venerdì 25 gennaio 2013

Risotto alla zucca e porro con fave di cacao



Altro risottino.... lo so che compare spesso come protagonista dei miei post ma mi piace così tanto!!!! poi questo di oggi in particolare non potevo non proporvelo perchè l'ho trovato davvero favoloso … sarà anche perché ha 3 ingredienti che adoro: la zucca che conferisce cremosità e dolcezza al risotto, i porri che lo arricchiscono con il loro intenso sapore e le fave di cacao che gli danno un tocco di amaro e croccantezza che completa l'opera... devo dire che è stato un abbinamento perfetto....

Risotto alla zucca e porro con fave di cacao


Ingredienti:
  • 160 g di riso vialone nano
  •  170 g di zucca pulita
  • Un porro grande o 2 piccoli
  • Uno spicchio d’aglio
  • 2-3 fave di cacao sbriciolate
  • Una manciata di Pecorino grattugiato
  • Brodo vegetale q.b.
  • Sale qb.
  • Olio evo q.b.

In una padella rosolare l’aglio schiacciato e il porro tritato non troppo finemente (tenendo da parte qualche rondellina per completare il piatto) con un filo d’olio evo. Aggiungere la zucca e fare cuocere una decina di minuti. Unire anche il riso e portare a cottura aggiungendo quando necessario del brodo vegetale. A fine cottura, salare e mantecare con il pecorino grattugiato e completare con le fave di cacao e qualche rondella di porro crudo.

Lo sapevate che il porro…

… è un ortaggio della stessa famiglia botanica di aglio e cipolla che ha molte proprietà terapeutiche e curative?  Contiene vitamina A e C, ferro, calcio, fosforo, magnesio, zolfo e silicio. E' diuretico e depurativo, è un ottimo rimedio per pulire e disinfettare le vie urinarie e contro le infiammazioni articolari e la gotta perché facilità l'espulsione dell'acido urico. Aiuta in caso di emorroidi, per i problemi dell'apparato respiratorio, allevia le cefalee e il mal di testa, calma le irritazioni della pelle e contrasta la caduta dei capelli. Inoltre abbassa il colesterolo e rafforza il sistema immunitario aiutando la prevenzione del cancro. Ma forse la caratteristica principale dei porri mangiati crudi, è quella di mantenere pulito l’intestino, dato che la parte bianca contiene fibre assai delicate, mentre le fibre della parte verde sono più dure e costituiscono un’ottimo aiuto per il transito intestinale. Fin dai tempi antichi infine viene considerato un ortaggio afrodisiaco. Poiché mantenga inalterate tutte le sue virtù, però è importante consumarlo crudo.
mercoledì 16 gennaio 2013

Biscotti senza burro nè uova, assolutamente da provare!!!


.: Amici mai - Antonello Venditti :.
   
Questi biscotti, una volta assaggiati, sono finiti subito tra i primi posti della classifica dei migliori biscotti mai mangiati... semplici semplici, senza burro nè uova, ma incredibilmente buoni... sarà che da quando abbiamo provato i fiocchi d'avena per me e il mio fidanzato è stato amore al primo assaggio, ci hanno subito conquistati!!! E in questi biscotti, infatti, i protagonisti sono proprio loro, i fiocchi d'avena... strepitosi anche nell'incontro qua e là con qualche pezzetto di cioccolato....non dico altro perchè sono proprio da provare, io li rifarò molto presto!!!!

Biscotti vegan ai fiocchi d’avena e cioccolato


Ingredienti per 2 teglie:
  • 225 g di farina
  • 150  g di olio d’oliva dal sapore delicato
  • 150 g di zucchero di canna
  • 2/3 di cucchiaino di bicarbonato di sodio
  • 60 g di acqua tiepida
  • 250 g di fiocchi d’avena
  • 100 g di cioccolato fondente
  • Vaniglia
  • Un pizzico di sale
Con le fruste sbattere bene l’olio con lo zucchero. Aggiungere la vaniglia, il sale e la farina e mescolare bene. Sciogliere il bicarbonato nell’acqua e aggiungerla all’impasto. Unire anche i fiocchi d’avena e il cioccolato spezzettato (io preferisco sentire i pezzetti di cioccolato e quindi lo spezzetto grossolanamente ma, se preferite, potete anche usare le gocce di cioccolato) e amalgamare bene il tutto. Formare delle palline, disporle nella teglia distanziate tra loro e schiacciarle bene con un bicchiere. Cuocere in forno caldo a 180° per 15-20 minuti.

