mercoledì 30 ottobre 2013

Acquerello alla zucca e cicoria catalogna


.:Les feuilles mortes - The Charlie Biddle Trio  :.
 
Un risotto come omaggio all'autunno e ai suoi caldi colori giallo-aranciati che, con mille sfumature, tingono, non solo le foglie degli alberi che pian piano si adagiano per terra, ma anche l'ortaggio simbolo di questa stagione, la zucca. Una zucca deliziosa, la prima che abbiamo raccolto, una manciata di cicoria catalogna a controbilanciare il dolce della zucca e un riso particolare che era tanto che volevo provare, il riso Acquerello (un profumato riso carnaroli extra del vercellese che viene invecchiato un anno ed è famoso anche perchè è usato da grandi chef. Io l'ho preso solo per curiosità e ho comprato la lattina più piccola da 250 g visto che serve quasi un mutuo per acquistarlo (costa 14 € al kg, un prezzo non propriamente economico!!!))...il risultato??? Un risotto buono, buono, buono!!!

Risotto alla zucca e cicoria catalogna



Ingredienti:
  • 160 g di riso Acquerello
  • 140 g di zucca pulita
  • Una manciata di cicoria
  • Un pezzetto di cipolla
  • Uno spicchio d’aglio
  • Un rametto di rosmarino
  • 2 foglie di salvia
  • Una foglia di alloro
  • Una manciata di Pecorino di Pienza grattugiato
  • Brodo vegetale q.b.
  • Sale qb.
  • Olio evo q.b.

In una padella rosolare in filo d’olio evo l'alloro, l’aglio schiacciato, il rosmarino, la salvia e la cipolla tritate. Aggiungere la zucca e fare cuocere una decina di minuti circa. Unire anche il riso e la cicoria tagliata a striscioline e portare a cottura aggiungendo quando necessario del brodo vegetale. A fine cottura, salare e mantecare con il pecorino grattugiato. 

Lo sapevate che la cicoria…

... viene anche chiamata «bruttona» ed è una pianta originaria del bacino del Mediterraneo apprezzata da millenni? Seimila anni fa la si citava per le sue proprietà curative nel celebre papiro egiziano Ebers. Dioscoride la consigliava per i disturbi allo stomaco e soprattutto come aiuto per la digestione. A Roma Galeno la considerava un toccasana per il fegato, mentre Plinio le attribuiva proprietà rinfrescanti. Nelle credenze popolari germaniche era invece considerata una pianta con poteri magici: aiutava in amore, spezzava incantesimi, faceva diventare invisibili e invulnerabili. Per ottenere questi effetti bisognava dissotterrare la radice nel giorno di San Pietro e Paolo utilizzando un pezzo d’oro o delle corna di un cervo. Fin dal XVII secolo la cicoria è usata come alimento, e, a partire dal XVII secolo, divenne anche un surrogato del caffè. Nel 1806 Napoleone impose il divieto di  importare prodotti provenienti dall’Inghilterra e dalle sue colonie, e questo favorì la diffusione del caffè di cicoria fino a che venne tolto il blocco e la pianta fu messa da parte. Durante le due guerre mondiali, però, tornò di nuovo ad essere molto utilizzata a causa dellla scarsità di molti generi alimentari.
fonte: il Web
lunedì 21 ottobre 2013

La frolla vegan perfetta e settimana sul lago


Finalmente, dopo vari tentativi, sono riuscita ad ottenere quella che secondo me è la frolla vegan perfetta. Ho fatto diverse prove prima di trovare una frolla senza uova nè burro che mi soddisfacesse completamente visto che, per un motivo o per un altro, ogni volta il risultato non era mai come speravo: o era troppo asciutta o troppo soffice, troppo dura o troppo friabile, insomma c'era sempre qualcosa che non la faceva assomigliare per niente alla tradizionale pasta frolla. Quella che vi propongo oggi, invece, è davvero fantastica, scioglievole e frollosa al punto giusto e decisamente più leggera e salutare di quella classica arricchita con burro e uova. Questa almeno una volta è da provare e vi garantisco che non rimpiangerete la vostra solita ricetta di frolla!!! E non dimenticate la crema di frutta.... perfetta!!!
E, non senza una punta di nostalgia, vi lascio anche qualche scatto fatto durante la settimana trascorsa sul Lago di Garda un mesetto fa, l'ultimo viaggio dell'estate ormai lontana. Non ero mai stata in vacanza sul lago e non ho potuto che apprezzarne la magia, il fascino, i paesini caratteristici e la tranquilla pace!!!







Abbiamo fatto tutto il giro del lago partendo da Desenzano: una passeggiata per il suo centro storico e una salita per raggiungere il suo castello posto sulla cima della collina che domina il porto....


Salendo verso Nord, poi, ci siamo fermati a Gardone Riviera....



