g tritata nell’impasto, 20 g per la decorazione)
  • Vaniglia
  • Scorza grattugiata di un'arancia
  • Un pizzico di sale
Mettere in una ciotola la farina, la fecola e lo zucchero setacciati a fontana. Aggiungere la vaniglia, il sale e la scorza e poi il burro freddo di frigorifero tagliato a pezzetti piccoli e iniziare a sfregarlo velocemente con le dita insieme alle polveri. Continuare ad impastare fino ad ottenere un impasto compatto ed omogeneo. A questo punto aggiungere anche i canditi tritati e formare una palla che andrà messa in frigo per almeno mezz'oretta. Stendere la frolla e formare i biscotti. Completare ogni biscotto con qualche pezzo di candito e infornare in forno caldo a 180° gradi per circa 15  minuti.

Lo sapevate che i canditi...

 ... si ottengono tramite canditura, un metodo di conservazione di parti di piante commestibili (solitamente frutta) mediante immersione in uno sciroppo di zucchero? La parola "candire" viene dall'arabo qandat, transcrizione della parola in sanscrito khandakah (cioè "zucchero"). Già le antiche culture della Cina e della Mesopotamia conoscevano la conservazione mediante zuccheri (sciroppo di palma e miele). Spesso era l'unico metodo di conservazione conosciuto: gli antichi Romani mantenevano addirittura il pesce immergendolo nel miele. I veri precursori della canditura moderna sono gli arabi, che servivano agrumi e rose candite durante i loro banchetti. Con la dominazione araba di parti del Sud Europa, la canditura si fece strada in Occidente. I primi documenti che testimoniano l'uso di frutta candita in Europa risalgono al Cinquecento. All'epoca, i canditi venivano assimilati alle spezie. In Italia, diventano un ingrediente cardine di alcuni dei dolci più famosi della tradizione culinaria: tra questi, il panettone milanese e la cassata siciliana.

fonte: Wikipedia

domenica 24 novembre 2013

Un nuovo look e la ricetta a cui sono più legata per festeggiare i due anni di blog