Lo sapevate che l'avena…



... è un cereale appartenente alla famiglia delle Graminacee? La sua origine è incerta e la sua provenienza se la contendono India, Cina ed Egitto. A causa della sua deteriorabilità, greci e romani la consideravano una “mala erba” e la utilizzavano quindi esclusivamente come alimento per il bestiame. Saranno gli scozzesi, i bretoni, i tedeschi e gli scandinavi ad usarla invece come alimento anche per l'uomo. A differenza di altri cereali come ad esempio il frumento, anche se viene lavorata, l’avena mantiene la crusca e il germe, che sono le parti del chicco che racchiudono la maggior parte delle sostanze nutrienti. L'avena è costituita per l'8,5% da acqua, il 14% da proteine, il 65% da carboidrati, fibre, ceneri e grassi; contiene minerali come manganese, selenio, fosforo, potassio, calcio, sodio, ferro, zinco e rame e vitamine (la B1, B2, B3, B5 e B6, la vitamina K e la J).  Tacito attribuiva all'avena proprietà miracolose ed affermava che i popoli germanici che ne facevano grande uso vivevano a lungo ed in buona salute. L’avena è un valido aiuto per fegato, intestino, apparato cardiaco e sistema nervoso. Il Dipartimento di nutrizione della University of Toronto sta effettuando studi sull'efficacia delle saponine e dell'acido fitico presenti nell’avena, nella prevenzione del cancro. E' un ottimo alimento energizzante e la sua assunzione viene consigliata per la debilitazione fisica e mentale, la depressione, il nervosismo ed l'insonnia. Grazie all'alto contenuto di fibra, l'avena è un ottimo alimento lassativo e la sua crusca ha effetto diuretico e depurativo. Diversi studi hanno dimostrato gli effetti positivi che l'avena ha nel ridurre il colesterolo "cattivo" e nel prevenire morbo di Parkinson e Alzheimer. Contiene, infatti, un tipo di fibra solubile, il betaglucano, che nell’intestino intrappola il colesterolo e lo porta con sè. Ha un basso indice glicemico che lo rende un alimento adatto per i diabetici. Inoltre, uno studio pubblicato sul British Journal of Nutrition ha dimostrato che l'assunzione di avena sin dai primi mesi di vita è in grado di ridurre il rischio di diventare asmatici addirittura del 66%. Infine, grazie alla presenza di una sostanza chiamata avenina, l'avena apporta anche benefici alla ghiandola tiroidea.
giovedì 10 gennaio 2013

Un inizio anno all'insegna dell'arte


.: Ah, sweet dancer - Santana :.

Uno dei miei sogni più grandi è andare a Parigi, e uno dei motivi, oltre alla magia della città, alla sua pasticceria, alle infinite cose da vedere, è il Musée d'Orsay... Quindi non potevo proprio perdermi il bellissimo omaggio che la Società Promotrice delle Belle Arti di Torino ha fatto a Degas con l'esposizione di un'ottantina di sue opere provenienti proprio dal Musée d’Orsay ...

Dipinti, pastelli, sculture in bronzo.... Un percorso tra alcuni dei suoi capolavori più famosi per ripercorrere e toccare tutti i temi a cui Degas era più legato: i ritratti e l’ambiente familiare, la rappresentazione della vita moderna, gli artisti, le corse, i caffè e i teatri.... e poi i cavalli  e le ballerine, soggetti che amava così tanto!!!

  La famiglia Bellelli

                                   Piccola danzatrice di quattordici anni                                                Ritratto di Hilaire De Gas

 L'orchestra dell'Opéra

 Prove di balletto in scena


E dopo, complice una giornata dal clima piacevole, abbiamo fatto una bella passeggiata al parco del Valentino....


... e abbiamo anche fatto un simpatico incontro....


e ora basta con l'arte e si torna in cucina con la ricetta di oggi.... un risotto al Castelmagno semplice semplice, arrichito però dalla croccantezza di noci e fave di cacao, in un piacevole alternarsi di dolce e amaro....


Risotto al Castelmagno, Noci e Fave di Cacao 

Ingredienti per 2 persone: 
  • 160 g di riso vialone nano
  • 80 g di Castelmagno
  • Mezza cipolla
  • 6-7 noci tritate grossolanamente
  • Un paio di fave di cacao sbriciolate
  • Brodo vegetale q.b.
  • Olio evo q.b.
  • Sale q.b.
In una padella rosolare la cipolla tritata con un filo d’olio evo. Far insaporire e unire il riso, farlo tostare e continuare la cottura aggiungendo quando necessario del brodo vegetale. A fine cottura mantecare con il Castelmagno, regolare di sale e impiattare completando ogni piatto con le noci e le fave.