Da non perdere qui il Vittoriale degli Italiani, il cui parco è stato giudicato Parco Più Bello nel 2012 con la seguente motivazione dell’architetto Leandro Mastria, ideatore del premio: “il Vittoriale ha vinto perché è una creazione poetica, un giardino di più giardini, evocativo, teatrale, simbolico. Ha una bellezza scenografica unica, progettato con la stessa perfezione dei versi dei poeta rivolta però verso il paesaggio. Ma ha vinto anche perché il parco è aperto ad eventi e concerti che lo rendono un luogo di bellezza per i cittadini, e di ritrovo culturale.” Come dargli torto?!
Il Vittoriale degli Italiani fu fatto costruire tra il 1921 e il 1938 da Gabriele D'Annunzio a memoria della sua "vita inimitabile" e delle imprese degli italiani durante la Prima guerra mondiale. Progettato dall’architetto Giancarlo Maroni, il parco si estende su un terreno di nove ettari e ospita l'ultima dimora di D’Annunzio (la Prioria), il teatro all’aperto Parlaggio (sede ogni estate di una prestigiosa stagione di spettacoli che ospita artisti di calibro internazionale), il Museo della Guerra, l’Auditorium in cui è conservato l’aereo con il quale il poeta sorvolò Vienna, il Mausoleo (il monumento funebre realizzato dal Maroni dopo la morte del poeta), il MAS 96 della Beffa di Buccari (all'esterno dell'edificio dove è conservato si può anche leggere la locuzione latina coniata da D'Annunzio 'Memento audere semper' (cioè "ricorda di osare sempre") con le stesse iniziali del nome del motoscafo).



Incastonata sul fianco della collina del parco si può ammirare la nave Puglia che fu donata dalla Marina Italiana a d'Annunzio nel 1923. E proprio sulla prua della nave Puglia è stata girata una scena del film 'Ti amo in tutte le lingue del mondo' di Pieraccioni. 
 

Dalla Nave Puglia guardando verso il basso si possono ammirare i torrenti dell'Acquapazza e dell'Acquasavia che si uniscono nel laghetto delle Danze a forma di violino ideato per ospitare spettacoli di musica e danza.
"Ho trovato qui sul Garda una vecchia villa appartenuta al defunto dottor Thode. È piena di bei libri... Il giardino è dolce, con le sue pergole e le sue terrazze in declivio. E la luce calda mi fa sospirare verso quella di Roma. Rimarrò qui qualche mese, per licenziare finalmente il 'Notturno'", queste sono state le parole che d'Annunzio ha scritto alla moglie Maria in una lettera del 1921, pochi giorni dopo il suo arrivo a Gardone; le intenzioni del poeta erano quelle di rimanere a Gardone solo poche settimane per completare la stesura del Notturno, mentre invece quella gardonese fu la sua ultima abitazione.

"Ardisco offrire al popolo italiano tutto quel che mi rimane - e tutto quel che da oggi io sia per acquistare e per aumentare col mio rinnovato lavoro - non pingue retaggio di ricchezza inerte ma nudo retaggio di immortale spirito. Già vano celebratore di palagi insigni e di ville sontuose, io son venuto a chiudere la mia tristezza e il mio silenzio in questa vecchia casa colonica, non tanto per umiliarmi quanto per porre a più difficile prova la mia virtù di creazione e trasfigurazione. Tutto, infatti, è qui da me creato o trasfigurato. Tutto qui mostra le impronte del mio stile, nel senso che io voglio dare allo stile. Il mio amore d’Italia, il mio culto delle memorie, la mia aspirazione all’eroismo, il mio presentimento della Patria futura si manifestano qui in ogni ricerca di linea, in ogni accordo o disaccordo di colori. Non qui risanguinano le reliquie della nostra guerra? E non qui parlano o cantano le pietre superstiti delle città gloriose? Ogni rottame rude è qui incastonato come una gemma rara. La grande prova tragica della nave "Puglia" è posta in onore e in luce sul poggio, come nell’oratorio il brandello insanguinato del compagno eroico ucciso. E qui non a impolverarsi ma a vivere sono collocati i miei libri di studio, in così gran numero e di tanto pregio che superano forse ogni altra biblioteca di solitario studioso. Tutto qui è dunque una forma della mia mente, un aspetto della mia anima, una prova del mio fervore. Come la morte darà la mia salma all’Italia amata, così mi sia concesso preservare il meglio della mia vita in questa offerta all’Italia amata."

G.Dannunzio (dall'Atto di donazione allo Stato Italiano)
 

LA PIOGGIA NEL PINETO

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione. 
 (Gabriele D'Annunzio)

 ... Rimani, rimani! Riposati accanto a me.
Non te n'andare.
Io ti veglierò. Io ti proteggerò.
Ti pentirai di tutto fuorchè d'esser venuta a me, liberamente, fieramente.
Ti amo. Non ho nessun pensiero che non sia tuo;
non ho nel sangue nessun desiderio che non sia per te.
Lo sai. Non vedo nella mia vita altra compagna. Non vedo altra gioia.
...... Rimani.
Riposati. Non temere di nulla.
Dormi stanotte sul mio cuore....
(Gabriele D’Annunzio)

Che meraviglia le parole di questo eccentrico poeta!!!

Pittoresco è il paese di Limone sul Garda con il suo caratteristico centro storico di stretti vicoli e con le sue limonaie che dal XIII secolo profumano con i loro succosi frutti queste zone. Limone è famosa anche per il DNA dei suoi abitanti: nel 1979, infatti, fu scoperta una proteina presente nel sangue di alcuni cittadini che protegge cuore e arterie anche in caso di elevati valori di colesterolo nel sangue. Una gran fortuna!!! E si sta sperimentando proprio un farmaco contro l’aterosclerosi a base di questa proteina.


Salendo poi lungo la strada che va verso la montagna in direzione di Tremosine si passa per la Forra, la spaccatura dovuta all'erosione del torrente Brasa, un vero capolavoro naturale!!!


A Tremosine, invece, si trova la "terrazza del brivido", una terrazza sul lago a 350 metri d'altezza. Spettacolare, ma sconsigliato a chi soffre di vertigini!!!!