~Sunrise - Norah Jones~

Sono trascorsi ormai due anni da quando, un po' per gioco, ho pubblicato il primo post su questo mio piccolo spazio virtuale. Da allora ho scoperto e sperimentato tante cose nuove in cucina, anche se tanto ho ancora da imparare. Spesso resto a bocca aperta guardando le foto dei piatti di altre food blogger e spero anch'io di migliorare ancora per avvicinarmi ai loro risultati. Qualche passo avanti credo di averlo fatto rispetto a due anni fa: in cucina sicuramente, con il blog ci sto lavorando. E, per questo motivo e per festeggiare il secondo blog compleanno, ho deciso di rinnovare il layout che, ad essere sincera, era da un po' che non mi convinceva più. Un restyling ispirato anche ad una mia progressiva presa di coscienza: una riscoperta della natura e del valore delle cose semplici e genuine. E, infatti, ho scelto la locuzione 'cooking with Nature' per sottolineare ciò che, invece, spesso si dimentica, e cioè che la prima artefice di un buon piatto è prima di tutto Madre Natura che ci offre una quantità infinita di cereali, ortaggi, frutta, semi...., alimenti preziosi che aricchiscono i nostri piatti e ci aiutano a mantenerci in salute. E, proprio per tutto quello che ci mette a disposizione (e non solo in cucina: come non pensare, ad esempio, ai colori di un tramonto, all'immensità del mare o al sorriso di un bambino?), merita profondo rispetto. Un rispetto che oggi non vedo più da parte delle persone: quando si va al supermercato non ci si sofferma mai a pensare al duro lavoro delle stagioni e dell'uomo per portare in tavola una mela, la farina per fare il pane, o la pasta; oltretutto in agricoltura si usano prodotti chimici sempre più distruttivi che impoveriscono e distruggono il suolo e i delicati equilibri tra gli esseri viventi e si cerca di piegare la Natura ai propri bisogni, non ricordando che Lei è più forte, come ormai sempre più spesso ci ricorda. Non dobbiamo dimenticare che solo rispettandola si può garantire un futuro migliore ai nostri figli! In cucina poi trovo sia importante cercare di preferire i prodotti del nostro territorio, ottenuti con il lavoro di persone che mettono in quello che fanno passione, impegno, dedizione ma, soprattutto, ricerca della qualità, il tutto in armonia con la Natura. E ce ne sono ancora di realtà di questo tipo! Credo fermamente al fatto che non si può realizzare un buon piatto se non si usano ingredienti eccellenti e questa convinzione mi ha anche portato a cambiare il modo di fare la spesa: non amo più tanto andare a far la spesa nell'enorme e freddo supermercato, preferisco il piccolo negozio in cui puoi stabilire un contatto con le persone, sai che i proprietari stanno attenti a cosa offrono, credono nella genuinità di quello che vendono e cercano di accertarsene di persona, o anche comprare direttamente dal piccolo produttore che sai come lavora o, ancora, acquistare la farina nel mulino che usa macine a pietra in cui senti ancora tutto il profumo dei cereali; insomma, cerco di prestare attenzione a cosa metto nel carrello e questo ovviamente si riflette anche sul modo in cui cucino. E questo, non solo per una questione di gusto, ma anche di salute!
E, come omaggio al mio blog e ai prodotti genuini che ti fanno stare bene, oggi riporto una ricetta speciale, la ricetta a cui sono più legata in assoluto, quella che mi ha fatto decidere di chiamare questo blog 'pane&marmellata': la ricetta della marmellata di pesche e pere della nonna, la più buona del mondo per me, una marmellata che mi riporta alla mente i felici anni dell'infanzia, quando la mia merenda preferita era fatta di buon pane spalmato di questa meravigliosa marmellata. E' una ricetta semplice, ma davvero speciale!!!

Pane&marmellata


 Ingredienti per il pan bauletto semintegrale di farro:
  • 300 g di farina integrale di farro
  • 200 g di farina bianca di farro
  • 250 g di acqua tiepida
  • 2 g di lievito di birra secco o 7 g di lievito fresco (io lo faccio con la pasta madre essiccata)
  • 55 g di olio extravergine d’oliva
  • 1 cucchiaio di malto o miele
  • 1 cucchiaino di sale
In una ciotola sciogliere il lievito con l’acqua ed il malto (se usate la pasta madre essiccata non serve scioglierla in acqua ma basta mescolarla alla farina). Far riposare 5 minuti. Aggiungerlo alla ciotola con la farina ed iniziare ad impastare. Unire poi l'olio ed il sale e continuare ad impastare fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Coprire con un canovaccio inumidito e far lievitare per 5 ore. Trascorso questo tempo, stendere l'impasto con le mani fino ad ottenere un rettangolo avente la stessa lunghezza dello stampo da plumcake, poi arrotolarlo prendendo dal lato più lungo e metterlo nello stampo foderato di carta da forno. Far lievitare un'altra ora. Infine, infornare nel forno caldo a 180° e cuocere per circa 45-50 minuti.

Ingredienti per la marmellata più buona del mondo:
  • 2 kg di pere
  • 2 kg di pesche
  • 2 kg e 800 g di zucchero (io preferisco quello integrale di canna, mia nonna usa quello bianco)
  • Vaniglia

Far macerare la frutta tagliata a pezzi con lo zucchero e la vaniglia per almeno 3 ore. Intanto sterilizzare i vasetti facendoli bollire qualche minuto nell’acqua bollente e farli asciugare bene. Mettere sul fuoco la frutta, far bollire un’ora circa e poi passarla col passaverdura. Mettere nuovamente sul fuoco e fare cuocere fino al raggiungimento della consistenza voluta (fare la prova piattino per controllare la densità: se un cucchiaino di marmellata messo su un piattino inclinato cola lentamente, allora si può togliere dal fuoco).  Invasare la marmellata ancora calda aiutandosi con un imbuto. Se la marmellata cola sul bordo dei vasi dove si avvita il coperchio, pulirli con cura. Chiudere i vasetti, metterli in una grossa pentola con dei canovacci per evitare che sbattendo tra di loro si rompano e coprirli di acqua fino ad almeno 5 cm sopra i coperchi e farli bollire per 20 minuti dall'ebollizione. Controllare che si sia creato il sottovuoto e conservare in un luogo fresco.
Lo sapevate che la marmellata...