Lo sapevate che il Castelmagno…

... è un formaggio italiano a Denominazione di origine protetta, prodotto, stagionato e confezionato nel territorio amministrativo dei comuni di Castelmagno, Pradleves e Monterosso Grana in provincia di Cuneo? Dagli stessi comuni deve anche provenire il latte destinato alla trasformazione. Si tratta di un formaggio a pasta semidura, erborinata, prodotto in forme cilindriche con diametro fra i quindici ed i venticinque centimetri. È prodotto principalmente con latte vaccino prodotto di due mungiture consecutive (serale e mattutina), talvolta addizionato con latte caprino od ovino in percentuali che non superano mai il 20%. La presenza di venature è dovuta allo sviluppo di speciali muffe, appartenenti al genere pennicillium, che contraddistinguono i cosiddetti formaggi erborinati o a pasta blu. L' "erborinatura", termine che deriva dal vocabolo dialettale lombardo "erborin" e significa prezzemolo, nel Castelmagno si sviluppa naturalmente con la stagionatura senza necessità di inoculo di muffe specifiche. Per quanto riguarda le origini, si ipotizza che la produzione del Castelmagno nella sua forma attuale sia iniziata intorno all'anno mille, anche se non si possono avere prove certe in questo senso. Che il Castelmagno fosse rinomato anche in tempi molto remoti, lo dimostra il testo di una sentenza arbitrale del 1277, secondo la quale, per l'usufrutto di alcuni pascoli in contestazione fra i Comuni di Castelmagno e di Celle di Macra, si fissava come canone annuo - da pagarsi al Marchese di Saluzzo - una certa quantità di formaggi di Castelmagno. Altro documento storico in cui viene citato il pregiato formaggio è un decreto di re Vittorio Amedeo II che ordinava, nel 1722, la fornitura di forme di Castelmagno al feudatario locale. L'Ottocento è l'epoca d'oro di questo prestigioso formaggio: il Castelmagno diventa il re dei formaggi italiani e compare nei menu dei più prestigiosi ristoranti di Londra e di Parigi. Poi inizia la decadenza e con le guerre e lo spopolamento della montagna degli anni '60 il Castelmagno ha rischiato seriamente di scomparire. La ripresa produttiva avviene a partire dai primi anni '80: il Castelmagno ottiene nel 1982, grazie all'enorme impegno dell'allora sindaco Gianni De Matteis, il riconoscimento nazionale DOC e successivamente nel 1996 il risconoscimento europeo DOP. Nel 2002 è stato riconosciuto ufficialmente il Consorzio per la tutela del Castelmagno con lo scopo di promuovere e tutelare l'omonimo formaggio. E' storia recente la fuoriuscita dal consorzio di tutela di buona parte dei produttori storici castelmagnesi contrari, sia all'adozione della normativa che determina i voti all'interno del consiglio d'amministrazione in base alla quantità di merce prodotta e non già come unità d'azienda e sia alle modifiche apportate al disciplinare tecnico di produzione troppo inclini ad un prodotto "industriale" e poco attente alla salvaguardia dei millenari metodi tradizionali.
venerdì 4 gennaio 2013

Crostata del Buon Augurio


.: Luck be a lady - Frank Sinatra :