Nel punto più a Nord del lago incontriamo Riva del Garda con la sua Rocca (un'austera costruzione con 4 torri eretta nel 1124 per difesa) e la Torre Apponale (che si affaccia su piazza III Novembre ed è alta 34 metri).


 
Suggestiva la vista dal basso della rocca di Arco... 


Si può salire per vedere quello che resta dell'antico Castello dei conti d'Arco o visitare l'Arboreto di Arco, un museo botanico vivente con 150 specie di alberi e arbusti provenienti da ogni parte del mondo.

Scendendo lungo la sponda est del lago, una breve tappa per vedere il Forte di Nago. C
ostruito fra il 1860 ed il 1861 come mezzo di difesa, poteva contare su diverse cannoniere su entrambi i piani e feritoie per i fucilieri.


Poco distante si trovano i ruderi di Castel Penede, ricostruito verso il 1200 su un sito neolitico, divenne feudo dei conti d'Arco e, per tutto il Medioevo, fu importantissima opera di difesa militare e simbolo di dominio. Da qui si gode di una spendida vista panoramica sul territorio circostante!


Uno dei paesi che mi è piaciuto di più è stato Malcesine, suggestivo borgo medievale che mantiene il suo fascino immutato grazie alle sue stradine e piazzette, al suo porticciolo ma, soprattutto, grazie all'antico Castello Scaligero.
 





E questo delizioso paese è stato ritratto da Gustav Klimt nell'estate del 1913 nel suo quadro "Malcesine sul Lago di Garda", che purtroppo è andato distrutto nel 1945 nell'incendio del Castello di Immendorf (Vienna). 

 
Anche Goethe visitò e raccontò Malcesine durante il suo viaggio in Italia.
 

Da Malcesine, inoltre, parte la funivia che, con una cabina che ruota su se stessa per permettere agli occupanti una visione a 360° sul paesaggio, arriva in cima al Monte Baldo percorrendo un dislivello di 1650 m in soli 10 minuti. 
 
Molto carina anche Torri del Benaco. E anche qui domina il paese il Castello Scaligero, una fortezza presumibilmente di origini romane. Il Castello fu costruito nel 1383 da Antonio Della Scala sopra una precedente fortificazione. Nella Limonaia del castello è stato girato il video della canzone 'Angelo' di Francesco Renga.

Nella piazza del paese si può ammirare  la Torre di Berengario e, a nord del paese, la Torre dell'Orologio, torre di epoca scaligera che in passato ospitava i magazzini comunali e le prigioni.


Poi una breve sosta a Peschiera...


E, infine, Sirmione, forse il più bel borgo sul lago. Il punto d'accesso al centro storico (interamente pedonale!!) è attraverso le mura del Castello Scaligero, castello che fu ricostruito sui ruderi di una fortificazione romana nel XV sec. per volere del podestà di Verona Mastino I della Scala. La sua funzione era difensiva e di controllo portuale, poiché la città di Sirmione, trovandosi in una posizione di confine, era più soggetta agli attacchi. 


E al castello è anche legata una leggenda che ha come protagonisti un giovane di nome Ebengardo e la sua innamorata Arice. Si narra che, durante una notte di tempesta, i due giovani consentirono a Elalberto, un cavaliere veneto, di ripararsi nel castello. Il ragazzo rimase profondamente colpito dalla bellezza di Arice e nella notte andò nella sua camera per usarle violenza ma, dinnanzi alle grida della fanciulla, la pugnalò. Ebengardo, sentiti gli urli di spavento dell'amata, corse nella stanza e trovando Arice morta, per la rabbia, prese il pugnale di Elalberto e lo uccise. Secondo la leggenda, ancora oggi, nelle notti di tempesta, si vede l'anima di Ebengardo vagare per il castello alla ricerca di Arice.
Meritano una visita anche le Grotte di Catullo che si trovano proprio sulla punta della penisola di Sirmione.  Sono i ruderi di un'estesa villa romana edificata tra la fine del I sec a.C. e l'inizio del I sec. d.C. e chiamata "Grotte" perchè, ai primi che visitarono le rovine nel Quattrocento, apparvero come cavità naturali, in buona parte coperte di vegetazione. La villa fu attribuita a Valerio Catullo, poichè dai versi di Catullo si sa che egli aveva una residenza a Sirmione, anche se non ci sono prove che si tratti proprio di questa villa. A Sirmione ci sono, inoltre, diverse spiagge, come il Lido delle Bionde (anche se devo dire che le spiagge più belle del lago non le ho viste qui ma sulle sponde centro-settentrionali) e molti luoghi legati a Maria Callas, come la sua villa o il Gran Caffé Italia dove la 'Divina' prendeva l'aperitivo. Era proprio a Simione, infatti, che spesso passava le vacanze dopo il debutto al festival operistico dell'Arena di Verona. 
Sirmione è anche un importante e molto frequentato centro termale grazie alla fonte calda che sgorga dal fondo del lago e che viene incanalata e distribuita ai numerosi centri termali e agli alberghi. Le acque sulfuree di Sirmione sono conosciute per la loro efficacia nella cura di affezioni alle vie respiratorie, dei problemi all'apparato uditivo  e per malattie della pelle.



E, per concludere in bellezza, una giornata l'abbiamo dedicata a visitare la meravigliosa Verona. Dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, è una città davvero splendida e ricchissima a livello architettonico, storico e artistico. La piazza più grande e famosa della città e luogo di incontro dei veronesi è Piazza Brà, la piazza in cui si trova il famoso Anfiteatro Romano, meglio conosciuto come "Arena".