... indica una preparazione semisolida dolce, o più raramente agrodolce, a base di vegetali a pezzetti e zucchero e cotta a lungo? Nella grande maggioranza dei casi è a base di frutta, ma non mancano esempi differenti come la marmellata di pomodori rossi o verdi oppure quella di rabarbaro. Dal 1982, per effetto di una direttiva comunitaria, solo prodotti ottenuti da agrumi possono essere venduti nell'Unione Europea con la denominazione di "marmellata", mentre tutte le altre preparazioni vanno chiamate confettura. Il nome marmellata deriva dalla parola portoghese marmelo, per mela cotogna (dal greco "mela di miele" ). Diffusa in quasi ogni paese, ha generato una serie di leggende sulla sua origine, che spesso coinvolgono personaggi reali come Elisabetta d'Inghilterra o Caterina de' Medici. In realtà, già gli antichi greci conservavano le mele cotogne cuocendole lentamente per addensare gli zuccheri contenuti. L'addensamento del composto ottenuto si ha durante il raffreddamento, per azione della pectina. È da notare comunque che, prima dell'avvento dello zucchero, evento alquanto recente, l'unico dolcificante conosciuto oltre ai succhi di frutta era il miele, materiale costosissimo, usato dai ceti poveri come merce di scambio per avere prodotti essenziali, piuttosto che per il consumo diretto. Il termine "mela di miele" non deriverebbe perciò dall'aggiunta di miele, ma per il fatto che la polpa del frutto che è praticamente immangiabile anche in fase di maturità, pochissimo dolce, dura, e piuttosto acre, subisce con la cottura, prima di qualsiasi aggiunta di eventuali addolcenti, una trasformazione drastica degli zuccheri a lunga catena contenuti (quindi "poco dolci") in zuccheri decisamente "dolci", con uno spiccato profumo di miele.
Una preparazione affine è quella della canditura della frutta o della verdura, considerata un regalo principesco nello stesso periodo. È tuttavia probabile che entrambe le tecniche siano ben più antiche: la cottura e, insieme, la concentrazione degli zuccheri assicurano una lunga conservazione della frutta, altrimenti impossibile in epoche prive di sistemi di refrigerazione.
fonte: Wikipedia
 
lunedì 18 novembre 2013

Hamburger vegan con cappuccio viola e quenelles di spuma di bagnetto verde


.: Violet - Savage Garden  :.
 
Come si può facilmente intuire dando un'occhiata alla pagina delle mie ricette di secondi, non sono una grande mangiatrice di carne. Non sono vegana, ma se posso sostituire la carne o il pesce con qualche altro tipo di proteina lo faccio sempre volentieri, oltretutto non esssendo, nè io, nè il mio compagno, particolarmente amanti di questi alimenti (senza entrare qui nel merito del discorso etico e salutistico che sta alla base della scelta vegetariana che meriterebbe un ampio spazio di approfondimento). Diciamo che propendo per un'alimentazione quasi vegetariana, considerando che al massimo mangio una volta alla settimana pesce e una volta carne (che molto raramente è rossa) che oltretutto non cucino praticamente mai io. Se mi trovo davanti la carne la mangio, ma io la cucino quasi solo quando abbiamo ospiti, e devo dire che difficilmente mi viene voglia di una bella bistecca (che in passato, invece, mangiavo decisamente più spesso rispetto ad ora). E la ricetta di oggi nasce proprio per trovare un'alternativa gustosa e sfiziosa alla carne. Ne è uscito un piatto con un mix di colori brillanti, davvero buonissimo e decisamente salutare!!! Secondo me non ha niente da invidiare all'hamburger di carne in quanto a gusto e nutrimento!!!