Una crostata come simbolico portafortuna per accogliere l’anno nuovo.... è preparata, infatti, con ingredienti che tradizionalmente vengono considerati di buon augurio... una marmellata di mandarini cinesi (i mandarini, infatti, così come le arance, per la loro forma tonda, oltre a rappresentare il denaro, simboleggiano l'eternità e sono quindi di buon auspicio per una vita lunga e prosperosa. Nelle Filippine è necessario mangiarne 13 per far sì che che questo frutto porti fortuna, mentre in Occidente ci si "limita" a 12. Il mandarino cinese, piccolo agrume di forma ovale e di colore arancione brillante e lucido, poi, per queste sue caratteristiche estetiche che lo fanno sembrare d'oro, rappresenta anch’esso la ricchezza ed è considerato un ottimo portafortuna)... un po' di dolce croccantezza alla marmellata è data da qualche noce, frutto considerato da sempre simbolo di fortuna; i  romani le lanciavano agli sposi come segno benaugurale e questa usanza si poteva ancora trovare in Sicilia, a Modica, fino agli inizi del XX sec...  un pungente pizzico di cannella, spezia usata nel Medio Evo dalle classi più facoltose come simbolo di ricchezza e potere; nei banchetti, più gli ospiti erano importanti, maggiore era la quantità di cannella usata... e il tocco finale di amaro dato dal cacao, il "cibo degli Dei", il cui albero pare che in passato fosse ritenuto simbolo di fortuna poichè le fave venivano usate come moneta di scambio (un seme di cacao valeva come quattro pannocchie di mais, tre semi quanto una zucca o un uovo di tacchino, e con cento si poteva acuistare una canoa o un mantello in cotone) e avevano un grande valore anche nei riti religiosi; inoltre,venivano offerte come dono per una nascita e dai frutti si estraeva un succo che dava forza e vigore..... 
e, per finire, una frolla fatta di farina di riso e di mais, entrambi considerati simbolo di fortuna e prosperità (non a caso, infatti, ai matrimoni si lancia riso; questa usanza viene fatta risalire a un’antica leggenda cinese che narra che in Cina, in seguito a una grave carestia, il genio buono decise di strapparsi i denti e lanciarli nella palude e da quel gesto nell’acqua nacquero migliaia di piantine che produssero riso, il cui colore ricorda appunto il bianco candido dei denti. Da allora il riso rappresenta l'abbondanza, basti pensare anche al detto  “uno lavora e nove mangiano riso”)...  che dire, anche se non credo poi così tanto nei portafortuna, la crostata è buona e quindi non si può non mangiarne almeno una bella fetta, non si sa mai che magari non sia davvero di buon augurio per questo 2013!!!


Crostata del Buon Augurio senza glutine con mandarini cinesi, noci, cannella e fave di cacao

Ingredienti per la frolla (per una crostata piccola):
  • 150 g di burro
  • 125 g di zucchero a velo
  • 1 uovo
  • 185 g di farina di mais fioretto
  • 90 g di fecola di patate
  • 35 g di farina di riso
  • 1 pizzico di sale
  • Vaniglia
  • Scorza di un’arancia grattugiata
Ingredienti per la marmellata:
  • 330 g di mandarini cinesi
  • 150 g di zucchero di canna
  • Una dozzina di noci tritate grossolanamente
  • Vaniglia
  • Un cucchiaino bello abbondante di cannella
  • Qualche fava di cacao tritata

Far bollire i mandarini interi per 10-15 minuti circa. Scolarli, tagliarli in due e privarli dei semi. Tagliarli poi a pezzettini molto piccoli e metterli a macerare per almeno un'oretta con lo zucchero e la vaniglia. Se preferite una marmellata omogenea, frullare il tutto (io personalmente preferisco sentire un po' di scorzetta e quindi non l'ho frullata). Fare cuocere per una mezz'oretta circa  e, a cottura ultimata, aggiungere le noci, la cannella e le fave di cacao.
Preparare la frolla mettendo le farine setacciate a fontana. Aggiungere  il burro freddo di frigorifero tagliato a pezzetti e sfregarlo con le dita insieme alla farina. Non appena si sarà ottenuto uno sfarinato, fare una fontana, mettere al centro lo zucchero, l’uovo, un pizzico di sale, la vaniglia e la scorza grattugiata. Con una forchetta sbattere questi ingredienti finché saranno ben amalgamati e unire a poco a poco la farina intorno facendola assorbire alle uova. Quando si sarà ottenuto un composto omoegeneo, formare una palla, avvolgerla nella pellicola e farla riposare in frigo per almeno una mezz’oretta. Preriscaldare il forno a 180°. Stendere l'impasto nello stampo (tenendone un po' da parte per le stelle da mettere sopra), coprire con la marmellata di mandarini e creare delle stelle con l’impasto avanzato con cui ricoprire la base. Cuocere per 50-55 minuti circa nel ripiano più basso del forno.