Risale all’epoca dell’Imperatore Augusto, e, come tutti gli Anfiteatri, ospitava gli spettacoli dei gladiatori. Oggi è un maestoso palcoscenico di importanti rappresentazioni musicali. A noi ha regalato una splendida rappresentazione del Rigoletto: una cornice unica in cui la musica meravigliosa, la grandiosità dell'anfiteatro e il cielo come soffitto hanno reso lo spettacolo magico ed emozionante.  
Altra piazza fulcro della vita cittadina e piazza più antica di Verona è Piazza delle Erbe, che sorge dove un tempo si trovava il Foro Romano.


La piazza è circondata da edifici storici e, al centro della piazza, si tiene un vivace mercato cittadino. 
Dall'alto, in senso orario: Piazza delle Erbe, baccalà, artisti di strada, "pastisada de caval" (stufato di carne equina).
 
Adiacente a Piazza delle Erbe c'è Piazza dei Signori. Fin dalla sua nascita fu fulcro della vita politica e amministativa della città. E' una piazza raccolta, racchiusa tra edifici di grande importanza storica come il Palazzo del comune, il Palazzo di Cansignorio, la Chiesa di Santa Maria Antica, il Palazzo del Podestà e la Loggia del Consiglio. Al centro c'è il Monumento a Dante (che per un periodo fu ospitato in un palazzo che si affaccia sulla piazza). 
Uscendo dalla Piazza incontriamo le Arche Scaligere, le monumentali tombe dei Signori della città. 
E, pensando a Verona, forse la prima cosa che viene in mente è l'amore tragico tra Romeo e Giulietta che qui si è consumato nella celebre tragedia di Shakespeare. Tappa immancabile, quindi, è la Casa di Giulietta. Il palazzo, del XIII sec., fu di proprietà della famiglia Cappello, il cui stemma è scolpito sull’arco interno del cortile. La convinzione che lì fosse la casa di Giulietta è dovuta all'identificazione dei Cappello con i Capuleti. Nel 1905 il Comune di Verona acquistò l'edificio e negli anni '30 Antonio Avena, il direttore dei musei cittadini, lo restaurò trasformandolo nella dimora di Giulietta ricreando una scenografia medievale. Nel cortile è posta la statua in bronzo di Giulietta, opera dello scultore Nereo Costantini. Moltissimi innamorati negli anni hanno lasciato qui a Giulietta scritte e bigliettini con promesse d'amore; si dice, infatti, che questo gesto porti fortuna e felicità alla coppia.

Con le ali dell'amore ho volato oltre le mura, perché non si possono mettere limiti all'amore e ciò che amor vuole amore osa. (Romeo: atto II, scena II)
 Dall'alto, in senso orario: Piazza dei Signori, Arche Scaligere, Balcone e Casa di Giulietta,
Statua situata fuori dal cortile d'accesso alla Tomba di Giulietta e raffigurante Liang e Zhu, due personaggi di una delle più famose leggende in Cina considerati i "Romeo e Giulietta d'Oriente"(la statua è stata donata nel 2008 dal comune di Ningbo in Cina, dove è nata la leggenda)
 
Da visitare anche il Duomo di Verona (Cattedrale di Santa Maria Matricolare), nato sui resti di due chiese paleocristiane crollate per un terremoto nel 1117. Fu ricostruito in stile romanico e consacrato nel 1187.
E, ancora, Castelvecchio, che Cangrande II della Scala fece costruire a scopi difensivi. Il ponte Scaligero attiguo, invece, assicurava attraverso il fiume una via di fuga verso la campagna.

 
E, infine, la Chiesa di San Zeno Maggiore che custodisce il corpo del Santo. Secondo la leggenda, durante l'inondazione dell'Adige del 589, l'acqua si fermò proprio davanti alla soglia di questa Chiesa risparmiando i fedeli.  

Dall'alto, in senso orario: Piazza Brà, Teatro Romano, Basilica di SanZeno, Castelvecchio e Ponte Scaligero.




Crostatine con crema di pere e mirtilli



Ingredienti per la frolla vegan perfetta:
  • 300 g di farina di riso
  • 150 g di farina 00
  • 120 g di acqua
  • 80 g di zucchero integrale di canna (se non vi piace il suo sapore troppo forte, usate lo zucchero grezzo di canna)
  • 130 g di olio di riso (da usare per avere un sapore più neutro ma meglio ancora l'olio extravergine d'oliva, se vi piace il sapore un po' più accentuato)
  • Un cucchiaino e mezzo di bicarbonato
  • Scorza grattugiata di 2 limoni
  • Vaniglia

Ingredienti per la crema di frutta:
  • 7 pere non trattate con la buccia
  • 100 g di mirtilli
  • Una tazzina d’acqua
  • Un cucchiaio raso di zucchero integrale di canna
  • Scorza grattugiata di un limone
  • Un cucchiaino di cannella

Per guarnire:
  • Mirtilli q.b.
Preparare la crema tagliando a pezzetti le pere e mettendole insieme agli altri ingredienti in una casseruola. Fare cuocere per 25-30 minuti circa o comunque finchè le pere non si siano ammorbidite. A cottura ultimata frullare con il frullatore ad immersione. 
Mentre cuoce la frutta, preparare la frolla sbattendo l'olio con lo zucchero, la scorza grattugiata e la vaniglia. Aggiungere le farine setacciate, il bicarbonato e l’acqua e impastare fino ad ottenere un composto omoegeneo. Preriscaldare il forno a 180°. Stendere l'impasto negli stampini, coprire con carta forno e legumi secchi e cuocere in bianco per 25-30 minuti circa. Far raffreddare le crostatine, riempirle con la crema di frutta e guarnire con i mirtilli.