Hamburger vegan con cappuccio viola e quenelles di bagnetto verde




Ingredienti per gli hamburger:
  • 200 g di lenticchie verdi secche, cotte e scolate
  • Un pezzetto di cipolla
  • Qualche foglia di salvia
  • Qualche foglia di alloro
  • Mezzo cucchiaino di curcuma
  • Mezzo cucchiaino di paprika dolce
  • La punta di un cucchiaino di curry dolce
  • Uno spicchio d’aglio
  • Un rametto di rosmarino
  • Pangrattato q.b.
  • Olio evo q.b.
  • Sale q.b.
Ingredienti per il cavolo cappuccio saltato alla salvia:
  • 200 g di cavolo cappuccio viola
  • Uno spicchio d’aglio
  • Un pezzetto di cipolla
  • Qualche foglia di salvia
  • Olio evo q.b.
  • Sale q.b.
Ingredienti per la spuma di bagnetto verde vegan:
  • 100 g di prezzemolo
  • Uno spicchio d’aglio
  • 1,5 cucchiai d'aceto
  • 100 g di mollica di pane
  • 8 cucchiai d'olio 

Far rosolare in una padella la cipolla tritata e le spezie con un filo d'olio evo. Aggiungere le lenticchie, la salvia e l'alloro e far insaporire per qualche minuto. Regolare di sale, trasferire le lenticchie nel mixer e frullarle. Dopodichè, aggiungere tanto pangrattato quanto ne serve per ottenere un composto che permetta di formare degli hamburger con le mani. 
Per il cappuccio saltato, far rosolare in una padella l'aglio e la cipolla tritata finemente con un filo d'olio evo. Aggiungere la salvia e il cavolo cappuccio tagliato a striscioline sottili, far insaporire, regolare di sale, unire una tazzina d'acqua, coprire e portare a cottura.
Intanto preparare la spuma di bagnetto: far ammollare il pane nell'aceto e olio. Una volta ammorbidito, metterlo insieme al prezzemolo e all'aglio nel bicchiere del frullatore ad immersione e frullare fino ad ottenere una spuma ben amalgamata.
Una volta che gli hamburger ed il cavolo saranno pronti, in una padella far rosolare l'aglio e il rosmarino con un filo d'olio evo e poi aggiungere gli hamburger così che si insaporiscano ben bene. Comporre i piatti con gli hamburger, il cappuccio e aggiungervi qualche quenelle di spuma di bagnetto fatta con l'ausilio di 2 cucchiai (in pratica si prende un po' di spuma con un cucchiaio e poi la si gira per qualche volta tra i cucchiai tenuti tra le mani in senso opposto facendole assumere una forma ovoidale).

Lo sapevate che un hamburger vegetariano…

... o veggie burger è un impasto simile all'hamburger, ma che non contiene carne? L'impasto di un veggie burger può essere fatto, per esempio, con verdura, proteine vegetali tessurizzate (soia), legumi, noci, latticini e derivati, funghi, grano e uova. L'origine del nome veggie burger viene fatta risalire al 1982 ad opera del londinese Gregory Sams, che chiamò un hamburger vegetale VegeBurger. Sams e suo fratello Craig aprirono un ristorante vegetariano a Paddington negli anni sessanta. Un ipermercato Carrefour, a Southampton, ha venduto 2000 confezioni di veggie burger nelle prime tre settimane dopo il lancio. Ormai da qualche anno anche le grandi catene di fast food hanno introdotto versioni vegane dell'hamburger.
fonte: Wikipedia

sabato 9 novembre 2013

Crostatine ai Funghi, Taleggio e Prosciutto


.: Quando finisce così - Neffa  :.
 