Lo sapevate che il mandarino cinese…

..., detto anche kumquat o Fortunella, è il frutto di un piccolo albero sempreverde, che non supera i cinque metri di altezza, con rami fitti e qualche volta piccole spine? Il frutto compare da fine novembre a febbraio ed è l'agrume più piccolo attualmente conosciuto: non supera i 3-4 cm di lunghezza e i 2-4 cm di diametro e si diversifica nella forma e nel colore a seconda della varietà. Il suo valore energetico è elevato ed è ricco di vitamina C, acido folico e minerali come il potassio, il magnesio ed il calcio. Possiede buone proprietà antiossidanti, digestive e protettive del sistema cardiovascolare. 100 g di questo frutto poi forniscono soltanto 60 kcalorie. Il kumquat è originario dalla Cina (in letteratura le prime descrizioni risalgono al XII secolo), ed è stato a lungo coltivato in Giappone. Furono introdotti in Europa nel 1846 da Robert Fortune, collezionista della London Horticultural Society. Originariamente furono classificati sotto il genere Citrus, e vennero poi spostati nel genere Fortunella nel 1915. Il kumquat attualmente è coltivato in Cina, Giappone, Europa (Corfù e Grecia) e nel sud degli Stati Uniti (Florida). In Italia, il kumquat fruttifica in Liguria. La consistenza sottile e il gusto delicato della buccia consente di mangiare il frutto senza sbucciarlo. 

mercoledì 2 gennaio 2013

Ravioli del dopo cenone


.: Be happy - Glenn Miller :.

No, questo non è un piatto light per alleggerirsi e depurarsi un po' dalle grandi abbuffate di questo periodo, ma è una ricetta per riciclare gli avanzi del cenone… infatti, sicuramente un po' a tutti saranno avanzati lenticchie e cotechino e, nonostante la necessità di mangiare un po' più leggero, non si possono sprecare… così, facciamo finire il cotechino nel ripieno di gustosi ravioli fatti con una sfoglia al miglio e le lenticchie ad accompagnarli degnamente diventando un semplicissimo “sugo” per questo ottimo primo!!! Da domani poi dieta però!!!!

Ravioli del dopo cenone al cotechino e lenticchie con sfoglia di miglio



Ingredienti per la sfoglia di miglio: 
  • 100 g di farina 00
  • 100 g di farina di miglio
  • 2 uova
  • Sale q.b.

Ingredienti per il ripieno:
  • 100 g di cotechino o zampone già cotto
  • 80 g di verza
  • 2 manciate di Parmigiano Reggiano grattugiato

Ingredienti per il condimento:
  • 275 g di lenticchie cotte
  • Scaglie di Parmigiano Reggiano q.b.

Disporre le farine setacciate inisieme a fontana, formare un buco al centro dove andranno messi uova (a temperatura ambiente) e sale. Sbattere le uova con una forchetta, unendo poco per volta la farina che c'è intorno fino a coprire le uova. Impastare fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo. Coprire l'impasto e lasciare riposare per mezz'ora (il riposo fa sì che dopo la sfoglia sia più facile da stendere).  Intanto preparare il ripieno tagliando la verza a striscioline piccole e mettendola in padella insieme a un goccio d’acqua e al cotechino sminuzzato con la forchetta.  Fare cuocere una decina di minuti e poi tritare finemente con il coltello o con la mezzaluna. Aggiungere anche un paio di manciate di Parmigiano e mescolare bene. Trascorsa la mezz'ora, stendere la sfoglia sottile, distribuire mucchietti di ripieno ben distanziati tra loro su una metà di sfoglia e coprire con l'altra metà. Appiattire la pasta intorno al ripieno e, con uno stampino per biscotti a forma di stella (o della forma che desiderate), formare i ravioli. Schiacciare i bordi dei ravioli con le dita per sigillarli.
Cuocere in acqua salata. Intanto preparare il condimento passando con il passaverdura le lenticchie, metterlo in padella e farlo scaldare aggiungendo un po’ di brodo o acqua. Quando i ravioli saranno cotti, scolarli usando una schiumarola. Farli saltare nella padella con il condimento facendo attenzione a non romperli. Disporre i ravioli nei piatti e dstribuirvi sopra qualche scaglia di Parmigiano.

Lo sapevate che il cotechino…

... è considerato l’antesignano di ogni tipo di “insaccato”? Nasce come insaccato povero: veniva consumato abitualmente col minestrone e con la zuppa di legumi. Il cotechino lo realizzavano, ovviamente a mano, i “lardaroli e salsicciari” modenesi, gli ex “beccai”, che si riunirono in corporazione autonoma solo a partire dal 1547. Ma è di circa duecento anni dopo, del 1745, la prima citazione ufficiale del cotechino: in un “calmiere” ne viene indicato il prezzo, e la prima ricetta compare l’anno successivo. La vera nobiltà culinaria il cotechino l’acquisisce però soltanto all’inizio del secolo scorso quando nel 1910 il grande Pellegrino Artusi dedica al “Cotechino Fasciato” la ricetta n. 322 del suo famosissimo “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, arrivato in meno di vent’anni a ben 13 edizioni.   

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