Lo sapevate che i mirtilli…

... erano già conosciuti dagli uomini preistorici, come dimostra il ritrovamento di numerosi semi di mirtillo nero tra i resti palafitticoli? Nell’antichità era considerato simbolo di ospitalità e veniva offerto, o tal quale o come bevanda, ai viaggiatori. La raccolta dei frutti è regolamentata nelle varie regioni e viene effettuata dai raccoglitori autorizzati utilizzando il “pettine”, una specie di cassettino con lunghi denti metallici che staccano i frutti dai rami. Grazie agli antociani del mirtillo, responsabili del colore viola, questo frutto viene anche utilizzato come colorante naturale per alimenti con la sigla E 163. E, fin dalla preistoria, oltre all'uso alimentare, i mirtilli venivano impiegati come titnura. Venivano usati dagli Ebrei per tingere di nero, dai Fenici per falsificare la più pregiata porpora e dai Galli per tingere di viola gli abiti degli schiavi. Si sono trovate ricette per tinture a base di mirtillo nella più antica raccolta di ricette tedesche, un codice del XIV secolo proveniente dal monastero di Stams, in Tirolo. Successivamente, nei paesi mediterranei, l'utilizzo di questi frutti come colorante era rivolto più alla tintura domestica di tessuti popolari di poco valore. Comunque, la tintura a base di  mirtillo oltre a caratterizzare alcuni tessuti popolari delle nostre Alpi, è stata tradizionale in Germania durante il Medioevo e il Rinascimento, fino al XIX secolo, soprattutto nella tintura dei tessuti stampati.
fonte: il Web
martedì 1 ottobre 2013

Barcellona, finalmente!


Sembra sia trascorso un secolo dal viaggio che abbiamo fatto a Barcellona a fine giugno, il tempo è passato talmente in fretta negli ultimi mesi che l'estate è volata via quasi senza che me ne accorgessi!! Comunque, anche se con un po' di ritardo, finamente ce l'ho fatta a sistemare e pubblicare qualche foto su Barcellona... una città meravigliosa, me ne sono letteralmente innamorata!!! In realtà c'ero già stata in gita scolastica diversi anni fa, ma ricordavo ben poco di quello che avevo visto.... giusto la Sagrada Familia e la Rambla e la bontà della paella. Quindi ci voleva un ripasso, perchè comunque ricordavo fosse una città stupenda.... e devo dire che finora la reputo la più bella grossa città tra quelle che ho visitato (ma mi mancano città come Parigi, New York e Londra, quindi ho l'impressione che la mia classifica possa cambiare decisamente). Per i suoi splendidi palazzi innanzitutto l'ho trovata una città elegante, ma anche originale, sorprendente e particolare, piena di vita e di giovani....una città che prima o poi si dovrebbe visitare!!!
La nostra visita è iniziata percorrendo la Rambla, il famoso viale  di Barcellona che collega Plaça de Catalunya con il porto antico (Port Vell).
La parola rambla deriva dall'arabo "ramla" (cioè torrente) e indica, come avviene in altre città spagnole, una strada ricavata da un corso d'acqua asciutto. Infatti, la Rambla di Barcellona una volta era un torrente costeggiato da conventi e muraglie, fino a che, nel 1704, si costruirono le prime case vicino al mercato della Boqueria.
 

Ora è un affollatissimo e vivace viale animato da artisti di strada e pieno di bancarelle di fiori, giornali e souvenir. Mentre passeggiate, però, occhio ai borseggiatori!

 

La Rambla spesso viene chiamata anche "les Rambles" in catalano, poichè comprende 6 tratti ognuno con un nome diverso. 
Noi siamo partiti da Plaça de Catalunya, la piazza più importante della città in quanto canalizza la finanza, il turismo e il commercio di Barcellona. Si trova in una posizione centrale tra i quartieri vecchi (Barri Gòtic, Barceloneta, Ribera, El Raval) che costituiscono la Ciutat Vella, e la parte di città più nuova (del XIX-XX secolo).

Partendo da Plaça de Catalunya si incontra, prima di tutto, la Rambla de Canaletes, con la fontana di Canaletes da cui dovete bere se credete al detto popolare secondo cui chi lo fa ritornerà almeno una volta a Barcellona. 
Poi c'è la Rambla dels Estudis (cioè degli Studi), chiamata così per lo Studio Generale o Università di Barcellona costruito nel XV secolo e demolito nel 1843. 
Poi c'è la Rambla de les Flores (dei Fiori), o Rambla di Sant Josep, poiché qui si trovava l'antico convento di San José rimpiazzato ora dal caratteristico e colorato Mercat de la Boqueria




E' un variopinto mercato che ospita bancarelle di ogni tipo: frutta e verdura, carne e pesce, dolci, empandadas e altre sfiziosità tipiche... un ottimo posto in cui gironzolare e magari fermarsi a gustare qualcosa! 


E' il più grande mercato della Catalogna (copre 2.583 metri quadrati e ha più di 300 chioschi) ed è anche uno fra i più antichi della Spagna (è nato agli inizi del XVII secolo alle porte della città). Dopo la distruzione del convento di San Josè sulla Rambla, fu costruita una grande piazza con un colonnato, e nel 1836 il mercato fu trasferito fra quelle colonne. Rimase un mercato all'aperto fino al 1840, anno in cui venne coperto. 


