domenica 7 dicembre 2014

Pasta con le castagne: buonissima!!!


Forse a qualcuno potrà sembrare perlomeno insolito usare le castagne come ingrediente per un piatto di pasta, ma a chi ha qualche dubbio consiglio di provare. Io, amando molto le castagne e amandole anche nei piatti salati, ho sperimentato accostamenti con svariati ingredienti come i funghi (accoppiata perfetta) o i fagioli o l'abbinamento che vi propongo oggi con la zucca e le nocciole. E ogni volta le castagne hanno dato quel tocco in più che ha reso il piatto ancora più buono. E la prossima volta si prova a fare anche la pasta fresca di castagne, chissà che buona!!! Se qualcuno ha ricette o consigli sono ben accetti!!!

Fusilli alla zucca, castagne e nocciole 



Ingredienti per 2 persone:
  • 200 g di fusilli
  • 170 g di zucca pelata cruda
  • 2 spicchi d’aglio
  • Qualche foglia di alloro
  • Una grattugiata di noce moscata
  • Mezzo cucchiaino di curcuma
  • 20 nocciole tritate
  • Una dozzina di castagne bollite in acqua e alloro
  • Sale q.b.
  • Olio evo q.b.
In una padella rosolare l’aglio schiacciato con un filo d’olio evo. Aggiungere la zucca tagliata a pezzetti e l’alloro e portare a cottura salando e aggiungendo un goccio acqua. Far cuocere la pasta in acqua salata e nel frattempo aggiungere alla zucca anche le castagne, la curcuma e la noce moscata e schiacciare il tutto con una forchetta in modo da ottenere una crema (se preferite una crema più vellutata basterà semplicemente frullare con il frullatore ad immersione). Quando la pasta sarà cotta farla saltare nella pdella col sugo aggiungendo un po’ di acqua di cottura della pasta e in ultimo le nocciole.
Lo sapevate che del castagno...
.. non si conoscono le esatte origini? Ritrovamenti di reperti fossili attestano che l'albero dovrebbe derivare da un ceppo originatosi nel Terziario, circa 10 milioni di anni fa e che in periodo a clima caldo si era diffuso in Asia, in Europa e nelle Americhe.
Sull'indigenato del castagno in Italia si è molto discusso. Le ricerche di E. Ferrarini e G. Covella attestano, sulla base di analisi di pollini fossili diversi reperiti nei fanghi di laguna della pianura costiera apuana, la presenza di una cenosi di castagno risalente a circa 10.000 anni fa, conservatasi nella parte più protetta delle Alpi Apuane. Questo dimostrerebbe che il castagno ha saputo resistere alle ondate di freddo glaciale che si sono susseguite nel tempo; pertanto, l'ipotesi che l'ultima ondata di freddo di circa 10.000 anni fa lo avrebbe fatto scomparire, per poi ritornare dall'Asia Minore portato dall'uomo, è stata abbandonata. Molteplici sono gli scritti dai quali si evince che la castagna era conosciuta in Grecia sin dall'antichità. Tuttavia, il fatto che in essi vengano utilizzate diverse espressioni per indicarla, ha spesso causato dubbi e confusioni.
Già Ippocrate (IV sec. a.C.) parla di “noci piatte” di cui esalta, una volta giunte a maturazione, il valore nutritivo, lassativo e, nel caso vengano utilizzate le bucce, anche astringente.
Nello stesso periodo Senofonte chiama “noce piatta senza fessure”, un frutto che offre una buona nutrizione alle popolazioni anatoliche di Ordu e Giresun, testimoniando così la presenza della coltura in Asia Minore.
Teofrasto (IV sec. a.C.) nella Storia Delle Piante parla di “ghianda di Giove” riferendosi alla castagna e segnala la presenza di castagni nell'isola di Eubea, nell'isola di Creta, in Magensia e sul monte Ida.
 Le castagne erano conosciute anche nell'antica Roma.
Catone il Censore (II sec. a.C.) nel suo trattato De Agricoltura parla di “noci nude”.
Marco Terenzio Varrone (I sec. a.C.) nel suo manuale De re rustica menziona un frutto, castanea, venduto nei mercati frutticoli della Via Sacra a Roma e che, come l'uva, veniva offerto in dono dai giovani innamorati alle donne amate.
Virgilio afferma nella I e nella VII Egloga delle Bucoliche che il castagno era presente intorno al 38 a.C. e descrive la pianta come albero da frutto comune e ben coltivato; con le foglie si facevano materassi e il frutto, castanea, era comune e pregiato.
Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) attribuisce l'origine della coltura all'Asia Minore e conferma la diffusione del frutto in Italia; considera le castagne affini alle ghiande e si chiede perché la natura abbia nascosto con tanta premura in una «cupola irta di spine» un frutto di «scarso valore». Plinio si sofferma sull'utilizzo del frutto in ambito culinario: «…Sono più buone da mangiare se tostate; vengono anche macinate e costituiscono una sorta di surrogato del pane durante il digiuno delle donne» (Plinio fa riferimento ai culti femminili di Cibele, di Cerere e di Iside, in cui era proibito l'uso di cereali, sostituiti con pane di castagne).
Poi distingue sei varietà pregiate di diverse zone, indicandone le qualità: «Le tarantine sono facili da masticare e leggere da digerire e hanno forma piatta. Più tondeggiante è la cosiddetta balanitide facilissima da mondare, si stacca spontaneamente dalla buccia senza residui. Piatta è anche la salariana, mentre la tarantina è meno flessibile, la corelliana è più pregiata e così anche la tereiana, una varietà che da essa deriva con un procedimento di cui parleremo a proposito degli innesti, la cui scorsa rossastra la fa preferire alle varietà triangolari ed alle nere comuni, dette da cottura. Terra d'origine delle qualità più pregiate sono Taranto e in Campania, Napoli. Tutte le altre specie sono fatte crescere per servire da cibo ai maiali, poiché la buccia si riproduce con scrupolo anche all'interno dei frutti».
Plinio prende in considerazione anche la modalità di conservazione del frutto e il suggerimento era quello di sistemare i frutti in sabbia o vasi di terracotta, riposti in cassoni ripieni di paglia. Con le grandi vittorie di Roma e la conquista di nuovi territori, la coltura si estese oltre il suolo italico e in poco tempo tutta l'Europa centro-meridionale venne interessata alla coltura e i castagneti da frutto si ritrovarono in Portogallo, Spagna, Francia, Svizzera e Inghilterra meridionale. Col tempo per indicare la castagna del bacino del Mediterraneo è stato adottato il termine “sativa” (Castanea sativa Miller) per distinguerla dalle altre specie: americana e asiatica. 
fonte: wikipedia

4 commenti:

  1. Ma dai, che bella idea!!!!!

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  2. QUANTE NOTIZIE INTERESSANTI CHE NON SAPEVO!!!!BELLISSIMO PIATTO, MOLTO INVITANTE!!!!BACI SABRY

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  3. sai che non ho mai provato ad abbinare le castagne come ingrediente di un condimento della pasta, ottima idea! Grazie per le utili informazioni!! Un abbraccio SILVIA

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  4. grazie ragazze!!! sono contenta vi sia piaciuta la mia idea ;-)

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