Ecco un'idea per un antipasto della stagione fredda: crostatine di brisè con un ricco ripieno di funghi, taleggio e prosciutto. Friabili e gustose!! E, se volete un'alternativa alla pasta brisè classica, potete anche provare a farle con la brisè all'olio evo (qui la ricetta), verranno buonissime lo stesso!!!

Crostatine ai Funghi, Taleggio e Prosciutto



Ingredienti per la pasta brisè (per 5 crostatine):
  • 250 g di farina 00
  • 125 g di burro freddo di frigo
  • Un pizzico di sale
  • 65 g di acqua fredda
Ingredienti per il ripieno:
  • 15 g di funghi porcini secchi
  • Uno spicchio d’aglio
  • Un rametto di rosmarino tritato finemente
  • Un pezzetto di cipolla tritata finemente
  • Taleggio q.b.
  • Prosciutto cotto q.b.
  • Olio evo q.b.
  • Sale q.b.
Per prima cosa, mettere in ammollo in acqua tiepida i funghi per una mezz’oretta. Dopodichè, frullare nel mixer la farina, il burro a pezzetti e il sale fino ad ottenere uno sfarinato con cui farete la classica fontana. Aggiungere poco per volta l'acqua ed impastare velocemente fino ad ottenere un impasto omogeneo. Avvolgere la brisè in un foglio di pellicola e lasciarla riposare in frigo per almeno mezz'ora - 40 minuti. Nel frattempo, far rosolare in una padella l'aglio, la cipolla ed il rosmarino con un filo d'olio evo. Aggiungere i funghi sciacquati e portarli a cottura. Una volta che i funghi saranno cotti, metterli in una ciotola e, quando si saranno raffreddati, aggiungervi il taleggio e il prosciutto tagliati a pezzetti e mescolare bene. Stendere la pasta negli stampini per tartellette (tenendone da parte un po' per la griglia) e disporre un po' di farcia in ogni tartelletta. Creare delle strisce con l’impasto avanzato con cui ricoprire le crostatine. Cuocere per 30 minuti circa nel ripiano più basso del forno.

Lo sapevate che il Taleggio…

... è un formaggio a Denominazione di origine protetta (DOP) che prende il nome dall’omonima valle, situata nell’alto bergamasco? La produzione di questo formaggio nasce dall'esigenza degli abitanti della zona di conservare il latte che avevano in eccesso. Inizialmente il formaggio così prodotto veniva chiamato “stracchino”, nome che per secoli in Lombardia ha contraddistinto, più che un determinato formaggio, in generale tutti i formaggi molli a forma quadrata. Il termine deriva dall’espressione dialettale "stracch", che significa stanco, e allude probabilmente alle condizioni delle mucche che giungevano in pianura dopo un lungo periodo estivo di permanenza in alpeggio. Il nome Taleggio risale invece ai primi del ‘900, quando i casari della valle omonima sentirono la necessità di distinguere i loro formaggi da quelli provenienti da altre zone, soprattutto sotto la spinta di Amilcare Arrigoni, che, nativo di Olda in Val Taleggio, emigrò e fece fortuna in Francia nel campo della ristorazione. Tornato in Italia all'inizio del secolo, si adoperò per valorizzare la sua valle iniziando appunto dal Taleggio. È l’inizio del percorso che ha portato questa specialità al riconoscimento della Denominazione di Origine (D.O.) nel 1988, cui è seguita nel 1996 la Denominazione di origine protetta (D.O.P.). Attualmente, la produzione, che è stata per secoli esclusivamente montana, si è estesa progressivamente nella Pianura Padana, dove numerosi caseifici hanno conciliato le metodiche tradizionali con le innovazioni tecnologiche. L’incarico di vigilanza sulla produzione e sulla commercializzazione del Taleggio è affidato, dal 1981, al Consorzio di Tutela del formaggio Taleggio (CTT).
fonte: Wikipedia

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