Sull'origine del nome esistono due versioni: secondo alcuni, Boqueria deriva dal termine “Badoqueria” (cioè “a bocca aperta”) poichè qui si trovava il portale di accesso alla città che era così bello da lasciare tutti a bocca aperta. La versione più verosimile, però, lo fa derivare dal fatto che qui il tipo di carne più venduto fosse la carn de boc (cioè la carne di montone). 


Nella successiva Rambla dels Caputxins (o Rambla del Centre), detta così per l'antico convento di frati cappuccini che si trovava lì, c'è il Gran Teatre del Liceu, il famoso teatro dell’opera del XIX secolo. Proseguendo lungo la Rambla, sul lato sinistro si trova l'ingresso alla Plaça Reial, una vivace piazza del 19° secolo, con alte palme e lampioni disegnati da Antoni Gaudí. Di fronte c'è il Palau Güell, uno dei primi edifici residenziali di Gaudí.
Poi troviamo la Rambla de Santa Mònica, dal nome di un convento ora trasformato in museo (il Centre d'Art Santa Monica). La Rambla porta poi ad una rotonda con una colonna alta 60 metri, il Monumento a Cristoforo Colombo. E' stato costruito nel 1888 per l'Esposizione Universale. Nella statua in cima alla colonna, Colombo, che scelse proprio Barcellona per sbarcare di ritorno dalle Americhe, indica col dito in direzione dell'America.


L'ultimo tratto della Rambla è recente, e, infatti, fu costruito durante le Olimipiadi del 1992. Qui c'è il Mare Magnum, un grande centro commerciale con negozi, cinema, ristoranti e bar.


E non si può pensare a Barcellona senza pensare ad Antoni Gaudì, "l'architetto di Dio" (così definito dai barcellonesi), massimo esponente del modernismo catalano che ha legato indissolubilmente quasi tutta la sua opera a questa meravigliosa città catalana. Fin da piccolo attratto dai colori, dalla geometria e dalla natura, a 17 anni si trasferisce a Barcellona a studiare architettura, sollevando però molte critiche da parte dei suoi professori. Come spesso accade, i professori sono stati davvero poco lungimiranti!!!
Forse la sua opera più nota è la Sagrada Família. Questa maestosa e originale basilica cattolica, tuttora in costruzione, fu dichiarata dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanitá nel 2005. E' il monumento piú visitato della Spagna (si parla di 3,2 milioni di visitatori) e nel 2007 è stata inserita tra le 12 meraviglie della Spagna.

I lavori iniziarono nel 1882 abbracciando inizialmente uno stile neogotico..


... nel 1883, però, Gaudí (che allora aveva 31 anni) ne divenne il progettista e la ridisegnò completamente, dedicando alla chiesa gli ultimi suoi 15 anni di vita. 


Secondo il comitato promotore, l'opera potrebbe essere completata entro il 2032, però i lavori procedono in modo irregolare visto che dipendono soprattutto da donazioni.


La chiesa è stata consacrata il 7 novembre 2010 da papa Benedetto XVI. Davvero una basilica unica e spettacolare!!! Ti lascia senza parole!!!




Dopo la visita alla Sagrada Familia si continua con un'altra opera di Gaudì: Casa Batlló, un edificio piuttosto estroso e bizzarro!! 
Dall'esterno la facciata di Casa Batlló sembra essere costellata di teschi (i balconi dei piani superiori) ed ossa (i pilastri di sostegno). A causa di queste particolari forme, è stata anche soprannominata "casa delle ossa" o " casa degli sbadigli".
 

Questo straordinaria opera nacque poichè nel 1904 Gaudì ricevette l'incarico da Josep Batlló, ricco industriale del settore tessile, di ridisegnare un palazzo sul Passeig de Gràcia, cuore dell’Eixample, quartiere modernista scelto dalla borghesia catalana dell'epoca come sede dei propri grandiosi palazzi. Il primo piano del palazzo fu usato come abitazione dalla famiglia Batlló, mentre negli altri piani furono realizzati otto appartamenti da affittare. Forme, colore e luce: tutto fu studiato con cura, anche ai più piccoli dettagli come maniglie e campanelli è stata data estrema importanza. Interessante il cortile centrale chiuso da un lucernario e rivestito di ceramiche di diverse sfumature di azzurro e blu che diventano più scure man mano che si procede verso l'alto e quindi la luce aumenta. Una soluzione brillante!!!  Come quella di ridurre la dimensione delle finestre salendo, per l'aumentare della luminosità.



Nel 2005 l'edificio è stato dichiarato patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.


Poco distante, sempre su Passeig de Gràcia, troviamo Casa Milà, detta “La Pedrera” (che significa "cava di pietra"), edificio di sei piani progettato sempre da Gaudí e anch'essa dichiarata dall' UNESCO Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Gaudì per la realizzazione di questo palazzo ha voluto richiamare l’andamento ondulato del mare della città. Molto particolare e forse un po' più elegante di Casa Battò...

Il nostro itinerario sulla Barcellona di Gaudì ci porta poi verso Parc Güell, parco che fu commissionato dall'industriale Eusebi Güell e che inizialmente era stato ideato per diventare una città-giardino con 60 case, alloggi, studi, una cappella e un parco. Alla fine, però, furono realizzati solo 2 case e il parco. Altro patrimonio dell'umanità dell'UNESCO, nel 1922 fu acquistato dalla città di Barcellona.

Nella piazza principale del parco, da cui si può godere di una vista meravigliosa del parco e di Barcellona, si può ammirare il famoso Banc de Trencadis, una panchina lunga 150 m e rivestita di ceramica, sinuosa e ondeggiante come un serpente. Sotto questa piazza invece c'è una sala (detta anche sala delle 100 colonne, anche se ne sono state realizzate solo 86 ) creata inizialmente con lo scopo di ospitare il mercato. 


Famosa è anche la fontana a forma di salamandra (simbolo dell'alchimia e del fuoco)  che si trova sulla scalinata ai piedi della sala delle 100 colonne.

All'interno di Park Güell si può anche visitare una piccola casa dove Gaudí ha vissuto e che ora è stata trasformata in museo e mostra alcuni mobili disegnati da Gaudí. 
Nel Barrio Gotico (il quartiere, prima romano e poi greco, centro della Città Vecchia e uno dei posti più caratteristici di Barcellona con le sue strette viuzze e piazzette), si può vedere la grandiosa Cattedrale Gotica di Barcellona. La sua realizzazione incominciò nel 1298 e si concluse a metà del secolo XV. E' dedicata alla santa Creu (la santa Croce) e a santa Eulalia, la patrona di Barcellona. Nel Chiostro c’è un laghetto con 13 oche, le guardiane di Sant' Eulalia: sono 13 come gli anni della santa e come le torture a cui la sottoposero i romani. Infatti, la martire fu esposta senza vestiti fino a quando non nevicò a metà primavera e la neve la congelò, poi fu chiusa in una botte piena di chiodi e vetro e fatta rotolare per Baixada de Santa Eulalia, la strada che ancor oggi porta il suo nome; in seguito fu torturata con varie amputazioni, e infine crocefissa e decapitata. Si narra che poi una colomba le volò sopra come simbolo della sua anima che volava verso il cielo (in base ad alcune leggende, la colomba le uscì dalla bocca).

 
Se vi piace Picasso (io devo ammettere che non lo amo particolarmente), meta obbligata è il Museo Picasso, che ospita la più grande raccolta di opere giovanili del pittore spagnolo che qui si trasferì nel 1895 e che qui rimase fino al 1904. Nell'edificio sono presenti circa 3600 opere dell'artista.  
E poi verso la spiaggia, verso Barceloneta, il quartiere marinaro da molti chiamato anche "la Napoli di Barcellona" per l'atmosfera che si respira e la somiglianza tra le intricate viuzze delle due città. Fu disabitata fino alla metà del XVIII secolo quando iniziarono a stabilirsi i primi pescatori. Qui la spiaggia è vivace e affollata, con bar e ristoranti dove mangiare deliziosi piatti a base di pesce fresco o assaggiare la tipica bomba, una crocchetta di patate ripiena di carne e salsa piccante. Il pesce ottimo, la bomba non l'ho provata. Sarà per la prossima volta!!!

E poi qualche momento di relax al Parc de la Ciutadella, un grande parco pubblico, per molti anni il solo parco della città. Si chiama così perchè fu costruito sugli antichi terreni della fortezza cittadina (La Ciutadella) traendo ispirazione dai Giardini del Lussemburgo di Parigi. Occupa 17,42 ettari e ospita l'antico Arsenale della Cittadella, sede attuale del Parlamento di Catalogna. Qui ci si può rilassare, fare una passeggiata o fare un giro in barca nel laghetto.


Non molto distante si può ammirare l'Arc de Triomf, una costruzione di stile mudejar alta 30 metri, costruito in occasione dell'Esposizione Universale del 1888 come porta d'accesso al sito espositivo. Quindi, a differenza degli archi di trionfo che solitamente sono costruiti in onore a vittorie militari, l'Arc de Triomf di Barcellona esalta il progresso


Una tappa immancabile è poi Plaça de Espanya, la piazza in cui si trovano le Torri Veneziane (torri alte 47 metri vicino alla Fira de Barcelona, l'importante spazio fieristico di Barcellona), l’Arenas, il Museu nacional d'art de Catalunya (che ospita una ricca collezione di arte romanica) e la famosa Fontana Magica (che tutte le sere offre uno splendido spettacolo di 30 giochi d'acqua, luci e musica per 2 ore con spettacoli ogni 20 minuti).


Vi consiglio di non perdervela!


Il centro commerciale Arenas, invece, è un’arena dei tori del '900 che è stata trasformata in avvenieristico centro commerciale, con negozi, bar e ristoranti. Si può salire sul tetto e godere di una vista mervigliosa su Plaça de Espanya e su Barcellona e magari fermarsi a cenare o pranzare in uno dei ristoranti che ne occupano il perimetro. 


Mi sarebbe piaciuto anche fare un giro da Tickets, il bar-ristorante aperto da Ferran Adrià (lo chef famoso per la cucina molecolare e considerato uno dei migliori cuochi al mondo) con il fratello Albert con l'idea di proporre una versione contemporanea delle tapas. Purtroppo, però, quando sono andata io era chiuso  e poi, se non sbaglio, accetta prenotazioni solo online (e con un certo anticipo!!)... quindi, anche questa alla prossima!!!!


E poi visita alla Fundació Joan Miró, dove si possono ammirare più di 10.000 opere del pittore maiorchino.




Salendo sul Montjuïc, un promontorio a sud di Barcellona, si trova il Castell de Montjuïc, costruito alla fine del XVII secolo e che ora ospita un museo militare. Da qui si ha una panoramica vista dall'alto su Barcellona e il porto. 


Sulla collina del Montjuïc, inoltre, si trova anche il Poble Espanyol, una sorta di museo a cielo aperto costruito in occasione dell'Esposizione Universale del 1929. L'idea iniziale era di farlo durare sei mesi, ma, grazie al successo di pubblico, è aperto ancora oggi. Occupa una superficie di 42.000 m² e al suo interno ospita la ricostruzione su diversa scala di edifici, piazze e strade di alcune città spagnole e della cultura e delle tradizioni più rappresentative di 15 delle Comunità autonome spagnole. Gli edifici accolgono bar, negozi e ristoranti. 


Caratteristico, ma mi aspettavo qualcosa di diverso!! Da non perdere assolutamente, però, i cioccolatini alla crema catalana, i migliori cioccolatini che abbia mai mangiato!!!!

 

L'unica cosa che mi ha un po' delusa è stata la cucina, mi aspettavo qualcosa in più (o magari sono stata solo sfortunata nell'assaggio)!! Buona la paella, il prosciutto iberico  e la crema catalana (se fatta bene!!)... 


Niente di che le varie empanadas (fagottini di pasta a forma di mezzaluna (una sorta di panzerotto) con vari ripieni (ne ho mangiata solo una buona con ripieno di chorizo, un insaccato tipico della penisola iberica)), le ensaimadas (un dolce lievitato a forma di grossa girella), la butifarra (una sorta di salsiccia), pa am tomàquet (una specie di bruschetta preparata sttrofinando il pomodoro su una fetta di pane e poi condito con olio e sale). Non male invece la coca (una sorta di focaccia dolce o salata (io ho assaggiato al Coca de Sant Joan, un dolce ricoperto di frutta candita e pinoli tipico della festivita di San Giovanni che si celebra nella notte tra il 23 e il 24 giugno)). E che dire delle tapas? Io non sapevo neanche cosa fossero ma ho scoperto che sono stuzzichini, piccole porzioni di cibo di ogni genere. Il termine tapas può riferirsi infatti a: bruschette di tutti i tipi, olive, formaggi, polpette, crocchette (croquetas) di patate con il prosciutto o il baccalà, pinchos (stuzzichini a base di ingredienti vari, infilzati con uno stuzzicadenti e posti su una fetta di pane), patatas bravas (patate fritte accompagnate da una salsa piccante a base di pomodoro e pimenton), o ancora pesci o calamari fritti. Giusto per fare qualche esempio visto che ce ne sono un'infinità. Eccone alcune... 

Tra gli spagnoli c'è l'abitudine di cenare spesso esclusivamente con tapas, magari mangiandone alcune in un locale e poi consumandone altre spostandosi di locale in locale (questa usanza si chiama tapeo o ir de tapas).  Ne ho assaggiate parecchie e alcune non erano male, ma credo che per le buone forchette saziarsi mangiando solo tapas sia troppo dispendioso!!!

 
Ah, e mi raccomando attenzione a quando attraversate la strada a  Barcellona: guardate un po' cosa c'è scritto dove ci sono i passaggi pedonali. Rincuorante direi!!



E ora la ricetta... semplici biscotti vegan ai pinoli.....buoni e salutari!!! non dico altro, provateli!!!

Veg Cookies ai pinoli



Ingredienti: 
  • 160 g di farina 00
  • 50 g di farina riso
  • 50 g di fecola di patate
  • 70 g di zucchero integrale di canna
  • 30 g di olio extra vergine di oliva
  • 50 g di olio di riso
  • 60 g di latte di riso
  • Buccia di limone grattugiata 
  • Vaniglia 
  • Un pizzico di bicarbonato
  • 80 g di pinoli
Mescolare lo zucchero con l’olio e la buccia di limone, aggiungere le farine e la fecola setacciate, il bicarbonato, la vaniglia e il latte di riso. Impastare, fare delle palline, schiacciarle tra i palmi delle mani e metterle nella teglia. Disporre poi qualche pinolo sulla superficie dei biscotti e cuocere nel forno caldo a 180°C per 20 minuti circa.

Lo sapevate che i pinoli…

... sono i semi commestibili di alcune specie di pini? Sono circa 20 le specie del genere che producono semi abbastanza grandi da giustificarne la coltivazione. I pinoli sono inseriti tra le scaglie delle pigne prodotte dai pini e sono avvolti da un guscio solido chiamato strobilo che li protegge. Da 100 kg di pigne si ottengono circa 25 kg di pinoli con guscio e solo 6-8 kg di pinoli sgusciati. Per arrivare al prodotto finito, le pigne sono raccolte da autunno a primavera, poi lasciate essiccare al sole: il calore agevola l'estrazione dei pinoli, che vengono poi sgusciati, lavati, essiccati, selezionati e confezionati.
Sono stati consumati in Europa sin dal periodo Paleolitico e sono conosciuti e coltivati in tutte le parti del mondo dove vengono sfruttate le differenti qualità di pino. In Italia la produzione è maggiormente concentrata nel Lazio ed in Toscana dove vengono prodotti i pinoli più famosi, quelli di Pisa. La maggior parte dei pinoli presenti sul mercato tuttavia provengono dalla Cina la cui qualità è nettamente inferiore a quella italiana. Dai pinoli può essere estratto l'omonimo olio per pressatura, particolarmente apprezzato per il sapore delicato, simile a quello di nocciola, e per le proprietà antiossidanti.

 fonte: il Web
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